«JUNGLE - Blaze» la recensione di Rockol

I The Blaze catturano (ancora) le emozioni della vita

Il secondo album del duo francese è più completo e ricco di sperimentazioni.

Recensione del 10 mar 2023 a cura di Claudio Cabona

Voto 8.5/10

La recensione

I The Blaze lo hanno fatto ancora. Dopo la pubblicazione del loro album d’esordio, “Dancehall”, uscito nel 2018, e del precedente acclamato ep “Territory”, i cugini Guillaume e Jonathan Alric tornano sulle scene con “Jungle”, il nuovo progetto ascoltabile dal 10 marzo. Gli scettici riconoscevano a “Dancehall” la grande capacità di essere avvolgente ed emotivo, ma ne scorgevano i limiti nella ripetitività.

“Jungle” scaccia via quei fantasmi e si presenta più sperimentale, più aperto alla contaminazione, come ci hanno raccontato i due artisti. È un disco che scuote e arriva nel profondo, ma meno dark rispetto al precedente. Una cosa è certa: i The Blaze sono riusciti ancora una volta a catturare sensazioni, paesaggi e umanità con uno stile unico. Sorrisi e lacrime confluiscono nello stesso fiume sonoro e di immaginario.

Musica e video

“Lullaby” è un inizio dolce in cui le parole si perdono dentro onde sonore morbide. “Clash” è il pezzo “imprevedibile” ma schietto, qualche cosa di diverso per l’universo dei The Blaze. Sale piano piano per poi esplodere in tanti e diversi colori. È un flusso pieno di luce, da ballare in un festival. “Dreamer” porta il marchio dei due cugini: c’è tutta la poetica tesa che li ha sempre contraddistinti, ma anche in questo caso la traccia si apre e diventa un terreno immaginario su cui ballare tra tribalismo ed elettronica. Consiglio: guardate il video della canzone. I video, come ci hanno raccontato, sono una parte fondamentale della loro concezione dell’arte e del loro percorso.

Sperimentazione

“Madly” è il primo sussulto dark. Anche qui c’è qualche cosa di rituale e ancestrale che poi lascia spazio a ritmi scalpitanti e sinuosi. Arriva poi il turno di “Haze”, un pezzo che tocca in profondità. Sembra una corsa in slow motion in città, di notte, con una voce che arriva da un’altra dimensione a fare da stella cometa. Ha un timbro industrial, meccanico, ma allo stesso tempo si sente pulsare la pelle, la carne. Continua la coda malinconica con “Lonely”, ma la luce vince sulle tenebre e il pezzo diventa nuovamente ballabile. “Siren” è un loop sotterraneo che, come tutti i pezzi dei The Blaze, cambia presto pelle virando verso un universo più alternativo, oscuro e rock.

Ma mai oppressivo o totalmente triste. Anche questo è un passaggio del disco in cui si scoprono dei nuovi The Blaze, capaci di attraversare campi diversi dal solito. “Bloom” è una lettera sospesa nel tempo, eterea, mentre “Eyes” è l’apologia dei sentimenti e del viaggio del progetto francese. Una traccia rappresentativa di tutto quello che sono oggi i due cugini. Il disco si chiude con “Dust”, un altro salto sperimentale e non scontato. Voci e suoni si discostano da quanto ascoltato fino a qui. Una traccia di chiusura maestosa, vibrante e spiazzante, come la bellezza. 

TRACKLIST
Lullaby
Clash
Dreamer
Madly
Haze
Lonely
Siren
Bloom
Eyes
Dust

Tracklist

01. LULLABY (04:39)
02. CLASH (04:13)
03. DREAMER (05:39)
04. MADLY (04:09)
05. HAZE (04:49)
06. LONELY (04:25)
07. SIREN (04:42)
08. BLOOM (03:17)
09. EYES (03:32)
10. DUST (05:24)
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