In quattromila al Palavobis per Vinicio Capossela ‘gitano’ con la Kocani Orkestar

In quattromila al Palavobis per Vinicio Capossela ‘gitano’ con la Kocani Orkestar

C’era molta attesa per la data milanese di Vinicio Capossela, che lo vedeva accompagnato dalla fanfara d’ottoni macedone Kocani Orkestar, diretta da Neat Veliov. E difatti in oltre 4000 si sono presentati al Palavobis per assistere al concerto, che si svolgeva nell’ambito dell’annuale "Festa di Liberazione". Capossela si è presentato sul palco attaccando con "Il ballo di S.Vito", introducendo una prima parte di concerto che ha privilegiato il suo materiale più dark, come "Il corvo torvo", "L’accolita dei rancorosi" e "La notte se n’è andata". La sorpesa è arrivata più tardi, quando Capossela, dopo qualche attimo di buio, si è ripresentato con addosso una casacca similnapoleonica (o da ussaro?) gridando "a Oriente, a Oriente" introducendo quello che è ancora un brano inedito, "Il decervellamento". Seguono "Tanco del murazzo", dedicata a Khaled, che nel frattempo si sta esibendo a pochi chilometri dal Palavobis, e il classico "Che coss’è l’amor" con Neat Veliov alla tromba, preludio all’entrata sul palco della fanfara macedone al gran completo. La Kocani Orkestar si schiera in formazione durante l’intro marciante di "Notte newyorkese", seguita da un altrettanto fragorosa "Contrada Chiavicone". Poi un primo momento ‘interetnico’, con Capossela e l’orchestra a cantare insieme a squarciagola "Ederlezi avela", classico rom presente nel film di Kusturica "Il tempo dei gitani". Segue "Zampanò", mentre i linguaggi e le frontiere nuovamente si uniscono per un altro pezzo rom, "Bilocjia", cantato in una straziante versione bilingue. Introdotto da una presentazione roboante di Vinicio ("L’Europa è una tana di talpe, tutte le glorie vengono da lì: mein colega Neat Veliov...") la Kocani si scatena in un pezzo originale, prima di ricompattarsi con l'artista italiano per un altro classico gitano "Gorlime volime", ("Abbracciami amami"). La band di Capossela torna sul palco, l’artista cerca di dividere la platea in dame e cavalieri per facilitare al meglio le quadriglie e gli "all’incontrer" de "Il veglione". Coriandoli e fine ufficiosa del concerto, ma dopo poco la Kocani attacca una marcia funebre e Capossela, rientrato con guantoni al collo e vestaglia nera si accinge ad impersonare, con le ultime forze, "Il pugile sentimentale" di Vladimir Vytsoskij. Segue la presentazione della band e una nuova uscita di scena; il pubblico applaude, Capossela si ripresenta con chitarra elettrica e attacca "Camminante" mentre dopo, ormai raggiunto da tutta la band, suona un altro inedito, intitolato "Rebetico". Il gran finale è con la Kocani Orkestar che scende in platea imperversando con la sua fanfara, fino ad imbattersi - ultima sorpresa - in una ‘controrkestar’ di gitani milanesi con tanto di fiati d’ordinanza, che l’ha omaggiata rileggendo con lo stesso selvatico trasporto dei classici della musica italiana. Un concerto unico, più simile a una baraonda di ubriachi che al set di quello che una volta era considerato il brillante prosecutore del cantautorato raffinato alla Paolo Conte: il Vinicio Capossela di oggi scambia suono, fiato e sudore con gli instancabili gitani macedoni, e guarda a Oriente, in una frenetica celebrazione della vita e della sua inaddomesticabile bellezza.

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