Il disco del giorno: Chico Buarque, "Carioca"
Chico Buarque, "Carioca" (Cd Discmedi DM 4215-02)
Chico Buarque centellina le sue uscite discografiche alternandole con lunghi periodi di silenzio, fissando su disco le nuove canzoni unicamente a seconda del proprio estro, avendo abbandonato completamente le logiche del mercato discografico, a cui comunque non ha mai dato troppo retta. La sua ispirazione musicale si è fatta sempre più complessa e raffinata dal punto di vista compositivo, provocando (soprattutto in occasione dell’album "As Cidades") le reazioni risentite di molti appassionati e anche di certa critica populista, che lo vorrebbe sempre legato a grandi successi di massa come "A Banda", "Roda Viva", "Meu Caro Amigo" e "Fejioada Completa". Chico ha risposto con ironia a questi attacchi dichiarando: «Va bene tutto, basta che non mi accusino di comporre Musica Impopular Brasileira...»
Era da molto tempo che Chico era cambiato, ma i clichés del ragazzo sorridente con la chitarra a tracolla sono duri a morire, nonostante brani come "Cálice" e "Construcão" avessero già disegnato una geografia diversa del suo talento compositivo e poetico, mostrandone i lati maggiormente duri, dallo sguardo rivolto verso l’oppressione e lo sfruttamento piuttosto che al colorato carnevale di Rio. Rispetto agli ultimi dischi, in ogni caso, "Carioca" utilizza un linguaggio molto più accessibile, con melodie che si imprimono nella memoria dopo pochi ascolti, come ad esempio il singolo "Renata Maria", composto assieme a Ivan Lins, caratterizzato da una melodia serpentina e (come sempre nelle canzoni di Lins) da un bellissimo giro di accordi.
Le tematiche dei suoi testi continuano a rimanere in prevalenza molto drammatiche, con riferimenti al mondo della droga e della solitudine, ma vengono incorniciate da un suono generale volutamente démodé, privo di sapori elettronici alla moda (anche quando Chico rende omaggio al mondo del rap in "Suburbio" e "Ode Aos Ratos") che utilizza la chitarra acustica come baricentro, per circondarla di archi melanconici, fiati con impuntature dal sapore jazzistico, molte percussioni e tastiere multicolori, il tutto coronato dalle magnifiche interpretazioni vocali di Chico, ricche di pathos e dell’ironia disincantata tipica di questo grandissimo artista, che ormai non deve proprio dimostrare niente a nessuno e ha scelto di seguire unicamente la bussola della propria fantasia.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
