«BAND ON THE RUN - Wings» la recensione di Rockol

I 50 anni di "Band on the run"

L'album più amato di Paul McCartney con i Wings, in una versione "sottoincisa": la recensione

Recensione del 06 feb 2024 a cura di Luca Perasi

Voto 9/10

La recensione

Il 50esimo anniversario della pubblicazione britannica di “Band on the Run” non poteva passare sotto silenzio discografico. È l’album più popolare e celebrato della carriera di Paul McCartney (ne abbiamo parlato qui ). L’anniversario è stato purtroppo funestato dalla scomparsa di Denny Laine, avvenuta proprio in quei giorni: ’album era uscito il 30 novembre del 1973, la notizia della morte di Laine è del 5 dicembre 2023. Prendiamolo come un segno del destino, un modo per legare il proprio nome (anche) a questo disco di grande successo.

Quel che si aggiunge, in questa ennesima ristampa del disco, è la versione “underdubbed”, un neologismo coniato da McCartney che potremmo tradurre con “sottoincisa” (il contrario di “sovraincisa”). Si tratta dei mix provvisori di nove canzoni, ancora mancanti delle parti vocali definitive, di molti cori e di altre sovraincisioni, compresi orchestra e fiati, preparati da Geoff Emerick e dall’assistente Pete Swettenham agli A.I.R. Studios di Londra il 14 ottobre 1973.

Intanto sgombriamo il campo dai dubbi: niente “underdubbed” per “Helen Wheels”, perché la canzone era stata già completata e mixata all’inizio di ottobre per la pubblicazione su singolo. In effetti, all’epoca fu inclusa in “Band on the Run” solo nell’edizione americana, e solo su insistenza del reparto marketing della Capitol. Oggi la ritroviamo nell’edizione standard dell’album, ma tant’è.

Dicevamo, le versioni “underdubbed”. Ci sono due prospettive diametralmente opposte per considerare le versioni grezze di canzoni che fanno parte di album molto noti, cui siamo affezionati come bimbi ai propri giocattoli. La prima vorrebbe che, siccome gli arrangiamenti sono orfani proprio di quel riff di chitarra o di quel controcanto o di quell’assolo che mandiamo a memoria da decenni, queste incisioni siano da considerarsi versioni “minori” di quelle ufficiali.

La seconda, che è la prospettiva del fan o dello storico della musica registrata, vorrebbe che queste versioni “naked” permettano di cogliere qualche particolare sin qui sfuggito, di capire meglio lo scheletro della canzone e dell’arrangiamento, come si è arrivati al risultato finale. Un “work in progress” che consente di apprezzare ancor di più l’album vero: una boccata di aria fresca, insomma.

Forse l’approccio vincente è invece un terzo. Se riusciamo a cogliere la qualità di un’idea melodica o di una canzone anche senza tutti gli abbellimenti della sala d’incisione, allora vuol dire che quel materiale è degno del successo che gli è spettato. Spesso si dice che una canzone funzioni davvero quando se ne coglie la bellezza attraverso un’esecuzione solo per chitarra (o pianoforte) e voce. Celebre l’esempio di “Strawberry Fields Forever”, che incantò George Martin quando questi l’ascoltò suonata da Lennon in versione acustica. Il trattamento di studio ne fece un pilastro della storia della musica registrata, ma la magia di una canzone risiede nella sua esecuzione primitiva.

Certo, diverso è ascoltare un trattamento di studio parziale. Le demo acustiche sono quelle che possono avere l’effetto “Strawberry Fields”. “Band on the Run” versione “underdubbed” è allora un’aggiunta o una sottrazione? Difficile dirlo. La resa è molto interessante in alcuni casi: “Band on the Run” e “Jet”, su tutti. Sono brani eccezionali anche senza i trattamenti finali (senza le chitarre, le voci doppiate, l’orchestra o i fiati). “Let Me Roll It” ha una bella parte vocale alternativa, è leggermente meno effettata e include qualche pennellata di sintetizzatore e chitarra poi eliminata.

Altrove, è come perdersi il bello. Prendiamo “Bluebird”: senza l’assolo di saxofono manca la classica ciliegina sulla torta. Peccato non aver inserito la versione “completa” di No Words”: come vorremmo ascoltare quei due minuti in più di duello finale tra le chitarre di Macca e Denny Laine, che invece rimangono negli archivi. In “Nineteen Hundred and Eighty Five” manca la parte vocale di McCartney, una della più strepitose della sua carriera, e non c’è l’orchestra da Giudizio Universale che caratterizza la canzone nella versione ufficiale. In qualche modo, queste versioni primitive enfatizzano il concetto che l’album – perlomeno nella sua tranche di sedute africane – sia stato inciso in condizioni di fortuna. E se vogliamo, sottolineano anche che il coinvolgimento di Tony Visconti fu una trovata geniale da parte di McCartney e che il suo apporto fu uno degli ingredienti fondamentali della resa sonora del disco, assieme alla perizia di Geoff Emerick e alla poliedricità di McCartney, quasi in versione one man band.

In definitiva però, può funzionare anche così. Se siete megafan, le vostre orecchie setacceranno tutto e vi troveranno nuances inedite; se invece appartenete alla schiera degli Youtuber e volete realizzare un video “first time reaction”, fate in questo modo: suonate la versione “underdubbed” di un brano e di seguito la sua versione finale. A patto però che le ascoltiate davvero per la prima volta…

Discorso del tutto diverso per la versione Dolby Atmos che ho ascoltato nello studio Pinaxa a Milano nei giorni scorsi. La definizione e la chiarezza delle parti vocali e delle armonie a tre voci, il basso trottante, gli arrangiamenti glam di Tony Visconti, il Minimoog di Linda, così essenziale ma tanto vintage, fanno risplendere il disco. In alcuni momenti posso dire di essermi emozionato: durante l’assolo di “Bluebird” sembra di essere accanto al saxofonista e sentire il soffio che esce dallo strumento. Peccato non sia disponibile il blu-ray per godere di questo surround su supporto fisico.

 

VOTO 9/10

Tracklist

01. Band On The Run - Underdubbed Mix (05:17)
02. Mamunia - Underdubbed Mix (04:57)
03. No Words - Underdubbed Mix (02:38)
04. Jet - Underdubbed Mix (04:12)
05. Bluebird - Underdubbed Mix (03:27)
06. Mrs. Vandebilt - Underdubbed Mix (04:40)
07. Nineteen Hundred And Eighty Five - Underdubbed Mix (05:18)
08. Picasso’s Last Words (Drink to Me) - Underdubbed Mix (05:59)
09. Let Me Roll It - Underdubbed Mix (04:57)
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