«THE RECORD - Boygenius» la recensione di Rockol

Boygenius, storia di un'amicizia fuori dal comune

Il primo album a tre di Phoebe Bridgers, Julien Baker e Lucy Dacus. Diverse, ma decisamente unite

Recensione del 01 apr 2023 a cura di Marco Di Milia

Voto 8/10

La recensione

Un dente condiviso e le braccia alzate al cielo, a salutare la propria splendida intesa. Un “canto libero” tra Julien Baker, Lucy Dacus e Phoebe Bridgers, ovvero le Boygenius. Una storia di amicizia, come pure di innegabile talento, trasmessa con uno strano tatuaggio - il dente, appunto - e una band che unisce tre delle migliori cantautrici under thirty cui gli Stati Uniti hanno avuto il piacere di dare i natali.

Formula per un supergruppo

Il primo passo della formazione è stato l’eponimo ep del 2018, “Boygenius”, una fiammata di rabbia e malinconie assortite ora affinate in un lavoro che quelle suggestioni le completa e le amplia, secondo la formula dei supergruppi, non sempre aritmeticamente così certa, del tutto superiore alla somma delle parti. Con questa unione di intenti ecco quindi concretizzarsi i sentimenti che compongono “The Record”, il primo vero album di un terzetto di musiciste così diverse per approccio creativo e caratteriale quanto del tutto complementari.

Insieme, il trio riesce a mettere sul piatto della bilancia ballate e inni esistenziali, contribuendo a un lavoro dalle tipiche tinte folk rock americane, ma insieme denso di sfaccettature differenti, da quella più inquieta di Julien Baker all’indole riflessiva di Lucy Dacus, passando per il temperamento esuberante di Phoebe Bridgers. Il ruolo delle tre autrici appare così chiaro, apportando ognuna la propria specifica cifra stilistica, ma le Boygenius danno anche prova di saper armonizzare affinità e divergenze, per raccontare storie di vita dove l’ottimismo pare non essere troppo di casa, eppure capaci perfino di infondere un certo conforto.

Diverse, ma non troppo

Celebrando ansie, crisi, fallimenti e cuori infranti, le pungolate dolci e graffianti di Julien, Lucy e Phoebe diventano quindi domande senza risposta in “Revolution 0” - e chissà se è anche un riferimento al “White Album” - o la vicenda sospesa tra ricami acustici e synth di “Not strong enough” che sembra rispondere trent’anni dopo alla Sheryl Crow di “Strong enough” e la lettera d’amore rivolta alle proprie compagne di viaggio di “We’re in love”, in cui cantare il desidero di restare unite, anche nel caso si decidesse di rifare tutto daccapo. Sì, perché oltre ai singoli in cui emergono decise le rispettive penne, quali la caustica “$20”, l’intensa “True blue” e la relazione nata sotto gli influssi di una cattiva stella intonata in “Emily, I’m sorry”, l’album delle Boygenius celebra nei suoi dodici brani, dall’introduzione corale di “Without you, without them” alla grazia sommessa della conclusiva “Letter to an old poet”, soprattutto uno spirito di reciproca intesa come di collaborazione personale e artistica che, rimescolando corsi e ricorsi storici, riporta direttamente all’epopea di Crosby, Stills e Nash.

Flussi di coscienza e di chimica

Registrato praticamente in autonomia a Malibu nei celebri Shangri-La Studios di Rick Rubin, questo “The Record” è il risultato di un cesellamento a tre di flussi di coscienza e manie di perfezionismo, in grado di dare forma a sussurri, umori, confessioni e pure alle molteplici crepe emotive tracciate da Elliott Smith e Joni Mitchell. Sospese tra il banjo di “Cool about it” e l’ironica analisi in “Leonard Cohen” che non manca di fare menzione a “un vecchio che scrive poesie arrapate”, le Boygenius mettono in mostra una chimica artistica carica di affiatamento nemmeno troppo scontata. Julien Bridgers, Lucy Dacus e Phoebe Brigders in fondo hanno deciso di esaltare i meccanismi di un’amicizia alquanto preziosa. Che non poteva certo passare inosservata.

Tracklist

01. Without You Without Them (01:21)
02. $20 (03:20)
03. Emily I'm Sorry (03:34)
04. True Blue (04:56)
05. Cool About It (03:00)
06. Not Strong Enough (03:54)
07. Revolution 0 (04:17)
08. Leonard Cohen (01:42)
09. Satanist (04:50)
10. We're In Love (04:54)
11. Anti-Curse (03:18)
12. Letter To An Old Poet (03:07)
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