«PYROMANIA (DELUXE) - Def Leppard» la recensione di Rockol

Anche i Def Leppard alla prova del repackaging celebrativo

Il deluxe per i quarant'anni di 'Pyromania'

Recensione del 26 apr 2024 a cura di Simöne Gall

Voto 7.5/10

La recensione

Quel che spinge i Def Leppard a essere ancora attivi, oggi, ha certamente a che vedere con la passione per la propria musica e la consapevolezza di essere rimasti nei cuori di milioni di persone, da cui ancora oggi sono seguiti. Se però non fosse ancora abbastanza chiaro, la loro eredità si fonda unicamente sul successo, esorbitante, che ebbero nel decennio degli Ottanta, in particolar modo con due album come 'Pyromania’ e il successivo 'Hysteria'. Non che la band di Sheffield non si fosse già fatta ampiamente notare con il disco precedente a 'Pyromania', 'High 'n' Dry', a partire dal suo vistoso artwork surreale curato dal collettivo Hipgnosis (la cui genialità aveva già reso immortale 'The Dark Side Of The Moon' - da vedere, fra l’altro, il più recente documentario ‘Squaring The Circles: The Story Of Hipgnosis’, curato dal fotografo/art director Anton Corbijn, già storico collaboratore dei Depeche Mode). Joe Elliott e soci avevano infatti provveduto a gettare gran parte del lavoro di base sul consolidamento del loro stile, per mezzo di quel disco, affidando astutamente la sua produzione allo stimabile Robert John "Mutt" Lange, produttore rinomato per la sua abilità tecnica in studio, diventato richiestissimo dopo aver operato su 'Back In Black' degli AC/DC (lo cercarono anche i Guns N' Roses per registrare 'Appetite For Destruction', ma per fortuna ci pensò poi un più umile Mike Clink a realizzare il più grande debutto della storia del rock).

Lange perfezionò il sound spigoloso dei Leppard, contribuendo col suo lavoro in studio al successo di un singolo come "Bringin' On The Heartbreak", che fu anche uno dei primi video hard/metal a ottenere una forte rotazione sulla nascente MTV, nel 1982. Proprio durante quell'anno, Lange tornò a lavorare col quintetto, che sul finire delle registrazioni sostituì l'uscente chitarrista Pete Willis con Phil Collen, ex membro dei Girl (band glam rock con alla voce il futuro frontman degli L.A. Guns, Phil Lewis), su quello che sarebbe stato il suono fiduciosamente sfacciato, ma dannatamente esuberante e snello di 'Pyromania': un album che uscendo nel gennaio 1983, si sarebbe presto guadagnato critiche entusiastiche e di pubblico, permettendo a degli umili ragazzotti inglesi di far strage di proseliti negli Stati Uniti (potendo stavolta contare su un supporto ancora maggiore da parte di MTV, dove "Photograph" arrivò a soppiantare "Beat It" di Michael Jackson come clip più richiesto dagli ascoltatori del canale).

La forza di 'Pyromania' era (è ancora, in realtà) tutta concentrata nei suoi riff di chitarra sferzanti e nei ritornelli sovraccaricati dall'ugola di Elliott, come quelli di "Rock! Rock! (Till You Drop)", "Stage Fright", "Comin' Under Fire", "Die Hard The Hunter", o del pop-metal radiofonico della stessa "Photograph", di "Rock Of Ages" e di "Foolin'". "Fin dai primi giorni avevamo un'idea specifica di come volevamo suonare", ricorda oggi il bassista Rick Savage, guardando a quel particolare passato del gruppo. "Un enorme muro di chitarre e batteria per supportare voci e melodie altrettanto enormi; una visione che si concretizzò con la realizzazione di 'Pyromania'. Una visione che lo ha reso un disco innovativo e insieme una testimonianza del fatto che, da quarant'anni, le sue canzoni rimangono dei capisaldi dei nostri spettacoli".

Dopo che "Photograph" capitombolò nella Top 20 degli Stati Uniti, e lo stesso fecero "Foolin" e "Rock Of Ages", il successo fu inarrestabile e 'Pyromania' salì alla seconda posizione nella Billboard 200, arrivando infine a vendere la fenomenale cifra di diecei milioni di copie solo in America. Elliott e gli altri si imbarcarono in un tour colossale, suonando in arene man mano sempre più grandi, consolidando il loro status di superstar.

'Pyromania' 2024 - Cosa c'è nell'edizione deluxe

Per onorarne i quarant'anni dalla sua uscita (che sarebbero in realtà quarantuno, visto che siamo nel 2024 e il disco uscì nell'83), Universal ripubblica l'album in questa speciale edizione deluxe, messa a punto con la collaborazione del cantante Joe Elliott, che ha agito in veste di produttore esecutivo, mettendo anche a disposizione dei nastri di rarità inedite. Il mastering è stato eseguito dagli ingegneri del suono di lunga data della band, Ronan McHugh e Andy Pearce, per un packaging che contiene un totale di cinquantatré tracce. Ovviamente, di tutte queste le più interessanti restano quelle che compongono la tracklist originale del disco, qui sottoposte a un bel restyle sonoro. Le rarità constano in realtà di abbozzi di brani vieppiù strumentali, peraltro carenti della traccia vocale, mentre quantomeno il disco tre offre uno spaccato sulla carica dei Leppard all'acme della loro potenza giovanile. Delle due registrazioni live qui presentate, una ha a che fare con la data alla Westfalen Halle di Dortmund (18 dicembre 1983), l'altra con quella dell'LA Forum di Los Angeles (11 settembre 1983). La resa del materiale è buona, e il ripristino di questi audio ha senz'altro senso, molto più che nel caso dei demo di cui si è detto. ll cartaceo di accompagnamento racconta invece la storia della band e del disco, dove spunta la penna del giornalista di "Classic Rock" Paul Elliott. Nessun caso di familismo, però: non vi è infatti parentela fra lui e il leader della band Joe.

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