«18 - Jeff Beck» la recensione di Rockol

Jeff Beck e Johnny Depp vorrebbero avere diciotto anni

...ma l’album è più indirizzato al pubblico dei coetanei che non ai presunti coetanei adolescenti

Recensione del 11 set 2022 a cura di Ernesto Assante

Voto 7/10

La recensione

Vorrebbero entrambi avere diciotto anni, anzi, quando stanno insieme si sentono come se lo fossero. Lo dicono, Jeff Beck e Johnny Depp, e forse ci credono anche, vista l’energia, l’entusiasmo, la carica di emozione messa nei concerti dal vivo e anche in questo album che li vede per la prima volta insieme.

Non basta volerlo, ovviamente, perché diventi vero e dunque l’album è più indirizzato al pubblico dei veri coetanei del duo che non ai presunti coetanei adolescenti, ben radicato nel rock blues e aggiornato ai tempi sono in parte minima. Del resto era difficile aspettarsi qualcos’altro da un duo che vede la presenza di una vera e propria leggenda del rock blues come Jeff Beck, e di un brillante seguace del genere come Johnny Depp.

Eppure, ad ascoltare questo “18”, si può credere all’idea romantica che i due si siano messi insieme per fare musica per puro divertimento, come se fossero davvero dei diciottenni in cerca di un futuro. Perché in fondo Beck non ha bisogno di Depp, può permettersi di suonare con ben altro calibro di musicisti, anzi nella vita lo ha fatto e un’operazione del genere, se pensata come maquillage, può fargli correre più rischi che ottenere guadagni. E in fondo anche Depp, che ha ampiamente calcato le scene nei panni del rocker con gli Hollywood Vampires, Alice Cooper e Joe Perry, non ha bisogno di far banda con Beck per richiamare il pubblico ai suoi concerti o per pubblicare album che, comunque, non sono destinati a scalare le classifiche di streaming.

Dunque? “18” è un buon album, e non poteva essere diversamente. Innanzitutto perché Jeff Beck conosce il fatto suo e quando si tratta di suonare rock blues ha più di una cartuccia da sparare al di sopra della media planetaria dei musicisti del genere. È ancora un chitarrista sopraffino, è ancora in grado di stare nel grande solco della tradizione con un gusto personale e un tocco inconfondibile, è sempre un “guitar hero” di tutto rispetto, poco interessato allo show e molto alla sostanza. E Johnny Depp fa il suo mestiere di vocalist e di autore con una sicurezza che gli viene da anni di musica dal vivo e in studio, in un’attività parallela alla sua carriera di attore che non è saltuaria, momentanea o casuale, ma figlia di una passione musicale vera.

Quindi l’album si lascia ascoltare con piacere, sia quando i due si mettono alla prova impegnandosi in cover (da una bella e tesa ‘Isolation’ di Lennon a una più avventurosa ‘Venus in furs’ dei Velvet Underground, tanto per citarne due) che spaziano tra rock, blues, soul e qualche guizzo alternativo, sia quando si esercitano sui brani firmati da Depp, che hanno sufficiente chiarezza e forza non tanto per reggere un confronto impossibile con i classici, ma per dare senso vero alla collaborazione con Beck. Non è un capolavoro, insomma, ma nell’era dello streaming, nella quale per ascoltare un album non siete costretti a uscire di casa, andare in negozio, sborsare del denaro, ma al contrario basta un clic sul servizio di streaming per il quale pagate comunque già un abbonamento, vale la pena dedicare qualche minuto a “18”, perché è un buon album, che garantisce parecchi minuti di ottima musica.
 

Tracklist

01. Midnight Walker (03:04)
02. The Death And Resurrection Show (05:30)
03. Time (03:38)
04. Sad Motherfuckin' Parade (03:31)
05. Don't Talk (Put Your Head On My Shoulder) (03:11)
06. This Is A Song For Miss Hedy Lamarr (04:29)
07. Caroline, No (02:23)
08. Ooo Baby Baby (03:37)
09. What's Going On (04:25)
10. Venus In Furs (04:52)
11. Let It Be Me (04:41)
12. Stars (06:35)
13. Isolation (05:14)
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