«KEEP ON WITH FALLING - Boo Radleys» la recensione di Rockol

Un quarto di secolo dopo, riecco i Boo Radleys

Il nuovo album della band inglese, "Keep on with Falling", arriva a 24 anni da "Kingsize"

Recensione del 21 mar 2022 a cura di Paolo Panzeri

Voto 6.5/10

La recensione

Sei album pubblicati nel periodo che va dal 1990 al 1998. Uno di questi, "Wake up!", uscito nel 1995, conquistò addirittura il primo posto della classifica di vendita britannica, mentre il precedente del 1993, "Giant steps", venne salutato dalla critica come 'geniale'. I Boo Radleys si formarono in un paese vicino Liverpool nel 1988 – il nome venne ispirato loro da quello di uno dei protagonisti del classico della letteratura americana del 1960 'Il buio oltre la siepe' di Harper Lee – e vennero accomunati al genere shoegaze che allora visse la sua stagione migliore, per poi confluire nel brit-pop. Per il gruppo una più che dignitosa carriera discografica, senza mai assurgere al mito destinato ad alcune band britanniche degli anni Novanta, i cui nomi (che conoscete molto bene) non stiamo qui a ricordare. Neanche il tempo di vedere sorgere l'alba del nuovo millennio che, nel 1999, i quattro arrivano a dirsi 'liberi tutti'. La decisione venne presa dal leader della formazione, Martin Carr, ma nessuno dei compari ebbe da eccepire: erano tutti stremati, volevano proprio chiuderla lì.

Non è finita fino a quando non è finita

Quello che, anno dopo anno, aveva tutti i crismi per essere stato un addio definitivo, nel 2021 si rivelò invece essere stato solo un arrivederci. I ragazzi infatti, in pausa da 23 anni, si rimettono in pista, tutti meno Carr. Prima pubblicano il singolo "A Full Syringe and Memories of You" e poi, una decina di giorni fa, un album: "Keep on with Falling". Sì, 24 anni dopo, quasi un quarto di secolo, i Boo Radleys, ora in trio, rinascono dalle proprie ceneri, tirano a lucido la ragione sociale e tornano a noi con rinnovato entusiasmo. Ci tornano con un lavoro all'altezza del loro lignaggio. Sia chiaro, nulla per cui gridare al miracolo, ma negli undici brani del disco si respira dell'aria buona. I ragazzi, che un quarto di secolo orsono erano considerati degli ottimi outsider, ora hanno varcato la soglia dei cinquanta e la raggiunta maturità si riflette nei testi un poco amari e disincantati che parlano di malattia, alcolismo, travagli d'amore, rimpianti e rimorsi, tutto l'arsenale a disposizione di chi, raggiunta la mezza età, vede il bicchiere quasi vuoto, anche se l'atmosfera è da giornata di sole...britannica: impasti vocali che ricordano da lontano i Beach Boys, archi, fiati, tocchi di synth, qualche cambio di ritmo, insomma del buon artigianato pop come si confezionava un tempo.

E' stato un piacere

L'album del ritorno dei Boo Radleys rivela belle intenzioni e supera la prova. Se ha un difetto è quello di non possedere il guizzo, il colpo di ingegno spiazzante che lo avrebbe potuto rendere ancora migliore e intrigante. Non è un disco da archiviare tra gli indimenticabili, ma quasi sicuramente è migliore di quanto non si attendessero quelli che negli anni Novanta c'erano e che molto apprezzavano le proposte che giungevano dalla vivace e dominante scena musicale d'oltremanica. I Boo Radleys sono tornati, anche fosse un unicum, è stato un piacere.

Tracklist

01. I've Had Enough I'm Out (03:04)
02. Keep On With Falling (03:15)
03. All Along (02:59)
04. I Say A Lot Of Things (02:56)
05. Tonight (04:08)
06. A Full Syringe And Memories Of You (04:28)
07. Call Your Name (04:04)
08. Here She Comes Again (03:53)
09. You And Me (04:10)
10. I Can't Be What You Want Me To Be (04:53)
11. Alone Together (04:19)
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