«EL MIRADOR - Calexico» la recensione di Rockol

Calexico, una questione di punti di vista

Con "El Mirador" la band di Tucson celebra la grande mitologia americana, tra ottimismo e malinconia

Recensione del 08 apr 2022 a cura di Marco Di Milia

Voto 7.5/10

La recensione

Dici Calexico e si apre subito una dimensione fatta di polvere, lucertole e orizzonti che non ammettono muri e barriere di sorta. La formazione di Tucson, Arizona, ha definito in questo modo un’alchimia carica di suggestioni differenti, capace non solo di superare a più riprese tanto il Messico quanto gli Stati Uniti attraverso un sound meticcio, ma anche di trasmettere un ideale di contaminazione sia musicale che geografico.

Non fa eccezione il nuovo “El Mirador”, che per la band capitanata da Joey Burns e John Convertino rappresenta un ritorno alle origini a tutti gli effetti, con le registrazioni effettuate interamente nella città da dove tutto è partito, presso lo studio casalingo del produttore e polistrumentista - e parte integrante del collettivo - Sergio Mendoza. Ispirati dal clima di fiduciosa serenità di quelle mura che odoravano bene di casa, il gruppo ha così riversato nelle dodici tracce che compongono il disco la sua visione più autentica della composita mitologia americana.

Attenzione alle prospettive

La spirito de la frontera è sempre lì, in bilico tra rammarico e accettazione lungo l’intera scaletta, ma in “El Mirador” concede anche un’atmosfera a tratti rilassata, evocata miscelando patchanka latina, folklore mariachi, umori tex-mex, rock e cumbia, in grado di combinare tradizione e innovazione. Introdotta dalle pittoresche trombe di un possibile varietà d’altri tempi, con una sensuale tessitura di percussioni, archi e strofe sussurrate, la title track in pertura porta quindi l’attenzione sulle prospettive, che in ogni caso possono essere sempre molte di più di una soltanto.

Con questa visione cosmopolita del mondo, la voce morbida di Burns si accompagna a orchestrazioni di fiati, fisarmoniche, violoncelli, guitarrón e pedal steel in cui si respirano a fondo i sentimenti agrodolci vissuti tra cieli troppo grandi per essere ammirati in una sola notte nella ballata “Harness the wind”, nelle relazioni difficili di “El Paso”, oppure nelle sospensioni noir di “Then you might see” in cui synth e tensioni elettriche finiscono per mescolarsi con le stesse ombre del deserto. Ancora, c’è spazio per la confortante melodia di “Constellation”, così come per l’energia positiva portata in dote dalla festa di paese di “The el burro song” o nella cavalcata western di “Rancho azul”, mentre le trame paiono incresparsi nell’evocativo passaggio strumentale di “Turquoise” e nella chiusura affidata all’assolata inquietudine di “Caldera”.

Non meno variegato è poi il numero degli artisti che hanno contribuito a rendere tangibile il senso di apertura ai punti di vista richiamato nell’album, tra i quali la cantautrice guatemalteca Gaby Moreno nella già citata “El mirador”, Jairo Zavala  in “Cumbia peninsula”, il collettivo Mexican Institute Of Sound a fare forma alla danza di “Cumbia del polvo”, la cantautrice Pieta Brown per la stesura delle liriche e sui cori anche Sam Beam, alias Iron & Wine - con cui i Calexico hanno collaborato a più riprese nel corso della propria carriera, in ultimo nell’album condiviso “Years To Burn” del 2019.

Tra cielo, terra e mescal

Con le sue molteplici vedute “El Mirador” è per Burns, Convertino e soci un’opportunità di riflessione sui legami tra la terra e i suoi abitanti, cercando di restituire quanto di più vitale si possa rintracciare in mezzo a mescal e cantine dove gli idiomi finiscono per confondersi (“That buzzing in your corazón / Cuidado con el mirador”, appunto). Così per trovare un equilibrio tra nord e sud del globo, i Calexico dopo un quarto di secolo di attività delineano ancora una volta la propria idea di spazio libero da barriere, capace di incantare e di proiettare in un tempo e in luogo fitto di contrasti di ogni sorta, perennemente irrisolto tra indolenza e ostinazione e che, per quanto possa sembrare ormai del tutto definito, continua ad avere contorni sempre piuttosto incerti. Che non ammettono confini.

Tracklist

01. El Mirador (02:55)
02. Harness The Wind (03:58)
03. Cumbia Peninsula (03:06)
04. Then You Might See (03:36)
05. Cumbia Del Polvo (02:34)
06. El Paso (03:25)
07. The El Burro Song (03:19)
08. Liberada (03:19)
09. Turquoise (02:54)
10. Constellation (03:04)
11. Rancho Azul (02:58)
12. Caldera (04:28)
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