8 marzo: otto donne cantate da Vasco Rossi
SILVIA
musica e parole di Vasco Rossi
Il primo pezzo suo che Vasco afferma di aver sentito trasmesso da una radio (ovviamente escludendo Punto Radio) è questo bozzetto agrodolce alla Ivan Graziani, tanto elegiaco quanto forse troppo adolescenziale, colorato di arpeggi di chitarra e puntinismo pianistico. E il riferimento a Graziani non è casuale: per quanto nel Vasco del ’78 vi sia già in nuce un “vero” Vasco, e per quanto Curreri abbia potuto paradossalmente annacquarne la già presente voglia di rock con un proprio gusto melodico, è evidente come qui il Blasco stia cercando una strada e come per trovarla colga spunti un po’ qua e un po’ là, magari inconsapevolmente, fra tendenze dell’epoca e personali modelli di scrittura d’autore o di rock all’italiana.
"Silvia" è il primo ritratto di una lunga galleria di donne; "Albachiara" non è poi lontanissima da questa adolescente fotografata tra fantasie, paure e voglia di crescere, però non le è neppure vicinissima. Vasco qui è ancora acerbo, specie come poeta, e si sente. Alla SIAE "Silvia", come "Jenny è pazza", reca il nome di Stefano Scandolara come coautore del testo, ma ciò dipende solo dal fatto che i due brani erano stati pubblicati, in versione lievemente diversa, già nel 45 giri della Borgatti uscito nel 1977, un anno prima dell’album. E quel disco era uscito per merito di Scandolara. Ricorderà infatti Vasco: “Grazie ai buoni uffici di Scandolara avevo inciso il primo disco con la Borgatti, ed è stato per questo che gli ho regalato metà dei diritti d’autore dei due brani in esso pubblicati, facendogli firmare la SIAE. Ma i pezzi sono totalmente opera mia”.
Nel tour del 2008 a Udine, a causa di un guasto alle programmazioni che impedisce di far incominciare il brano previsto, "Silvia" tornerà protagonista di un live di Vasco, come ha raccontato Maurizio Solieri:
“Vasco mi guardò e mi disse ‘Vai con Silvia’. L’affiatamento complice dei primi tempi funzionava ancora, il pubblico andò in delirio”. Silvia sarà inserita anche nel progetto del 2012 "L'altra metà del cielo", suite di riletture per balletto delle partiture dedicate nel tempo da Vasco alle donne.
JENNY (E' PAZZA)
musica e parole di Vasco Rossi; incisa anche come "Jenny"
Pubblicata sul lato A del 45 giri uscito nel 1977 e accreditata in SIAE anche a Scandolara per mera riconoscenza (come "Silvia", il lato B), "Jenny" trova la propria versione finale – dopo essere passata anche su un disco mix, sempre nel ’77 – nel primo album di Vasco, dove in sostanza cambia solo il titolo.
"Jenny è pazza" è una suite arrangiata in pieno stile prog da Curreri, che Vasco dichiara essere stata la prima canzone che ha composto.
Non è detto sia vero, perché è strano che un brano del Vasco imberbe sia stato speso così diffusamente nei suoi dischi d’esordio, mentre quelli coevi siano stati tutti scartati; però è certo che "Jenny è pazza" è il più importante dei pezzi scritti dall’artista all’inizio
della carriera. Perché Jenny è lui.
“La canzone è ispirata al mio esaurimento nervoso, è ispirata a me. ‘Jenny pazza’ ero io a vent’anni, ai corsi del Teatro Evento, quando subivo le idee degli altri, dato che se esprimevo le mie mi guardavano
e mi davano del matto. Quando si diventa troppo stanchi di questo, non si può nemmeno chiedere aiuto: solo dormire può salvarti. Perché il ‘sistema’ risponde giudicandoti, emarginandoti, classificandoti come inutile, come fossi una vergogna. Il potere alla fine ti porta a rinchiuderti, anziché aiutarti a guarire”.
Questa dichiarazione, di pochi anni successiva all’uscita di "Jenny è pazza", è una vera e propria esposizione discorsiva del testo del brano, nel quale Vasco si identifica con il malessere di un’amica immaginaria: “Jenny non vuol più parlare, vorrebbe soltanto dormire” e quindi “Portatela via, rovina il morale alla gente, è pazza, c’è chi dice anche questo”. E ancora: “Ha pagato per tutti, è soltanto un ricordo”, sublimazione della biografia del Vasco ventenne, anticipazione della reazione dei benpensanti alla sua fase più provocatoria, espressione della paura latente di dover pagare un prezzo – prima o poi – per il proprio modo di intendere vita e arte.
In "Jenny è pazza" si sviluppa anche un’ampia e bella parte strumentale, che conferma come sin da questo disco Vasco concepisca la musica quale possibile uscita di sicurezza da ogni problematica, anche grave come quella trattata dal brano. E il coro, che anticipa certi cori tipici del repertorio futuro, fa sì che il suo mondo si metta subito in connessione emotiva, senza pudori, con quello dei fan. Tanto che parlando di "Jenny è pazza" Vasco dirà: “Fa parte di un vasto gruppo di mie canzoni tipicamente malinconiche, amare: certe frasi mi vengono così e le devo dire, non sarebbe giusto cambiarle. Il feeling mentale che ho con la gente inizia proprio con 'Jenny è pazza', che venne fuori in quel modo e chiarì
subito che non sono una persona particolarmente felice o allegra; avevo qualche problema di quella che si chiama depressione e lo cantavo”.
"Jenny è pazza", nella sua prima versione intitolata "Jenny", viene promossa anche al CantaVeneto e al concorso nazionale di Radio Estate Giovane. Li vince entrambi, così Vasco può ripagare almeno in parte gli sforzi di Paolo Borgatti facendogli stampare nel 1977 una partitura che ha un discreto appeal per chi suona nei locali.
ALBACHIARA
musica e parole di Vasco Rossi
È la prima canzone che fa veramente circolare fra il grande pubblico il nome di Vasco Rossi, che la presenta a "Discoring" su Rai1 all’indomani dell’uscita dell’album "Non siamo mica gli americani!".
La genesi è raccontata così dall’artista: “Era un pomeriggio d’estate, avevo suonato la chitarra in un bosco insieme agli amici, sono andato a casa e prima di cena, in dieci minuti, ho scritto il pezzo pensan
do a una ragazzina che vedevo scendere dalla corriera davanti casa. Si chiamava Giovanna. La musica parte da Massimo Riva, che allora aveva quindici anni, si dava molto da fare e buttava giù dei pezzi.
Quel pomeriggio Massimino aveva suonato una cosa che non era un granché ma aveva un bel giro di Do, quello appunto di 'Albachiara'. Sono partito da lì e subito mi è venuta la prima frase del testo, ‘Respiri piano per non far rumore’, poi ‘ti svegli col sole’ e così via”.
In realtà pare che il brano su cui stava lavorando Riva dovesse intitolarsi "Seveso" e trattare il disastro della diossina che avvelenò l’aria della cittadina brianzola nel 1976. Tuttavia "Albachiara" nasce proprio
da quei primi spunti, con un accompagnamento che nelle mani di Vasco evolve in maniera diversa.
La protagonista si chiamava davvero Giovanna; dopo il successo della canzone lo confermerà a grande richiesta anche la mamma di Vasco, Novella: “Sì, la Giovanna. Aveva il bar sotto di noi, era un po’ più piccola di Vasco, che la vedeva davvero dalla finestra quando andava e tornava da scuola e l’ha descritta com’era”.
Per quanto riguarda il testo, ""Albachiara" è per Vasco un netto salto di qualità rispetto a sue canzoni in parte simili, "Silvia" su tutte. "Silvia" era un po’ retorica, descriveva una ragazza normale senza osare spingersi oltre un accenno a sue non meglio specificate “mille fantasie”. "Albachiara" non è retorica, è un vero e proprio bozzetto semicinematografico, il primo nella storia del Blasco, che osa fino in fondo la descrizione della realtà di un’adolescente arrivando a raffigurarne l’intimità. Con parole di grande poesia, peraltro: “Diventi rossa se qualcuno ti guarda, sei fantastica quando sei assorta. Non metti mai niente che possa attirare attenzione. Con la faccia pulita cammini per strada, coi libri di scuola, ti piace studiare, non te ne devi vergognare! E quando guardi con quegli occhi grandi forse troppo sinceri, si vede quello che pensi, quello che sogni”.
È inevitabile che un pezzo del genere, appoggiato fra l’altro su una melodia bella e cantabile, conquisti subito uomini e donne, ragazzi e ragazze. "Albachiara" è il primo tassello di un Vasco idolo delle folle,
femminili e non solo, dato che la canzone piace non solo per il testo ma anche per la musica. Una musica il cui piglio passa qui dal cantautorale agli accenni rock senza creare confusione né sembrare abborracciato.
Prima di parlare della musica conviene però soffermarsi sulla chiusura del testo, su quell’“osare” che appare già in linea con il Vasco del tempo a venire, da "Colpa d'Alfredo" in poi. In "Albachiara" l’osare è esemplificato da un accenno alla masturbazione femminile, in modo delicatissimo e restando in un cielo di immagini, e pur tuttavia esplicito: “E qualche volta fai pensieri strani. Con una mano ti sfiori. Tu sola dentro la stanza e tutto il mondo fuori!”.
Questo “osar gridato” del Blasco inizia a saldare una sorta di patto di sangue fra lui e quello che diventerà piuttosto in fretta il suo pubblico. Perché sono tanti nel 1979 a sognare un artista italiano che,
spingendosi oltre un cantautorato a volte troppo compassato, intellettuale o raffinato, sappia cantare la realtà senza retorica, senza eccedere in ottimismo, senza indugiare sul sogno come unica via d’uscita
dal quotidiano. Manca ancora, in Italia, un artista che canti uomini e donne reali, fatti di carne, ossa e sesso, immersi in disillusioni, rabbie e utopie, in cerca di una voce cui accordarsi nel grido ribelle della
propria unicità disperata, dentro un’orgogliosa solitudine collettiva, fra ideologie che crollano e capitalismo che incombe, vivendo appunto “con tutto il mondo fuori!”.
Musicalmente Vasco ha l’intuizione, per la prima volta nel suo percorso, di non relegare "Albachiara" fra le ballad da arrangiare in chiave folk cantautorale. Gaetano Curreri ricorderà bene la svolta dell’amico:
“Vasco mi disse che voleva una soluzione per uscire finalmente dagli stereotipi italiani e mettere insieme la dolcezza della melodia con il rock. Allora per 'Albachiara' gli proposi una intro di piano in stile Queen, al tempo stesso melodica e rock, che inizialmente durava addirittura due minuti e poi Mario Rapallo, quando incidemmo, tagliò di brutto. A ciò si aggiunse l’assolo di chitarra di Maurizio Solieri”. Un Solieri che viene indirizzato da Vasco a svilupparlo verso quello che sarà uno dei principali assolo del rock italiano: “Il riff che potrei definire ‘raddoppiato’ di 'Albachiara' me lo chiese proprio Vasco, facendomi sentire con la voce così come lo avrebbe voluto e come poi finì per caratterizzare il brano, portando la sua musica verso un rock effettivo”.
"Albachiara" è il primo vero successo di Vasco Rossi, non ancora da hit parade ma quasi; per la prima volta il linguaggio dell’artista si manifesta in tutte le componenti, compresi un modo di cantare molto personale e la presenza, anche qui, di un pizzico di ironia. Anche se non ha ancora deciso di svoltare esplicitamente osando e rockeggiando in ogni angolo di un disco, Vasco capisce subito che "Albachiara" è diversa, che è quello cui mirava poeticamente: “'Albachiara' di per sé racconta il modo di pensare e di vivere di una ragazzina di tredici anni, e io non lo sono mai stato. Però è una fotografia, un bozzetto, come vorrei fossero tutte le mie canzoni, che parlino di persone, situazioni o ambienti. E sembra che funzioni, perché in questi bozzetti racconto cose che sento veramente, debolezze comprese, cose che ho dentro in cui le persone si ritrovano perché le conoscono anche loro. Anzi, probabilmente le racconterebbero direttamente, se avessero la possibilità di scrivere canzoni”.
Però Vasco non ha ancora abbandonato del tutto l’ipotesi di fare il cantautore più o meno tradizionale, e vorrebbe che dell’album fossero ascoltate tutte le tracce, non una in particolare; l’ambizione è ancora quella di raccontare un mondo, non di fotografarne squarci. Per questo Vasco non vuole che "Albachiara" venga estratta come 45 giri; ha avvertito fin dal confronto con Taylor, Rapallo, Borgatti e i musicisti che il pezzo può far passare gli altri sotto silenzio e (paradossalmente ma non troppo) la cosa gli piace poco. Tanto che, a 45 giri pubblicato, scrive una sorta di lettera aperta di scuse ai fan che lo seguono: “Per me non esiste nessuna differenza tra 'Albachiara' e le altre canzoni. Le amo tutte allo stesso modo, con la stessa intensità. La scelta di mettere quel brano su 45 giri è stata fatta dagli addetti ai lavori, non da me: programmatori della radio nazionale e delle reti libere, disc jockey, impresari, produttori, discografici. Noi comunque faremo molta strada, con "Non siamo mica gli americani!" preso nella sua completezza”.
Non sarà così. "Albachiara" esce su 45 giri con due edizioni diverse (cambia il retrocopertina) e subito finisce nella promozione delle discoteche grazie a un disco mix. Poi verrà persino ristampata in CD singolo, mentre l’intero LP prenderà titolo dalla canzone e cambierà copertina per evidenziare la sua presenza in scaletta; altro che “nessuna differenza con le altre canzoni”! Dal vivo poi "Albachiara" diventa addirittura "la" canzone di Vasco, quella che tutti cantano in coro, quella che tutti identificano come il simbolo di una poetica di ribellione, una poetica che ha al centro il grido: “E tutto il mondo fuori!”.
Alla fine Vasco dovrà ammetterlo: "Albachiara" ha vinto. “Non posso toglierla dai concerti. Ci ho provato una volta ma ho dovuto desistere: finché non la faccio la gente mi richiama e non se ne va. Aspettano
'Albachiara'”.
L’importanza della canzone simbolo si chiarisce definitivamente all’artista dopo il boom di "Vita spericolata", nella data di chiusura del tour 1983 al Teatro Tenda di Milano. Quel giorno, il 6 ottobre, Vasco appunterà sul proprio diario: “Nessuno accenna a uscire. Aspettano, lo sanno che non possiamo lasciarci così, sanno che non potrò non tornare fuori per cantare con loro in un enorme abbraccio l’ultima canzone, la più amata, la più semplice (forse): 'Albachiara'. La ‘loro’ Albachiara! Quella che tutto il mondo fuori!!! E tutti con le braccia alzate, tutti che gridano ‘fuori!’ e io che non riuscivo più a lasciarli”.
SUSANNA
musica e parole di Vasco Rossi
Quasi completamento (e in parte caricatura) di "Albachiara", nonché sviluppo evidente di "Silvia", "Susanna" serve a Vasco per mettersi ancora alla prova nel delineare figure femminili con linguaggi non convenzionali e cercando un contatto, che peraltro trova subito, con le “quote rosa” del pubblico.
Qui Vasco descrive la donna molto più al maschile, rispetto ai due brani citati, limitandosi a tratteggi superficiali e giocando molto, forse anche per stemperare la rabbia di "Colpa d’Alfredo" e cercar di capire la complessità delle ragazze. Ne risulta un brano a metà fra bozzettismo in crescita e un ormai consolidato stilema ironico. L’atmosfera musicale di "Susanna" suona infatti bizzarramente country e il cantato è divertito, come divertente è in fondo la dualità della protagonista, la Susanna che in famiglia è una “bambina tutta colorata” con una vita normale da adolescente, mentre in discoteca prova a crescere ma muovendo appena gli occhi “con aria fatale… tenuto conto degli anni!”. Più ironia che denuncia: lo conferma il finale grottesco in cui l’artista avverte chi vuole provarci con Susanna: “Stai attento amico,
quella è frutta che scotta, attento amico… vacca, l’hai già rotta!”.
Nel progetto del 2012 "L'altra metà del cielo" "Susanna" sarà inserita, subito dopo "Albachiara" e "Silvia", a proseguire con ritmo più vivace il discorso sulle donne del primo Vasco. Sarà legata (come qui) ad "Anima fragile" e forse tale scelta ha un preciso significato: vuole dichiarare che dietro l’ironia c’è ancora, in "Susanna", la capacità del Blasco di scorgere e raccontare la delicatezza e la sensibilità della donna.
TOFFEE
musica e parole di Vasco Rossi
In realtà non è una vera canzone bensì una delle tante sfide di Vasco, che da sempre vuole narrare per immagini usando meno parole possibile e qui ci riesce come forse in nessun altro caso: “'Toffee' fu una scommessa con me stesso, un esperimento. Volevo vedere se quasi senza parole e con più immagini sarei riuscito a raccontare una storia d’amore; mia madre ascoltandola mi disse: ‘Ma dici sempre e solo Toffee!’, però aveva capito e si era pure immedesimata in un figlio artista, anche se forse era andato troppo avanti per i suoi gusti”.
In "Toffee" Vasco interpreta un lui che dialoga con la compagna (di una sola notte, parrebbe) senza ottenere mai risposta: un brevissimo monologo di vita quotidiana fra cucina e doccia, molto cinematografico nell’impatto anche se imperniato sostanzialmente su due sole frasi collocate nel flusso della continua ripetizione del termine “toffee”.
Il tutto appoggiato su una bella melodia raffinata dal sax e dalle chitarre, quella acustica di Paolo Gianolio e quella elettrica, per l’ennesima volta, di Dodi Battaglia dei Pooh. "Toffee" non aveva i numeri per diventare un successo né poteva avere molte chances live, eppure tra i fan e non solo è ai primissimi posti di gradimento, e del resto la sua potenza evocatrice è notevole ed emoziona.
GABRI
musica di Roberto Casini, parole di Vasco Rossi
Canzone che si dice costituisca un omaggio indiretto a "Bella senz’anima" di Riccardo Cocciante (“E adesso siediti… E adesso spogliati…”), Gabri è una feroce provocazione di Vasco che, certo ispirandosi in parte alla Gabriella madre di suo figlio Lorenzo, racconta l’avventura sconveniente di un uomo adulto con una ragazzina. L’artista si scaglia contro certi perbenismi e troppi silenzi della società su questo tema delicato: “Adesso ascoltami, non voglio perderti, però non voglio neanche illuderti, quest’avventura è stata una follia. Colpa mia, tu hai sedici anni. Ma adesso spogliati, che voglio morderti. Voglio sentire ancora il tuo piacere esplodere col mio. Domani sarà tardi per rimpiangere la realtà, è meglio viverla. Con le mie mani tra le gambe
diventerai più grande, e non ci sarà più Dio, perché ci sono io!”.
Come se non bastasse un testo tanto esplicito, Vasco avalla pure una clip di "Gabri" con la protagonista senza veli fra doccia e amplessi. Per poi spiegare, tranquillo: “Gabri fa parte delle canzoni che scrivo con l’intento di disturbare, e che più disturbano meglio è. Io avrei dato anche un’età più bassa alla protagonista, ma mi hanno detto che sarei finito in galera. Comunque provoco per vedere reazioni, perché secondo me i disturbati sono quelli che prendono certi versi solo in un certo modo e se ne scandalizzano. Di solito disturbo in chiave sociale, smascherando balle e luoghi comuni. In 'Gabri' invece ho voluto dire ciò che non si dice della vita sessuale dell’uomo. Visto che non lo fanno i miei colleghi…”.
SALLY
musica di Tullio Ferro e Vasco Rossi, parole di Vasco Rossi
“Sally cammina per la strada senza nemmeno guardare per terra, è una donna che non ha più voglia di fare la guerra”. Arrivano in fretta, senza bisogno di presentazioni, queste parole appoggiate con intensità sul pianoforte di Celso Valli. "Sally" si mostra subito vetta assoluta della scrittura d’autore di Vasco Rossi, capace di fotografare una donna e una vita tutta in una ventina di versi magnifici e agrodolci, ricchi di riflessioni, denunce, profondità umana e guizzi di poesia. Come il refrain “Senti che fuori piove, senti che bel rumore”, che nel finale si colora di timido understatement e dolcissima ritrosia: “Cosa vuoi che ti
dica io? Senti che bel rumore”.
"Sally", racconta Vasco, nasce dopo una notte nei locali di Saint-Tropez: “È incredibile che sia nata lì, sia pure di getto, in una situazione che non c’entrava per niente, su una barca. Mi sfogai sulla chitarra guardando l’amante del mio amico andare via; era la sua segretaria, sarebbe divenuta sua moglie, sembrava il prototipo della donna sconfitta che se la cava sempre con l’intelligenza”. Infatti, su una musica melodicamente stupenda, "Sally" narra di una donna segnata dalla vita, in un crescendo di consapevolezza tratteggiato con scrittura per immagini da brividi. Si parte con: “Sally ha già visto che cosa ti può crollare addosso. Sally è già stata punita, per ogni candida carezza data per non sentire l’amarezza”. Poi ecco: “Sally cammina per strada sicura con aria indifferente, sono lontani quei momenti quando la vita era più facile e si potevano mangiare anche le fragole”. Infine: “Ma forse Sally è proprio questo il senso del tuo vagare, forse davvero ci si deve sentire alla fine un po’ male. Qualcuno troverà il coraggio per affrontare i sensi di colpa e cancellarli da questo viaggio, per vivere davvero ogni momento, con ogni suo turbamento”.
Poi una coda superba, forse in flash forward, forse di riflessione sul miglior finale possibile per chi vive facendo scelte complesse e discusse, certo comunque un’evoluzione dell’immagine di partenza dentro il pensiero del Blasco, che una volta di più afferma in musica e poesia l’orgogliosa diversità di chi osa rischiare: “Sally cammina per la strada leggera, ormai è sera. Si accendono le luci dei lampioni, tutta la gente corre davanti alle televisioni! E un pensiero le passa per la testa, forse la vita non è stata tutta persa, forse davvero non è stato poi tutto sbagliato. Forse era giusto così, forse… Ma forse, ma sì!”.
In mezzo, ulteriori versi di cristallina bellezza, fotografia poetica delle riflessioni di Sally ma anche del vivere alla Vasco Rossi, nonché effettiva chiave di lettura del senso profondo del brano: “La vita è un brivido che vola via. È tutto un equilibrio sopra la follia, sopra la follia!”.
Perché, svelerà l’autore, Sally in fondo è… Vasco Rossi: “All’inizio 'Sally' era un omaggio a una donna che pensa alla sua vita e capisce che forse i suoi errori non sono stati tutti veri errori, c’era anche ingenuità. Pensavo a una donna di trenta, trentacinque anni, poi mi sono accorto che nel pezzo era finito tantissimo di me! Anzi, in modo nascosto dentro "Sally" ci sono io per intero, la mia vita, le mie riflessioni. In questa canzone c’è il mio lato femminile ma le parole devono restare riferite a una donna, perché le stesse parole dette di un uomo credo che risulterebbe ro patetiche. Credo che per fermare quella vita ‘brivido che vola via’ l’unica possibilità sia scattare polaroid, come 'Sally' in fondo. Però l’altra parte della frase centrale del pezzo pensavo si riferisse solo a una mia stranezza, addirittura la ritenevo esagerata e sono stato tentato di non tenerla nel testo finale. Mi sembrava una forzatura parlare della vita ‘in equilibrio sulla follia’, una cosa solo mia. Invece è diventata una bandiera, sono tanti ad averla capita, tanti provano la stessa cosa”.
"Sally" per Vasco diventa subito il segno del suo rock d’autore maturo, consapevole, dichiarato: “Be’, una canzone così viene ogni vent’anni. Io godo a cantarla, farei i concerti anche solo per cantare 'Sally'. Sono fiero di questo pezzo, è il mio preferito. Secondo me qui c’è la canzone d’autore, il lato di Vasco che viaggerà ancora lontano”
LAURA
musica e parole di Vasco Rossi
Di calligrafia sensibile e poetica, "Laura" si riferisce alla donna che ha cambiato la vita di Vasco, anche se per la verità lui non lo dichiara, né ora né mai. L’autobiografismo è evidente sia dal testo sia da come il Blasco tratterà Laura nel progetto "L'altra metà del cielo", dove la usa come canzone emblema della donna risolta che sa risolvere anche il proprio uomo. Unico passaggio lontano dall’autobiografia in questa canzone in stile ballad melodica, sorniona e affettuosa, è la vicenda del figlio nato “per errore” alla protagonista. Ma pare più che altro un espediente drammaturgico per distrarre l’ascoltatore dalla vita privata di Rossi, fornendogli al contempo qualche stimolo ribelle in più: “E Laura aspetta un figlio per Natale, e tutto il resto adesso può aspettare, ed è sicura che ci sarà neve, da quelle parti sai non è che ci sia sempre il sole. Però non è che neanche tutti i giorni piove! E Laura aspetta un figlio per errore, però lei dice che si chiama amore. In ogni caso poi la gente, sai che cosa vuole? In fondo, vuole Natale con la neve!”.
Rimasta nei cassetti del Blasco sia perché poco rock sia probabilmente perché troppo autobiografica, "Laura" ci ritorna subito per gli stessi motivi. Riapparirà solo in "Rewind", dentro un medley acustico che ne testimonierà solo un brevissimo frammento, incastonato, quasi come controcanto sorridente, fra i versi di quella "Ridere di te" che Rossi aveva scritto pensando a un’altra donna della sua vita.
(bonus track) MARY LOUISE
musica e parole di Vasco Rossi
Bonus track della "KOM.011 Edition" per iTunes, featuring lo Speakeasy Studio ma in realtà già presente nell’edizione normale di "Vivere o niente" come ghost track, "Mary Luise" è un brano più volte preso in mano da Vasco e mai portato a conclusione sino a questo disco. È una canzone adolescenziale su un amore impossibile dei tempi della scuola, con un ritmo di rock trascinante come non si sente altrove nell’album. Vasco la completa senza però avere l’intenzione – dirà poi – di inserirla in "Vivere o niente". Su Facebook il 13 gennaio 2011 la racconta così: “Mary Luise ho cercato di buttarla giù col gruppo più o meno dieci anni fa; ma vedevo che loro non ne erano mai coinvolti e lasciavo perdere. A un certo punto era diventata una barzelletta: ogni volta che proponevo di rifinirla si mettevano tutti a ridere. A Los Angeles con musicisti diversi, senza pregiudizi, stavolta l’abbiamo fatta!”.
Vasco dichiara che "Mary Luise" è la sua prima “anteprima pirata”; poi deve fare retromarcia poiché il brano incontra un gradimento quasi maggiore a quello di "Eh… già", il singolo ufficiale del nuovo CD diffuso pochi giorni dopo.
“L’ho incisa per divertimento, non fa parte dei pezzi nuovi del CD! Sarà semmai una cosetta in più. Ne circolava da anni su Internet una prima versione, registrata e pubblicata senza il mio consenso, e siccome da Internet non si può cancellare nulla, ecco che ho aggiunto la versione ufficiale”.
Testi tratti dal libro di Andrea Pedrinelli "Vasco Rossi - La storia dietro le canzoni", Giunti Editore, che abbiamo recensito qui.