«CAUTION RADIATION AREA - Area» la recensione di Rockol

La protesta antisistema degli Area in “Caution Radiation Area”

Nel 1974 il gruppo pubblicò il secondo album, ora celebrato da “Italian Prog Rewind” di Sony Music

Recensione del 14 ago 2022 a cura di Elena Palmieri

La recensione

Nati agli inizi degli anni Settanta con l’idea di una musica in grado di non trascurare temi politici e sociali, nel 1973 gli Area pubblicarono il loro primo album in studio, “Arbeit macht frei”. Poco dopo la realizzazione del disco d’esordio dal titolo capace di scuotere e sfidare le coscienze, e dalla dimensione sonora sperimentale e rivoluzionaria, si verificarono alcuni cambiamenti all’interno del gruppo. Il bassista Patrick Djivas decise infatti di lasciare la band e insieme a lui, entrato poi a far parte della PFM, si allontanò anche il sassofonista belga Victor Edouard Busnello. Gli Area scelsero quindi di accogliere tra le loro fila la musicalità innata del basso di Ares Tavolazzi, con cui Demetrio Stratos, Patrizio Fariselli, Paolo Tofani e Giulio Capiozzo costituirono la formazione ancora celebre come la composizione “classica” del gruppo. Insieme i cinque musicisti si misero subito al lavoro su un nuovo album e, mentre si espandeva sulla società italiana l’influenza della controcultura, nel 1974 diedero alle stampe - sempre per la Cramps di Gianni Sassi - il secondo lavoro della band, “Caution Radiation Area”, ora celebrato, insieme ad altre tra le maggiori opere del progressive rock italiano, dalla nuova iniziativa di Sony Music “Italian Prog Rewind”.

Con “Arbeit macht frei” gli Area, trovando anima e concretezza del loro mondo sonoro nella sinergia dei componenti, guardarono alle influenze del progressive e del folk già con l’intento di puntare verso la libertà e la fusione di esperienze diverse per un suono totale fra musica e vita. Attraverso il secondo album, invece, anche grazie alla consapevolezza ritmica e melodica introdotta da Tavolazzi, la band scoprì di poter animare la propria protesta antisistema sociale e musicale esplorando altri territori compositivi. Distaccandosi dal disco d’esordio, “Caution Radiation Area” spinse quindi il gruppo verso una sperimentazione sulla libera improvvisazione più coraggiosa ed estrema, tanto da favorire l’incontro e l’unione di sonorità rock con il free jazz, l’elettronica con effetti surreali e stranianti.

Se con la prima traccia “Cometa rossa”, dove la frenesia di influenza orientale degli strumenti e i virtuosismi di Demetrio Stratos trasformano il testo in greco in puro suono per incitare alla disobbedienza, l’esperienza musicale di “Arbeit macht frei” è ancora riconoscibile, il resto del secondo album degli Area è un succedersi di esperimenti, avanguardia e improvvisazioni. Con il rumore industriale di “ZYG (Crescita zero)” che soffoca la dichiarazione di Stratos, “L’estetica del lavoro è lo spettacolo della merce umana”, l’ascoltatore viene immediatamente inghiottito dalle libere forme d’espressione messe qui in atto dalla band, che lo costringono ad abbandonarsi completamente alla non facile e complessa fruizione del disco. Una sensazione di allucinazione acida e un’esplorazione sonora angosciosa fanno allora capolino con il lungo brano di otto minuti “Brujo”, a cui è affidato il compito di completare la prima parte di “Caution Radiation Area” per esorcizzare ciò che impedisce il libero pensiero: “La mia merce non servirà / La mia mente non ha più creatività / Progettare totalità”, sentenzia così Stratos.

Una volta appoggiata la puntina del giradischi sul primo solco del lato b del vinile, l’ascoltatore si è ormai addentrato del tutto nella “zona radioattiva” da cui il simbolo di pericolo della copertina, fissato da una piccola spilla raffigurante Marilyn Monroe, mette in guardia. La quiete solennità che arriva con l’intro di “MIRage? Mirage!” è infatti solo apparente, e uno straniante crescendo di rumori, suoni slegati, gorgheggi, sospiri ed effetti vocali prende presto il sopravvento per dare libero sfogo a una successione di improvvisazione jazz e testi sovrapposti. La forte complessità di “Caution Radiation Area” si realizza nell’invasiva e assordante sequenza di sintetizzatori di Paolo Tofani con cui, insieme ad assemblaggi e campionamenti, si cerca di portare all’attenzione con l'ultimo brano la vicenda della ex giornalista tedesca del gruppo armato Baader-Meinhof, Ulrike Meinhof. “Lobotomia”, capace di racchiudere nelle sue rischiose ed estetiche rappresentazioni dal vivo la sublime potenzialità della band di costringere l’ascoltatore e gli spettatori a prendere coscienza e posizione, chiude così il secondo sorprendente album degli Area, pronti a lanciarsi verso una sempre maggiore popolarità.

Tracklist

01. Cometa rossa (04:00)
03. Brujo (08:02)
04. MIRage? Mirage! (10:27)
05. Lobotomia (04:23)

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