«V - Unknown Mortal Orchestra» la recensione di Rockol

V, il pop multifaccia degli Unknown Mortal Orchestra

La band di Ruban Nielson realizza il suo disco più intrigante e complesso tra softpop e psichedelia

Recensione del 17 mar 2023 a cura di Michele Boroni

Voto 7.5/10

La recensione

Benvenuti nel mondo di Ruban Nielson, neozelandese di nascita e hawaiano di adozione, qui supportato dal fratello Kody e anche dal padre. Nielson è la mente e il braccio della Unknown Mortal Orchestra che con il quinto disco "V" uscito oggi arricchisce il campo delle proprie ossessioni, viaggi immaginifici e contraddizioni in musica. 

Ricchezza compositiva 

V arriva dopo “Multi-Love” del 2015 che nel suo stile avant-rock descriveva nel dettaglio il crollo di una relazione poligama e l'imprevedibile e “Sex &Food” del 2018 il quale si muoveva su uno stile variegato e acido mescolando soul, rock lo-fi e disco.   
Questo V è l'ennesimo covid-record scritto e registrato forzatamente durante la pandemia a Palm Spring dove vive il fratello e a Hilo, l'isola delle Hawaii dove abitano i suoi parenti. V quindi è un disco che esplora nella memoria e nei ricordi della famiglia di Nielson, ma che parla anche di identità di un popolo, specialmente quello hawaiiano, succube di un colonialismo occidentale che non è mai veramente andato via. 
Musicalmente è il disco più ricco degli Unknown Mortal Orchestra, non solo da un punto di vista stilistico, ma anche compositivo: il doppio disco alterna infatti perfette hit pop, suite strumentali, tracce lo-fi e cavalcate acid rock. 
“Weekend Run”, “That Life” e “The Beach” sembrano all'apparenza delle perfette hit yacht rock anche se dietro si nasconde sempre quel leggero senso di disagio che fa da trade union all'intero disco; “Layla” ricorda lo stile Paisley del Prince di “Around the world in a day”, mentre “Nadja” rimanda alle limpidezze melodiche di McCartney. Ruban Nielson è soprattutto un gran chitarrista e il suo tocco, senza troppi effetti, svetta con trovate non banali nella già citata “Layla” e nell'iniziale “The Garden”. 
 

Pezzi strumentali e post-colonialismo

La particolarità di questo disco è data dai lunghi pezzi strumentali che intervallano il disco come “The Widow” un  jazz funk à la Steely Dan e una costruzione in coda originale, il seducente “Shin Ramyun” che ricorda un po' la psichedelia dei Khruangabin e il ritiro in punta di piedi nella finale “Drag”.
Ma parlavamo anche di identità e Hawaii: la canzone “I killed Captain Cook” fa riferimento all'omicidio dell'esploratore James Cook e del post-colonialismo che vivono ancora le isole dell'Oceano Pacifico a causa di un turismo dominante (chi ha visto la prima stagione della serie The White Lotus sa di cosa di parla). La canzone  è influenzata dalla musica Hapa-Haole (“mezzo bianco”), una forma ibrida che combina stili e strumenti indigeni con le influenze occidentali. 

Per concludere V è un disco da ascoltare più e più volte per scoprire sempre nuovi spunti nei contrasti tra l'abilità melodica solare  e l'oscurità dei testi di Nielson ("Lay low, Layla/ Let's get outta this broken place" canta raccontando di complicate fughe amorose). Un disco che è destinato ad essere ascoltato per tutto il 2023 e oltre.

 

Tracklist

01. The Garden (06:20)
02. Guilty Pleasures (03:28)
03. Meshuggah (04:37)
04. The Widow (05:10)
05. In The Rear View (04:04)
06. That Life (03:35)
07. Layla (04:10)
08. Shin Ramyun (04:49)
09. Weekend Run (04:47)
10. The Beach (03:17)
11. Nadja (04:06)
12. Keaukaha (02:14)
13. I Killed Captain Cook (03:28)
14. Drag (05:56)

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