«THE MANDRAKE PROJECT - Bruce Dickinson» la recensione di Rockol

Tra scienza e alchimia, i misteri di Bruce Dickinson

"The Mandrake Project", il ritorno solista del frontman degli Iron Maiden dopo quasi vent'anni.

Recensione del 05 mar 2024 a cura di Marco Di Milia

Voto 7.5/10

La recensione

Ci ha impiegato quasi vent’anni per aggiungere un nuovo capitolo alla sua carriera solista Bruce Dickinson, ma di certo l’istrionico artista britannico, già frontman degli Iron Maiden, in questo lungo periodo non ha mai smesso di lavorare con una certa costanza alla propria musica. Nel mezzo, una serie di lunghi tour mondiali con i compagni d’armi, poi lo stop forzato per problemi di salute e la pandemia, ma quando è arrivato il momento di “The Mandrake Project”, in un periodo libero da impegni, ecco che l’intero lavoro è diventato presto l’occasione per un album ricco di sfaccettature, in grado di incrociare metal, rock, prog e pure una graphic novel da pubblicare in più episodi.

Metal, hard rock e molto altro

Il disco, in dieci tracce, raccoglie quanto messo a punto a Los Angeles insieme al chitarrista, produttore e collaboratore di lunga data Roy Z, il tastierista Mistheria - al secolo Giuseppe Iampieri - e il batterista Dave Moreno per un viaggio sonoro che racconta di antiche civiltà perdute, intramontabili brame di potere e astruse ricerche pseudo-scientifiche. Con navigato mestiere, Bruce Dickinson compone così una trama carica di epica fosca e abrasiva, piena di riferimenti differenti, capaci di spaziare in più direzioni, anche nella stessa traccia, avventurandosi nella cavalcata western di “Resurrection men”, nel surf di “Rain on the graves” e nella ballata agrodolce di “Face in the mirror”, per passare poi alle incursioni mediorientali in “Fingers in the wounds” e al buon vecchio hard rock di matrice Deep Purple con “Many doors to Hell”.

C’è spazio anche per un ritorno agli Iron Maiden con “Eternity has failed”, che riprende il brano scritto per l’apertura di “The Book Of Soul” del 2015, lì battezzato “If eternity should fail” e riproposto in una versione forse più solenne. A differenza di quanto avviene nelle dinamiche di gruppo, Bruce non deve qui misurarsi con le decisioni di Steve Harris, che nella premiata band londinese, da fondatore e principale compositore, non da ultimo, detta le regole del gioco. Libero perciò di scegliere in sede solista tutte le direzioni desiderate, con “The Mandrake Project” il vulcanico musicista ne prende tante, restando comunque piuttosto granitico nella sua formula, melodrammatica e sanguigna.

Si prende quindi in “The Mandrake Project” molta più libertà nel misurarsi con la propria ambiziosa creatività, che per un artista che ha nel proprio curriculum anche le qualifiche certificate di sceneggiatore, scrittore, pilota di aerei, mastro birraio e schermidore professionista, non è certo circoscritta. Eppure, pur non essendo un disco del tutto lineare, riesce a scorrere con una grinta e una compattezza di fondo quasi inaspettata, lasciando sul campo una serie di tracce in cui Bruce Dickinson dimostra, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, di avere ottime cartucce dalla sua parte.

Una sinistra miscela

Ne sono un esempio l’apertura di “Afterglow of Ragnarok” che in un riff insieme melodico e roccioso rilegge a suo modo il mito norreno, o anche una “Shadow of Gods” caratterizzata da orchestrazioni fitte di archi e ottoni a dare un tocco enfatico e solenne.  Ancora, in chiusura, i circa dieci minuti dalla struttura insolita, e quasi irrisolta, di “Sonata (Immortal Beloved)” concludono con un tormentato “Save me now” una sorta di celebrazione heavy in cui emerge una sinistra mescola di stili alquanto priva di costrizioni.

Ma soprattutto, a fare la voce grossa, non solo in termini di ugola e attitudine, in questo “The Mandrake Project” è l’eccezionale carisma del suo autore, che pur tra tematiche a tratti indecifrabili, riesce a risuonare straordinariamente forte.

Tracklist

02. Many Doors to Hell (04:48)
03. Rain on the Graves (05:04)
04. Resurrection Men (06:23)
07. Mistress of Mercy (05:07)
08. Face In the Mirror (04:07)
09. Shadow of the Gods (07:01)
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