Quindicimila al Beach Bum di Jesolo

Quindicimila al Beach Bum di Jesolo
Su "La Repubblica", Flavio Brighenti riferisce del Beach Bum Festival di Jesolo. «Il festival - autentica maratona che, nell'arco di tre giorni, ha ospitato 23 concerti sul palco principale e quasi il doppio sul secondo palco - ha ribadito la sua vocazione per la musica di tendenza esponendo guerrieri rock ed eleganti indossatori di dance elettronica, punkettoni anarchici e sognatori visionari dell'alternative rock, metallari travestiti da rapper (o viceversa), imbonitori del pop odierno e molto altro ancora. Il bilancio artistico del Beach Bum offre un saldo positivo, quello economico segna un sostanziale pareggio, grazie ai quindicimila spettatori paganti. Sul versante musicale, l'evento più atteso, l'unica data italiana dei Chemical Brothers, non ha deluso le aspettative. La coppia inglese del techno-rock evoluto, che ha di recente pubblicato il terzo disco "Surrender", ha raggiunto il pieno della maturità sintattica. Non c'è in pratica alcun rivolo della musica dance elettronica che sfugga oggi al loro controllo: big-beat, psichedelia e house, soprattutto, ma quel che più conta è la fantasia e l'efficacia con cui i due dj "non musicisti" applicano l'arte del "taglia e incolla". A Jesolo, la spettacolarità del loro show s'è mantenuta intatta per un'ora e mezza, con il pubblico della notte adorante sotto il palco, a stravolgersi senza requie nella danza, le pupille folgorate dalle immagini in movimento della videografica, riflesse sullo schermo gigante alle spalle dei "fratelli chimici". (...) Al loro confronto, "sparisce" il digital-hardcore degli Atari Teenage Riot (quattro voci per un solo, minuscolo campionatore) e il pop sintetico degli islandesi Gus Gus. Sul largo fronte punk allineato al Beach Bum, i NoFx hanno dato (e avuto) quanto volevano; la sorpresa sono gli H2O, molto piaciuti negli impasti vocali dell'hardcore; la conferma i nostrani Prozac +, da oggi in studio per le registrazioni del nuovo disco. Per il resto: note di merito per gli asimmetrici Pavement, per i Queens of Stone Age, re dello stoner rock, per i bucolici Gathering, per i franco-cubani P18, tra elettronica e saudade. E due rivelazioni: la piccola grande Sia, australiana, voce candida immersa in salsa hip hop, soul e jazz, e i belgi Venus, autori sul palco piccolo di un raffinatissimo "rock da camera"».
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