Leon Bridges, una voce che porta leggerezza
Leon Bridges è uno dei più credibili eredi della tradizione della musica nera che affonda le sue radici negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, sto parlando di soul e R&B. Partendo dalla lezione dei maestri Sam Cooke e Otis Redding, l'oggi 37enne musicista statunitense, nel corso della sua poco più che decennale carriera, ha poi esplorato il neo soul in voga negli anni Novanta, lambendo le rive del pop più raffinato, contribuendo così ad attualizzare e modernizzare le sonorità delle origini.
L'esordio discografico di Leon Bridges risale agli inizi di febbraio del 2015, quando venne pubblicato il suo primo singolo intitolato "Coming home". Una canzone il cui gradimento alimentò l'attesa per l'uscita dell'omonimo primo album (leggi qui la recensione) che entrò trionfalmente nella Top Ten della classifica sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna riportando in auge sonorità decisamente retrò amplificate dal look vintage con cui si presentava il musicista cresciuto a Fort Worth, in Texas.
Tre anni più tardi, nel 2018, Leon Bridges tornò sul mercato con il secondo album, "Good thing" (leggi qui la recensione), un disco che abbandonò i suoni anni Sessanta del debutto a favore di un pop soul più contemporaneo e - anche sfruttando i benefici dell'ottimo esordio discografico - in termini di classifica riesce a raggiungere la terza posizione negli Stati Uniti. A Bridges consegnò ulteriore gloria il singolo "Bet Ain't Worth the Hand" vincitore di un Grammy Awards nella categoria Best Traditional R&B Performance.
Trascorrono altri tre anni e, nel 2021, Leon pubblica "Gold-Diggers Sound", il suo terzo album. Il disco lo conferma come uno dei principali interpreti dell'area di riferimento del moderno R&B. La prova fu convincente seppur non venne confortata dagli ottimi riscontri in classifica ottenuti dagli album precedenti. "Gold-Diggers Sound" riportò comunque una più che dignitosa diciassettesima posizione nella chart statunitense.
La regola del tre venne mantenuta anche per "Leon" (leggi qui la recensione), suo quarto capitolo discografico. Al tempo della sua uscita, nel 2024, Bridges presentò il disco dichiarando, "È musica soul nel vero senso della parola è intrisa della mia anima". "Leon" è indubbiamente il suo lavoro più personale, ottenne un buon riscontro dalla critica musicale, ma a ciò non corrispose pari entusiasmo da parte del pubblico che lo relegò nelle retrovie delle classifiche di vendita, oltre la cinquantesima posizione.
A giorni sarà disponibile “Happiness anytime”, il nuovo album di Leon Bridges. Un disco che, nelle intenzioni, vorrebbe privilegiare l'istinto rispetto alla ricerca della perfezione e vorrebbe rappresentare un invito a ritrovare momenti di felicità anche nella quotidianità. Il risultato è un lavoro in cui a dialogare tra loro sono soul, funk, afrobeat, ritmi latini e influenze brasiliane.
Leon, fiducioso, ha presentato “Happiness anytime” utilizzando queste parole: "Per me la felicità non è qualcosa da inseguire. Vorrei che questo album rimanesse dentro le persone, quasi nelle loro ossa. Viviamo con la sensazione di dover risolvere tutti i problemi del mondo, e questo può farci sentire inadeguati o sopraffatti. Il mio ruolo è portare leggerezza. Spero che questo disco riesca a trasmettere proprio questo".
