"A complete unknown", il film su Bob Dylan: “Non è Wikipedia”

Timothée Chalamet, che interpreta l’artista, a Roma con il cast: “Vi spiego la lezione di Bob”.
"A complete unknown", il film su Bob Dylan: “Non è Wikipedia”

La scena clou del film racconta la leggendaria esibizione di Bob Dylan al Newport Folk Festival del 1965, la riserva indiana della scena folk americana che il cantautore statunitense elettrizzò e sconvolse celebrando la sua “svolta elettrica”. Mentre Dylan, interpretato dal sorprendente Timothée Chalamet, suona “Like a Rolling Stone” (l’attore l’ha incisa veramente per il film e il singolo, tratto dalla colonna sonora, è da oggi in radio), una donna si alza dalla sedia e - nel marasma generale - punta il dito contro l’artista, dandogli del «traditore». Lui risponde con aria di sfida: «I don’t believe you». E dice alla band di suonare ancora più forte, mentre Pete Seeger, che nel film è interpretato da Edward Norton, per qualche istante pensa di tagliare i cavi degli amplificatori di Dylan e della sua band con un’accetta.

Quel botta e risposta tra il Dylan-Giuda e il pubblico è leggendario, tanto da essere stato messo in chiusura di "No direction home", il documentario di Scorsese. Ma  successe realmente un anno dopo in  Inghilterra (a Manchester, anche se per lungo tempo è stato erroneamente collocato alla Royal Albert Hall). «Non volevamo fare una pagina Wikipedia», spiega però il cast di “A complete unknown”, il primo biopic ufficiale dedicato al cantautore che cambiò per sempre il corso della storia della musica americana, diventando nel 2016 il primo a vincere un Nobel per la letteratura. Il film, che come il documentario di Scorsese, prende il titolo in prestito da una frase di "Like a rolling stone",  arriverà nelle sale il 23 gennaio dopo cinque anni di lavorazioni. Il cast, capitanato dal regista James Mangold, 61 anni, già autore nel 2005 di “Quando l’amore brucia l’anima”, con il quale raccontò la storia d’amore tra Johnny Cash e June Carter Cash, l’ha presentato in anteprima a Roma.

Le canzoni della colonna sonora

Fun fact: la Città Eterna è citata ad un certo punto anche nel film, in un dialogo tra Dylan e la fidanzata Suze Rotolo (che però nel film si chiama Sylvie Russo ed è interpretata da Elle Fanning). Il riferimento è al viaggio che quest’ultima intraprese nel 1962 in Italia, con tappa a Roma, dove secondo una leggenda Dylan arrivò dagli Stati Uniti per mettersi sulle sue tracce (facendo pure una capatina al leggendario Folkstudio di via Garibaldi a Trastevere, dove mossero i loro primi passi Antonello Venditti e Francesco De Gregori). “A complete unknown”, del resto, non racconta l’intera vita di Bob Dylan, oggi 83enne, ma è una sorta di romanzo di formazione che racconta la primissima fase della sua parabola: dall’arrivo a New York e l’incontro con il suo idolo Woody Guthrie, oltre che con Pete Seeger, che lo introdusse alla scena folk, fino alla già citata epocale esibizione al Newport Folk Festival del 1965, alle soglie della pubblicazione del capolavoro "Highway 61 revisited". Nel film, che arriva a tre anni dalla vendita da parte di Bob Dylan del proprio catalogo a Sony Music, si fa accenno a dischi come l’eponimo esordio con la Columbia Records del 1962, “The freewheelin’ Bob Dylan” del 1963, “The Times they are a-changin’” del 1964, “Another side of Bob Dylan” del 1964 e “Bringing it all back home” del 1965, con un accenno appunto a “Highway 61 revisited”. La colonna sonora, che è già disponibile in streaming e uscirà in formato fisico il 23 febbraio (è già in pre-order sul sito di Sony Music), contiene le interpretazioni di Chalamet di classici come “Mr. Tambourine Man”, “A hard rain’s a-gonna fall”, “Masters of war”, “Blowin’ in the wind”, “The times they are a-chaning’”: «Non so che tipo di lezione culturale, sociale e politica dai primi lavori di Dylan sia da cogliere per i giovani oggi, forse quello che rimane è l’idea di trovare il proprio spirito creativo, il proprio nome e la propria arte. Dylan aveva tante storie da raccontare. Una lezione che possiamo apprendere è quella dell’autocreazione: non farsi limitare da chi si è o si è stato», dice l’attore, 29 anni, che aveva dato sfoggio delle sue doti vocali già lo scorso anno del musical “Wonka”, prequel de “La fabbrica di cioccolato”.

Gli attori che interpretano Joan Baez e Pete Seeger

Ma ad impreziosire il film sono anche le esibizioni di Monica Barbaro nei panni di Joan Baez. La 34enne attrice, vista tre anni fa in “Top Gun: Maverick”, ha discendenze italiane. A differenza di Chalamet, che non ha mai incontrato Dylan, ha avuto modo di frequentare la grande cantautrice - oggi 84enne - che condivise con il cantautore quegli anni magici. Nel film si cimenta con “Girl from the North Country”, “Silver dagger”, “House of the rising sun”, oltre alla stessa “The times they are a-changin’” in duetto con Chalamet: «Quando si interpreta un personaggio così è difficile non avere sempre in mente la volontà di essere il più accurata possibile nel ritrarlo, perché ci sono i suoi fan ai quali vuoi essere riconoscibile. Ma ad un certo punto è stata la stessa Joan a dire: “Se cerchi di fare qualcosa di perfetto lo privi di quello che è interessante”. Il regista ci diceva: smettetela di raccontare cosa è successo veramente. Quesrta non è una pagina Wikipedia, è un film”», spiega. Edward Norton, 55 anni, nei panni di Pete Seeger spiazza suonando il banjo: «YouTube è stata la mia principale fonte di ispirazione. È incredibile quello che trovi lì dentro. Ci puoi trovare di tutto, compreso un video di Seeger che suona in un bar di Berlino nel 1963».

I film su Bob Dylan prima di "A complete unknown"

Il film si inserisce in un genere, quello dei biopic, che da qualche anno a questa parte è tornato centrale a Hollywood. Dopo l’exploit di “Bohemian Rhapsody”, il film di Bryan Singer con Rami Malek sulla scalata al successo di Freddie Mercury e dei suoi Queen, i film biografici sulle vite delle star del pop e del rock si sono moltiplicati, con alterne fortune: da “Rocketman” (su Elton John) a “Elvis” (sul re del rock’n’roll), passando per “Whitney” (sull’indimenticata Whitney Houston) e “Back to black” (sulla vita breve e sregolata di Amy Winehouse). Gia nel 2007 Todd Haynes dedicò “Io non sono qui”, con diversi attori (da Christian Bale a Cate Blanchett) a interpretare i diversi Dylan. Si trattava, però, solo di un film «liberamente ispirato alla musica e alle volte vite di Bob Dylan». Prima di Haynes a catturare l’essenza dell’inafferrabile cantautore su pellicola ci aveva pensato già nel ’67 Donn Alan Pennebaker con il documentario “Don’t Look Back”, filmando Dylan durante i concerti del tour fatto nel Regno Unito un anno prima. Martin Scorsese nel 2005 firmò “No Direction Home”, docu-film che ripercorreva la vita del Bardo di Duluth dagli esordi fino all’incidente motociclistico del ’66. Il grande regista di “Taxi Driver” nel 2019 sarebbe tornato ad occuparsi di Dylan curando un altro documentario, “Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story”, chde però conteneva una buona parte di fatti inventati (come la presenza di una giovane Sharon Stone-groupie).

Mangold, che definisce “A complete unknown” come «il racconto di un momento straordinario della cultura americana», a proposito del “suo” Dylan dice: «Il mio lavoro come regista è sempre quello di mettere in discussione i luoghi comuni. Ho parlato con Dylan stesso e abbiamo passato in rassegna articoli dell’epoca, visto documentari, letto libri. Ma tutto questo materiale racconta punti di vista soggettivi. Quindi anziché cercare la verità fattuale, volevamo raccontare altro: cercavamo i sentimenti».

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