«BLONDSHELL - Blondshell» la recensione di Rockol

Tra Courtney e Dolores, alla ricerca di Blondshell

La ragazza statunitense si chiama Sabrina Teitelbaum, "Blondshell" è il suo primo album

Recensione del 17 apr 2023 a cura di Paolo Panzeri

Voto 7.5/10

La recensione

Blondshell è la seconda incarnazione musicale della 25enne Sabrina Teitelbaum. La prima si chiamava BAUM e ha avuto corso dal 2017 al 2020, un periodo che è stato benedetto dalla pubblicazione di una manciata di singoli e da un solo Ep. La sua biografia ci racconta che in realtà un secondo Ep era praticamente pronto, ma la ragazza ebbe un moto di disgusto verso il pop che confezionava all'epoca e - complice la pandemia e la sua ritrovata stabilità psicologica dopo essersi ripulita dall'essersi troppo concessa a droga e alcool - si ritrovò a trovarsi più a suo agio con brani piegati verso il campo, anche ideale, dell'indie rock. La mutata direzione intrapresa ha portato con sé una nuova identità sia personale che musicale, ed ecco che Sabrina Teitelbaum si trasforma in Blondshell. Ed ecco disponibile all'ascolto il suo primo omonimo album.

Basi solide, belle canzoni

L'uscita del disco è stata anticipata dalla pubblicazione di alcuni singoli che hanno ricevuto il plauso della critica statunitense (ma anche quella britannica non si è risparmiata negli elogi) che l'ha salutata come uno dei nuovi artisti da tenere d'occhio nel 2023. Mi trovo d'accordo con quanto pensano aldilà dell'Atlantico e del canale della Manica. "Blondshell" è un album che non è costruito sull'hype, bensì sulle canzoni. Chi ben comincia è a metà dell'opera, ci si tramanda da tempo immemore. Blondshell evidentemente conosce questo adagio e mette un terno secco vincente, "Veronica Mars", "Kiss City" e "Olympus", in cima alla tracklist. Tre canzoni che la rappresentano al meglio evidenziando le molte sfumature con cui dettaglia la sua musica. Fa poker con la convincente "Salad" e tira dritto fino alla chiusura concedendosi dolorosa in "Sober together" (We got sober together/But you’ve been going back/And I can’t blame you, it’s in the blood/Part of the disease is giving up) e insoddisfatta in "Joiner". La sua è la visione di chi ha diretta conoscenza dei brutti periodi trascorsi nel corso dell'adolescenza – una parte della nostra esistenza parecchio faticosa da gestire -, di chi è sceso molto in basso, ma che ora, con qualche anno in più, sa che una via d'uscita là fuori esiste e si può tornare a rivedere le stelle.

Tra Courtney e Dolores

Le parole nelle canzoni di Sabrina Teitelbaum trasudano sincerità e riescono a farsi strada nel cuore e nella testa delle persone. Ma non sarebbe un problema pure se queste parole non fossero sincere, l'arte si ciba di finzione per raggiungere i propri obiettivi e consegnare il messaggio. Ascoltando Blondshell ho pensato più di una volta ora alle Hole di Courtney Love ora alla povera Dolores O'Riordan dei Cranberries. Le suggestioni che fa affiorare l'ascolto del disco di debutto di Blondshell giungono da lontano, dati i nomi che ho citato direi dagli anni Novanta. Ma queste sono solo suggestioni, la 25enne nata a New York in una benestante famiglia ebrea, è perfettamente calata nel suo tempo e usa un lessico, delle immagini e musica perfettamente comprensibili nei nostri tempi. Le auguro di ottenere il grande successo di pubblico di Courtney e, ancora di più, di Dolores. Ma più di tutto sarebbe importante che possa essere fieramente Blondshell.

Tracklist

01. Veronica Mars (01:57)
02. Kiss City (02:23)
03. Olympus (03:36)
04. Salad (04:34)
05. Sepsis (03:46)
06. Sober Together (04:02)
07. Joiner (03:59)
08. Tarmac (03:47)
09. Dangerous (04:38)
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