Sono arrivati tardi e sembrano, nonostante il mancato concerto, piuttosto allegri: mistero della fede…d’altronde i Timoria sono fatti così, prendere o lasciare. Spiega Omar: «Siamo arrivati tardi, e ci sono successe tante cose durante il viaggio (per la cronaca, un apparentemente tranquillo Brescia-Bologna), e poi siamo rimasti incolonnati in autostrada. Speravamo ugualmente di suonare, ma l’organizzazione ha preferito non invertire l’ordine dei gruppi in scaletta. Peccato…comunque quest’estate abbiamo molte date e speriamo almeno lì di arrivare puntuali!» Superato il trauma da cambio di organico? «Sì, certo, abbiamo riabbracciato il nostro pubblico e le 30mila copie vendute del nuovo album stanno a significare che i nostri fans ci hanno accettato anche nella nuova formazione. Ci siamo ricompattati, e l’umore del gruppo adesso è molto alto». Progetti? «Non vediamo l’ora di ritornare in sala per registrare un nuovo disco, e forse dopo ancora sarà la volta di un live. Sentiamo il bisogno di regalare al nostro pubblico un concerto fatto di nuove canzoni, senza i continui rimandi al passato con inevitabili paragoni». E il Timoria Open Art? «Procede decisamente bene. Continuiamo a sperimentare e ad avventurarci verso nuove forme d’arte. Penso di pubblicare un libro a breve, sarà una cosa molto particolare. E c’è anche in ballo un programma radiofonico dedicato all’arte, alla musica e alla letteratura: diversi network sono interessati alla proposta, adesso stiamo a vedere…» E la vita privata? «Le cose vanno molto meglio. Ho attraversato un periodo molto difficile e mi sono separato dalla mia compagna. Sono trascorsi due anni molto duri, ma adesso abbiamo ricominciato a parlarci, anche se io ho accanto una nuova persona. Il tempo aggiusta molte cose, e adesso anche su quel fronte mi sento più tranquillo. Spero che questa serenità e forza si rispecchino nel lavoro dei Timoria, a partire dai concerti di quest’estate fino ad arrivare al lavoro per il nuovo album».
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