Come una demo dei Blur diventò una hit di Madonna
Una jam dei Blur mai completata finì per diventare un singolo di Madonna. A raccontare l'episodio è Graham Coxon, chitarrista della band inglese, che in un’intervista a Rolling Stone ricorda il produttore William Orbit, scomparso a fine luglio all'età di 69 anni.
Coxon ha ripercorso le session di "13", l'album del 1999 che segnò una svolta nel suono dei Blur e nacque dalla collaborazione con il produttore britannico. Proprio durante quelle registrazioni, racconta, Madonna fece visita alla band. Madonna nel '98 aveva pubblicato "Ray of Light", frutto della collaborazione con Orbit.
"Ero nello studio a registrare delle chitarre quando ho guardato verso la regia e ci ho visto Madonna", ricorda Coxon. "Ero in imbarazzo, indeciso se andare a dirle 'ciao', poi ci siamo salutati tutti".
L'episodio, però, ebbe anche un seguito musicale. "A un certo punto durante le session di '13' abbiamo provato a fare qualcosa su una base che William aveva messo insieme. Mi ricordo che mi piaceva moltissimo improvvisarci sopra, ma non siamo arrivati da nessuna parte. Poi, più tardi quello stesso anno, Madonna pubblicò 'Beautiful Stranger'. Ho pensato: 'ecco che fine ha fatto quella base!'".
Beautiful Stranger" uscì nel 1999 come singolo tratto dalla colonna sonora del film "Austin Powers: La spia che ci provava". Il brano fu prodotto proprio da William Orbit, che in quegli anni stava vivendo il periodo di maggiore successo della sua carriera dopo la collaborazione con la popstar per la realizzazione di "Ray of Light" nel 1998. Il disco vinse quattro Grammy Awards, tornando poi a lavorare con la cantante per "Music", "Beautiful Stranger" e, più tardi, per "MDNA" del 2012.
Ripensando al lavoro con Orbit, Coxon lo descrive come "un genio con una punta di follia". Secondo il chitarrista, il produttore affrontava ogni registrazione come una lunga improvvisazione: i Blur entravano in studio con accordi e riff appena abbozzati, improvvisavano anche per quaranta minuti e Orbit trascorreva la notte a riassemblare il materiale, trasformandolo in canzoni. "Era come ascoltare brani apparsi per magia", ha ricordato.
Nei giorni scorsi anche Madonna aveva dedicato un lungo tributo al produttore, definendolo la persona che le fece capire come "la musica non dovesse necessariamente rientrare in categorie o generi" e ricordando il periodo di "Ray of Light" come uno dei più creativi della sua carriera. Poco prima di scomparire, a marzo, Orbit aveva raccontato che non ci sarebbe mai potuto essere un "Ray of Light 2" con Madonna, nonostante avesse tutti i materiali pronti, girati allo staff della cantante, senza avere risposta. Ma "Zero, zero, assolutamente zero rancori", aveva raccontato. "Amerò sempre quella donna. Davvero. Ha fatto la mia carriera."