«GOOD THING - Leon Bridges» la recensione di Rockol

Leon Bridges esce dalla gabbia retro-soul per un r&b contemporaneo

Leon Bridges dopo l'esordio di tre anni fa, cambia rotta e si butta su un terreno più soul pop contemporaneo ma che regala alcune canzoni eccellenti.

Recensione del 14 mag 2018 a cura di Michele Boroni

La recensione

In questi ultimi anni il mercato discografico ci ha proposto giovani vocalist black di bell'aspetto, con una buona impostazione vocale, una storia personale da raccontare e che proponevano un soul r&b contaminato - Curtis Harding, Aloe Blacc, Leon Bridges. Per chi non segue con attenzione la scena musicale, il rischio di confondersi è invero molto alto.

Dei tre Leon Bridges è quello che ha esordito nel 2015 con un disco “Coming Home” di puro retro-soul, una raccolta di canzoni che per produzione e impostazione vocale ricordavano molto le composizioni di Sam Cooke. Il tutto anche accentuato dall'impostazione grafica del disco e il look vintage di Bridges e della sua band. Questo posizionamento un po' forzato dalla casa discrografica (la Columbia che per l'occasione aveva ritirato fuori anche il vecchio logo d'antan), ha un po' legato il buon Bridges, tanto che ha dovuto aspettare tre anni per pubblicare il nuovo disco e togliersi quelle vesti da soul singer d'annata, continuamente confrontato con Cooke, Marvin Gaye e Otis Redding.

“Good Thing” infatti è una raccolta di buon pop-soul contemporaneo e raffinato, che guarda più ai gusti e ai suoni dell'r&b attuale di D'Angelo e Bruno Mars. Il team di scrittura è rimasto più o meno lo stesso (Austin Jenkins e Joshua Block, è uscito solo Chris Vivion), ma a questo si è aggiunto una serie di autori guidati dal produttore Nata Mercereau, con il rischio di realizzare un disco frammentario e caratterizzato da una molteplicità di generi.

Si va dal pop-funk à la Pharrell (“If it Feels Good”) al blues sofisticato (“Mrs”), dlla disco-dance (“You don't know”) a un R&b modernissimo che sembra prodotto da Danger Mouse, fino alla jazzata “Georgia to Texas”. Su tutte svettano i due singoli uscite nei precedenti mesi e che aprono il disco “Bet Ain't Worth the hand”, “Bad Bad News” e sopratutto “Beyond”, perfetta congiunzione tra vecchio e nuovo, soul e pop. Se il disco sembra voler andare in troppe direzioni, dall'altra parte c'è l'interpretazione puntuale di Bridges che con la sua voce calda e rauca riesce a dare personalità e consistenza a tutti i pezzi, specie quelli meno pop e dance.

TRACKLIST

02. Bad Bad News (03:27)
03. Shy (03:14)
04. Beyond (04:00)
05. Forgive You (03:41)
06. Lions (03:02)
08. You Don't Know (02:52)
09. Mrs. (04:02)
10. Georgia to Texas (04:09)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.