«QUI - Lalli e Stefano Risso» la recensione di Rockol

La poesia musicale di Lalli e Stefano Risso

Secondo album della voce dei Franti con il polistrumentista piemontese

Recensione del 07 feb 2024 a cura di Lorenzo Mei

Voto 8/10

La recensione

Il percorso di Lalli nella musica italiana è singolare fin dall'inizio, da quando era la voce femminile dei Franti, una delle band meno classificabili che siano esistite dalle nostre parti. Spesso associati al punk più per le occasioni in cui si trovavano a suonare a partire dalla Torino di metà anni Ottanta che per adesione musicale o esistenziale, erano punk nell'atteggiamento libertario, nel rifiuto del sistema, nello sguardo politico tra comunismo e anarchia, sempre prioritario nell'intento rispetto a canoni puramente estetici. Ma i Franti erano molto di più: lontani dai manifesti o dai proclami, i loro contenuti arrivavano attraverso una mescolanza di energia e dolcezza, in cui le chitarre distorte e la batteria incalzante si fondevano con il basso new wave, il sassofono jazzistico di Stefano Giaccone e, appunto, con la voce di Marinella Ollino, Lalli, spesso di impronta cantautorale, sempre capace di consegnare un ventaglio di sentimenti che non si poteva semplificare e che mostrava l'altalena di emozioni a cui costringe la vita.

A distanza di quasi quarant'anni e con in mezzo una propria strada come autrice e cantante ma anche molte collaborazioni preziose ed escursioni nel cinema, la magia di Lalli è ancora intatta, come testimonia l'ultimo album firmato in coppia con il polistrumentista Stefano Risso, il secondo lavoro di quella che dovrebbe essere alla fine una quadrilogia. "Qui" è il titolo di questo disco intensissimo, pubblicato da Stella Nera, non sempre immediato, soprattutto perché molto spesso le parole di Lalli sono recitate e non cantate, forse perché sembrava la forma più adatta a quei testi, che vanno dal resoconto di stampo giornalistico alla poesia, alla testimonianza in prima persona, che raccontano storie proprie, storie di altri e storie di tutti, e che non a caso vengono dopo una raccolta di poesie, "Nevicherà sul mare", pubblicata nel 2017 da Marco Saya Edizioni. Quello che è certo è che nella scelta di cantare meno e parlare di più non c'entra la qualità della voce di Lalli, ascoltata dal vivo alla fine di gennaio al Circolo Il Progresso di Firenze, un presidio di proposte musicali difficilmente intercettabili senza la passione di chi non deve guadagnare organizzando i concerti. Una voce, dicevamo, ancora brillante, elegante, intonatissima, ma prima di tutto trasparente: attraverso ogni inflessione, ogni piega, ogni segno di debolezza e ogni prova di forza si leggono perfettamente i sentimenti custoditi nelle canzoni.

La musica è in sostanza affidata a quella che nelle note di accompagnamento viene definita un'orchestra d'archi per soli contrabbassi che, suonando un'ottava sotto, ha la voce di un orco e diventa quindi un' "orchessa d'archi" che esce dalle mani e dall'archetto di Stefano Risso.

L'album si apre con un antico canto francese per bambini, "Á la claire fontaine", eseguito a cappella, con un leggero passaggio di harmonium in alcune pause del cantato.

Per il resto, il lavoro è spartito a metà: Stefano Risso ha composto le musiche e suonato i contrabbassi, il pianoforte e l'harmonium e Lalli ha offerto la voce e scritto le parole.

"Ciao bella'" ha la cadenza di una recitazione lenta ma incessante, mette insieme la ricerca di libertà legata alle migrazioni e quella conquistata dalla Resistenza. In "Passi nel tempo" la voce dei bassi si fa più grave, le parole declamate indagano gli istanti in cui ci perdiamo, come sintetizza una delle note scritte sul bellissimo libretto (la confezione del cd è una piccola opera d'arte come nella tradizione di Stella Nera) in calce a ogni brano. "Jane, ancora con me" è esplicitamente dedicata a Charlotte Bronte, mentre "La collina di fronte" è la canzone in senso proprio che sta al centro del disco (è stato realizzato anche uno splendido video animato). Il testo è dedicato all'amico Paolo Manera: "Partiti entrambi da colline diverse - scrive Lalli - anche se non molto distanti, per raggiungere la città grande, Torino, per incontrare le stelle". Ancora colline, ma "spezzate" nel pezzo che segue e che riflette sul dramma della guerra incrociato con quello della pandemia, aprendosi con una data significativa: Torino, 9 marzo 2020, il primo giorno di lockdown.

Più avanti "Amara terra mia", con il pianoforte a prendere il posto del contrabbasso, è un canto di lavoro dei primi del Novecento delle raccoglitrici della Maiella già eseguito da Giovanna Marini e qui dedicato a a Giovanni Risso, il padre di Stefano, che è anche cugino di un altro Giovanni Risso, una delle anime degli Airportman, altro progetto musicale raffinato con base in Piemonte

"Perduti nel cuore" si apre come una litania sui rimpianti. Il sassofono di Andrea Ayace Ayasot  disegna un ricamo sonoro che duetta con la  recitazione, per poi liberarsi solitario. A chiudere il lavoro è nientemeno che un pezzo di Lady Gaga, "A million reasons" che aveva aperto il concerto a Firenze. Proprio alla fine dell'esibizione, durante un breve saluto, Lalli ha spiegato che ci sono abbastanza canzoni pronte per altri due album con Risso, uno più rock e l'altro più cantautorale. Al Progresso abbiamo ascoltato alcuni dei pezzi che ne faranno parte, e c'è solo da sperare che presto siano registrati e disponibili, come "Qui" e il precedente "Un tempo appena" (così come l'intero canzoniere dei Franti e molto altro) contattando Marco Pandin a [email protected] oppure cercando sul sito https://store.silentes.it/.

TRACKLIST
À la claire fontaine
Ciao bella
Passi nel tempo
Jane ancora con me
Le colline di fronte
Le colline spezzate
Un altro orizzonte
Amara terra mia
Perduti, nel cuore
Million Reasons

Tracklist

01. Le donne quando restano sole (05:31)
02. Tra le dune di qui (04:45)
03. Terra vista dalla Luna (05:03)
04. Shoe In (03:10)
05. A Donatella (14:57)

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