Vogliamo parlare di Eddie Van Halen e di "Eruption"?

Quando il chitarrista dei Van Halen rivoluzionò il suono del rock
Vogliamo parlare di Eddie Van Halen e di "Eruption"?

"Eruption" di Eddie Van Halen ha rivoluzionato il suono del rock ed è considerato uno dei più grandi assoli di sempre... pensare che, come accaduto con altri brani poi rivelatisi 'fondamentali', ha rischiato di non essere pubblicato perché il suo autore non credeva fosse adeguata.

Era l'8 settembre del 1977 e i Van Halen stavano lavorando al loro primo album che sarebbe stato poi pubblicato nel febbraio 1978 con il titolo “Van Halen”. Così racconta la storia di quel giorno a suo modo importante il prodigioso chitarrista scomparso all'età di 65 anni il 6 ottobre del 2020 nel corso di una intervista rilasciata a Guitar World nel 1996: "Un giorno mi presentai presto in studio di registrazione e iniziai a riscaldarmi perché avevo un concerto nel fine settimana e volevo esercitarmi.”



Eddie stava provando un po' di tutto, compresa quella 'cosa' che si sarebbe tramutata in "Eruption". Comunque il pensiero di poterne fare uno strumentale da inserire nell'album non gli sfiorava neppure l'anticamera del cervello. Però un disco è un lavoro di equipe e caso volle che l'esercizio del chitarrista raggiunse le orecchie di qualcuno molto importante. Questo venne riportato da Eddie: "Il nostro produttore, Ted Templeman, passava di lì e mi chiese, 'Cos'è? Registriamolo!'. Così lo feci e lo misero su disco. Non l'ho neppure suonato bene, c'è un errore.”

Templeman era così entusiasta di "Eruption" tanto da inserirlo quale secondo brano in tracklist incastrato tra il classico "Runnin' with the Devil" e la bella cover dei Kinks "You Really Got Me". Ed era un brano strumentale solista lungo solo un minuto e 42 secondi che però si rivelarono indimenticabili.


Della tecnica usata per “Eruption” Eddie Van Halen disse: "È come avere un sesto dito sulla mano sinistra." Parlando con Classic Rock nel 1978 spiegò: "Stavo bevendo una birra seduto nella mia stanza a casa, e mi sono ricordato di aver visto qualcuno allungare una nota colpendo la nota una volta. Mi sono detto: beh, cazzo, nessuno ne sta facendo tesoro. Così ho iniziato a cazzeggiare e ho detto: vaffanculo! Questa è una tecnica totalmente diversa che nessuno esplora veramente. Non ho mai davvero visto qualcuno approfondirla, perché ha un suono completamente diverso. Molte persone la ascoltano e non pensano nemmeno che sia una chitarra. ‘È un sintetizzatore? Un pianoforte? Cos'è?'".

Dopo il successo di “Eruption” c'è stato un momento in cui ogni rocker voleva suonare in quel modo. Eddie Van Halen parlando dei suoi imitatori non si dice per nulla convinto: "Per me, quella era una forma di espressione, una parte del mio stile. Quando ho usato le cose che ho inventato, stavo raccontando una storia, mentre sentivo che le persone che mi imitavano raccontavano una barzelletta. Sentivo che gli altri musicisti tendevano a usare il tapping e le false armoniche come un trucco, invece di incorporarli nel loro vocabolario".


Eddie Van Halen è ricordato oggi come uno dei più grandi chitarristi del rock, come un innovatore dalla tecnica sopraffina e una parte di questo giudizio praticamente unanime è dovuto a quel minuto e 42 secondi di “Eruption”, eppure non era soddisfatto di come venne portata su disco, ancora nel 1996 diceva: "Ancora oggi, ogni volta che la sento penso sempre: 'Avrei potuto suonarla meglio.'"
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