«ELEVATOR - Dj Titan» la recensione di Rockol

Dj Titan - ELEVATOR - la recensione

Recensione del 28 lug 2000

La recensione

In un periodo in cui essere latini sembra una specie di marchio di garanzia per un rapido successo in classifica, complice una ricetta ben confezionata di melodie facili e ritmi ballabili, ecco che dal Messico arrivano i Titan, con un album che di latino ha poco ma che del mondo dell’America Latina ci dice davvero molto. Ha poco di “latino” – nella misura in cui prendiamo come riferimento della latinità in senso musicale nomi come Ricky Martin o Gloria Estefan - perché qui si abbonda con l’elettronica, i campionamenti, i bassi, le distorsioni; ci dice molto di un certo mondo latino perché in fondo ci porta dritti nel cuore di una metropoli confusionaria e caotica, dove le antenne dei televisori captano i canali americani e le reti locali trasmettono telefilm polizieschi per noi ormai demodé. La musica dei Titan ci porta nel cuore di una specie di discarica culturale (non a caso la discarica-suq campeggia nell’immagine interna del booklet del Cd), in cui i tre giovani componenti della formazione scavano fino a trovare interessanti esempi di modernariato, con cui imbastiscono un tessuto musicale dotato di grande immediatezza. E’ una musica che ha il sapore dell’invenzione live, della voluta accozzaglia di stimoli sonori, pescati a caso e apparentemente a caso sposati. E i Titan dimostrano di avere talento e fantasia nell’accostare rumori, melodie, voci. L’effetto complessivo è bizzarro perché è insieme qualcosa che va al passo con i tempi e qualcosa che sa inevitabilmente di retrò. Come “Corazon”, rivisitazione di una canzone di Carole King o “Honey”, dove la band impiega una strumentazione rigorosamente low-fi e elementi acustici (chitarre e flauti) creando una trama sonora complessa e ricca di richiami. Altri brani da segnalare, “Battle love” – che ha un effetto da “Sulle strade della California”, con un’inaspettata voce indiana che si inserisce nel cuore del brano a fare lo spelling di “love” -, l’inaspettatamente introspettiva “King Kong” e “C’mon feel the noise”, cover della sigla del telefilm “Starsky & Hutch”. In chiusura del disco l’energica P.E.C. (che sta per Punk-Exorcista-Caterpillar), ci riporta ai Titan versione “cantina”. Per gli amanti del genere, il Cd ha una traccia rom pensata come una sorta di videogioco con ambientazione rigorosamente da bassifondi metropolitani.
Tracklist
“1,2,3,4”
“Corazon”
“Honey”
“Battle love”
“The future”
“King kong”
"C’mon feel the noise"
“La frecuencia del amor”
“1000 ninjas”
“Vaquero”
“Sawright”
“P.E.C.”
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