«HELLFIRE - Black Midi» la recensione di Rockol

“Hellfire”: la folle, ma controllata, ambizione dei black midi

La band pubblica il terzo album che, tra follia e rigore, riflette lo stato caotico del mondo

Recensione del 23 lug 2022 a cura di Elena Palmieri

Voto 7.5/10

La recensione

È chiaro fin dall’esordio con “Schlagenheim” che la musica dei black midi non è per orecchie delicate e ascolti frettolosi, ma richiede coraggio e profondità. Come dimostrato con il successivo “Cavalcade”, e ora anche con il nuovo disco “Hellfire”, l’ambizione del gruppo londinese si spinge continuamente verso un’intensità sonora frastornante, libera da etichette di genere, che sfugge alle definizioni o a ogni tentativo di classificazione. La complessità e la non linearità del mondo sonoro della band sono però frutto di una ricerca e di un lavoro di sperimentazione profondi, dove la follia abbraccia controllo e rigore per dare spazio alle intuizioni e al talento dei musicisti. In questo modo, il terzo album in studio dei black midi arriva ad allargare i confini della dimensione sonora del gruppo e, oltre a confermare la sua complessità, rivela nuovi impeti narrativi volti a riflettere lo stato caotico del mondo.

I black midi si avventurano oltre

Nelle mani dei black midi slanci jazz, esplosività rock, venature sinfoniche e trame progressive continuano a scontrarsi in un mix audace di sonorità, che anche in “Hellfire” non manca di inglobare lo spirito post-punk e la frenesia hardcore delle radici della band. Questa volta la formazione di Londra, ora ridotta a trio dopo l’uscita per motivi di salute del chitarrista Matt Kwasniewski-Kelvin, si avventura oltre e amplia ancora di più la propria tavolozza musicale, messa al servizio di idee intelligenti, suonate con grande abilità tecnica. Muovendosi con serietà, senza abbandonare la propria buffa stravaganza, i black midi hanno la possibilità di dare spazio a brani dai testi densi e cervellotici, ma anche ironici e consapevoli. Mentre il batterista Morgan Simpson è spietato nel rincorrere una velocità esasperante, seppur sorprendente, in tutto “Hellfire”, il frontman Geordie Greep sprigiona la propria fantasia nella profondità o nei deliri della sua voce tra caos e precisione. Il bassista Cameron Picton si lancia a sua volta nel viaggio selvaggiamente eclettico di “Hellfire”, che lo vede addirittura prendere il microfono in due tracce, "Eat Men Eat” e “Still”, per regalare i pochi momenti diretti, semplici e soavi del disco.

“Un film d'azione epico”

Al loro terzo album in studio, grazie anche alla produttrice Marta Salogni, Greep, Picton e Simpson insieme ereggono un nuovo muro di suono rumoroso, capace però di racchiudere in sé un potere viscerale tale da commuovere e sorreggere l’essenza delle immagini e dei personaggi moralmente sospetti protagonisti delle dieci canzoni. "Se ‘Cavalcade’ era un dramma, ‘Hellfire’ è come un film d'azione epico che approfondisce temi come dolore, perdita e angoscia”, aveva raccontato il frontman per presentare “Hellfire”. Il disco, che richiede un ascolto completo e senza interruzioni tra un brano e l’altro per rivelare i suoi punti di forza, mette quindi in fila storie e racconti, presentati in prima persona, da cui emergono sia drammaticità che ironia. Stabilendo fin dall’inizio del disco il piglio dell’album, la title track introduce per esempio, su un caotico tappeto sonoro, una riflessione sulla caducità della vita e, mentre lascia spazio a improvvisate prog e fusion jazz con “Sugar/Tzu”, porta poi a far conoscenza dell’omofobo Capitano di “Eat Men Eat”, piuttosto che del soldato di nome Tristan Bongo del singolo "Welcome to Hell”. Oltre a riprendere l’avventura di Bongo in "The Race Is About to Begin”, “Hellfire” continua ad arricchirsi di personaggi e delle loro vicissitudini per portare l’ascoltatore ad aprire gli occhi oltre le proprie convinzioni. Sfuggendo ancora una volta alle etichette e alle definizioni con l’intento di superarsi, i black midi riescono così a infondere magia nel loro caos sonoro, sconcertante ma ammaliante, e mettono a segno un altro lavoro prezioso per la loro continua evoluzione.

Tracklist

01. Hellfire (01:24)
02. Sugar/Tzu (03:50)
03. Eat Men Eat (03:08)
04. Welcome To Hell (04:09)
05. Still (05:46)
06. Half Time (00:26)
07. The Race Is About To Begin (07:15)
08. Dangerous Liaisons (04:14)
09. The Defence (02:59)
10. 27 Questions (05:43)
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