«VALENTINE - Snail Mail» la recensione di Rockol

Snail Mail e i disastri di Cupido

Nel suo nuovo "Valentine", la giovane cantautrice Lindasy Jordan riflette sulla strana alchimia dei sentimenti, alternando dolcezza e immancabili solitudini emotive

Recensione del 17 feb 2022 a cura di Marco Di Milia

Voto 8/10

La recensione

Sono i sentimenti a dare linfa a Lindsey Jordan. Nel nuovo “Valentine” la giovanissima titolare unica del progetto Snail Mail ha messo al centro delle proprie storie l’esigenza di raccontarsi senza nascondere debolezze e difficoltà affrontate lungo il percorso, neppure quando si tratta di un’esperienza di quarantacinque giorni in rehab o di ancor più inquietanti pensieri autodistruttivi.

Nel giorno di San Valentino, pochi mesi dopo la pubblicazione del disco, la ventiduenne cantante e chitarrista di Baltimora ha messo a disposizione “Adore you”, versione originaria della title track “Valentine” con un testo e un’atmosfera piuttosto diversa dal pezzo poi incluso nell’album. Eppure, sono stati proprio quegli affetti a permettere a Lindasy di espandere il suo immaginario dei disastri causati dalle frecce di Cupido che già avevano riempito le liriche del suo primo “Lush” del 2018.

Tutti i colori di Valentino

Così, armata ancora una volta della sua fidata Gibson SG, Lindsay mette in scena i frammenti di una quotidianità fitta di cocci da rimettere in sesto, tra incomprensioni, gelosie e solitudini emotive. A dispetto però del rosa che domina la copertina, la palette cromatica del disco si amplia di molto oltre il rosso della passione, per aggiungerci anche un po’ del verde dell’invidia e dell’azzurro di una strana felicità un tantino sopra le nuvole. I dieci brani dell’album rivelano quindi le numerose sfaccettature di un cuore capace di leggerezza quanto di una profondità quasi magnetica. Un po' Avril Lavigne e un po' Fiona Apple, la cantautrice americana traccia in questo modo gli scenari e pure le valvole di sfogo di una vita messa a soqquadro da un'improvvisa notorietà che l’ha travolta appena diciottenne.

La ragazza con la chitarra, ma non solo

Su un’inquieta base di synth, Lindasy in “Valentine” canta di quelle telecamere che non smettono mai di fissarla e che hanno finito per mandarla in riabilitazione lo scorso anno per una sovraesposizione ormai diventata impossibile da gestire, ma si chiede anche perché ora i suoi sentimenti non sono più ricambiati in una domanda liberatoria a cui però non sa darsi risposte: “Perché vuoi cancellarmi, darling Valentine?”.

In un flusso di coscienza sospeso tra livori elettrici, candore pop e stratificazioni orchestrali, in “Ben Franklin” a prendere spazio su beat sinuosi è l’amara vulnerabilità per un’ex fiamma ormai distante - ripagata con uno sfacciato “eh, tesoro” -, mentre nell’oscura “Headlock” c’è la voglia di annebbiare i propri pensieri con l’alcol, mettendo in mostra anche il lato più angosciante delle sue sensazioni. Ancora, alternando dolcezza e stati d’animo negativi, dall’acustica fragilità di “C. et Al.”, ai tormenti di “Glory” o nei tradimenti affrontanti in “Forever (Sailing)”, ecco che in “Automate” ritroviamo l'autrice a una festa in cerca di nuove attenzioni, per ammettere a se stessa una verità a cui non vuole, o più probabilmente, non può ancora sfuggire: “Non troverò mai un altro amore come questo”.

La strana alchimia dei sentimenti

Registrato interamente nella sua casa d’infanzia e poi perfezionato assieme al produttore Brad Cook - già in cabina di regia con Bon Iver, The War on Drugs e Waxahatchee - “Valentine” compone con romantica malinconia la girandola emotiva di un’artista che prova a fare i conti con tutte le sfumature delle proprie passioni, divise tra maturità e incoscienza. “L'amore perduto è così strano”, riflette in ultimo Lindsay Jordan sulle note della conclusiva “Mia”, e non potrebbe essere diversamente.

Tracklist

01. Valentine (03:16)
02. Ben Franklin (03:01)
03. Headlock (03:12)
04. Light Blue (02:34)
05. Forever (Sailing) (04:18)
06. Madonna (02:53)
07. c. et al. (03:23)
08. Glory (02:20)
09. Automate (03:09)
10. Mia (03:27)
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