Lo strano caso di “AM” degli Arctic Monkeys su Spotify

L’album spopola sulla piattaforma da 214 settimane: ha 10 miliardi di streams. Cosa c’è dietro?
Lo strano caso di “AM” degli Arctic Monkeys su Spotify
Credits: Emanuela Bonetti / Concessione in uso a Rockol

Tutti sono tornati all'era di Tumblr? Oppure l’album è talmente bello che non perderà mai il suo fascino? Sarebbe romantico pensarla così. Ma il motivo per il quale “AM” degli Arctic Monkeys, l’album che nel 2013 consacrò la band di Alex Turner come una delle formazioni più amate del rock del nuovo millennio, è diventato a tutti gli effetti un caso su Spotify, dove spopola da 214 settimane, è decisamente meno romantico. Dietro al revival del disco di “R U mine?”, “Do I wanna know?”, “Arabella” e “I wanna be yours” c’è TikTok: è merito dei ragazzini che sull’app dei balletti hanno scoperto, chissà come e chissà perché, “I wanna be yours”, rendendola un trend, se “AM” ha tagliato questa settimana il traguardo dei 1498 giorni nella Weekly Top Albums Global, la classifica relativa ai duecento album più streammati a livello mondiale su Spotify. Questa settimana “AM” occupa l’undicesima posizione, davanti a successi contemporanei come “Brat and it’s completely different but also still brat” di Charli XCX, “Eternal sunshine” di Ariana Grande, “Utopia” di Travis Scott, “Guts” di Olivia Rodrigo, “F-1 Trillion” di Post Malone.

Con quelli accumulati nell’ultima settimana “AM” ha ufficialmente superato quota 10 miliardi di streams totalizzati complessivamente su Spotify. Sì, avete letto bene: 10 miliardi di streams. Più di un quarto della fetta è rappresentato proprio dagli ascolti della stessa “I wanna be yours”, che da sola conta 2,6 miliardi di streams, seguita con 2,3 miliardi da “Do I wanna know?”. “Why’d you only call me when you’re high?” ha totalizzato 1,8 miliardi di streams, mentre “R U mine?” conta 1,1 miliardi di ascolti.

Se non sorprende la presenza in classifica dallo stesso numero di settimane di dischi come “Starboy” di The Weeknd (uscito nel 2016) o “Lover” di Taylor Swift (uscito nel 2019), perché sono due popstar iper-esposte, che hanno fatto della loro costante presenza sulle scene uno dei motivi di forza del loro successo, sicuramente l’expoloit di “AM” degli Arctic Monkeys, una band che fa un disco - e la relativa tournée - ogni quattro, cinque anni, incuriosisce.

Spesso dietro il boom di vecchie canzoni su TikTok non c’è una logica. Il caso di “Dreams” dei Fleetwood Mac, un brano del 1977 tornato in classifica dopo che un creator, tale 420doggface208, 1,4 milioni di follower sull’app, ha postato un video in cui se ne andava sullo skateboard all’alba sorseggiando una bevanda e cantando la canzone in lip-sync (ossia muovendo le labbra in modo sincronizzato con l’audio in sottofondo), ha fatto scuola: era il 2020, tre anni fa. Se all’epoca ci si poteva meravigliare di fronte alla potenza di TikTok, oggi i potenti mezzi dell’app da oltre 1,2 miliardi di utenti attivi mensili in tutto il mondo non sorprendono più.

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