«II - Kiasmos» la recensione di Rockol

La musica organica dei Kiasmos

Olafur Arnalds torna all'elettronica, con uno dei dischi più affascinanti dell'anno

Recensione del 11 lug 2024 a cura di Gianni Sibilla

Voto 8/10

La recensione

Nella musica pop (inteso come termine ombrello, non come genere) la forma-canzone è l'obbligo: è una struttura mutevole nel tempo ma imprescindibile; ha le sue forme ricorrenti che metteono al centro la voce e talvaolta diventa una gabbia fatta di modelli ripetitivi e seriali - pensate ai tormentoni estivi. La canzone è la forma musicale dominante di questi tempi.

Apparentemente, però: basti pensare che il terzo artista italiano più ascoltato nel mondo è un pianista, Ludovico Einaudi, uno che fa molti più stream di rapper e trapper. Mi tornano in mente le parole dell'intervista di Rockol quando aveva provato a spiegare le ragioni della fortuna internazionale della musica strumentale: "Penso che ci sia una necessità di ascolto di questo tipo, più libero, senza un testo che ti vincola ad un significato. Una musica che ti lascia la libertà di pensare a chi sei tu, a collegarla al tuo background, diverso per tutti. Ognuno ritrova se stesso in qualche modo, dialoga con quello che è e con se stesso".

Einaudi citava tra i colleghi Olafur Arnalds, che è tornato a pubblicare con i Kiasmos:  il duo elettronico formato con Janus Rasmussen.  "II" è una delle uscite più interessanti di queste settimane estive, rilassante e psichedelico allo stesso tempo.

In copertina c'è una una sorta di monolite in un paesaggio quasi desertico, che potrebbe essere l'Islanda di Arnalds o le isole Faroe, il piccolo arcipelago nell'atlantico settentrionale da cui arriva Ramussen. Arnalds non è solo un pianista, ha una carriera poliedrica e che l'ha portato a incidere dischi con Nils Frahm e ad essere candidato al Grammy tanto nella categoria musica elettronica (nel 2021 per "Loom", con Bonobo) quanto in quella musica strumentale (lo stesso anno anno per un altro brano da "Some kind of peace", il suo ultimo disco "solo").  

I Kiasmos sono uno dei suo progetti più amati, e il suo spazio più orientato all'elettronica: un secondo album era atteso da 10 anni anni. E non è stata un'attesa vana: "II" è un gioiello che unisce musica suonata tradizionalmente (piano, archi) a beat e basi - principale opera del producer Rasmusssen. Raccontano che partono proprio da lì, dai beat, dal ritmo e costruiscono melodie: il risultato è musica organica, in cui ogni suono si fonde nell'altro.

Un gioiello di musica da ascoltare più che da ballare, a metà tra l'ambient e la IDM, non lontano dalle migliori produzioni di artisti come Bonobo e Jon Hopkins, che sono i primi nomi che vengono in mente ascoltando le tracce di questo album. Rilassante e coinvolgente allo stesso tempo: psichedelica nel senso che porta la mente altrove, se ci si lascia guidare da un flusso, in cui i beat ha più una funzone di creare un effetto di trance più che far muovere il corpo, da fare da ossatura alle belle melodie costruite con altri strumenti.

Forse non particolarmente innovativo, ma a suo modo perfetto: a settembre saranno in Italia e sarà un concerto da non perdere.

 

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