Quando i Cure provarono a fare una canzone anni Sessanta
Il 15 giugno del 1979 i Cure pubblicavano il loro secondo 45 giri, "Boys Don't Cry". All'epoca il brano - che porta la firma di Robert Smith, Lol Tolhurst e Michael Dempsey - venne osannato dalla stampa specializzata ma sostanzialmente ignorato dal pubblico: vendette poche migliaia di copie ed entrò in classifica solo in Australia (dove comunque non andò oltre la posizione numero 99). Ma negli anni il brano - che Robert Smith definì "un tentativo anni '70 di fare una canzone anni '60" - è diventato uno dei più amati dai fan del gruppo inglese ed uno dei più coverizzati del loro repertorio: dalla versione "acustica" a quella "punk", fino alle improbabili riletture in chiave "reggae", "ska" e "corale". Per festeggiare il compleanno di "Boys don't cry" dopo la versione originale, vi proponiamo alcune cover da riscoprire.
Maurilio Giordana (titolare del blog “MyWay”)
"Boys don't cry" venne pubblicata poche settimane dopo l'uscita di "Three Imaginary Boys", l'album di debutto dei Cure dove però non compare. Robert Smith rimase deluso dall'iniziale insuccesso commerciale ed insistette per inserire la canzone nell'edizione americana dell'album, pubblicata nel febbraio del 1980 con una tracklist modificata e con il titolo di "Boys don't cry".
Nel 1986, sull'onda del successo commerciale ottenuto con l'album "The head on the door" - i Cure ripubblicano su singolo "Boys don't cry" con una nuova traccia vocale e un nuovo mixaggio. Questa volta il 45 giri - accompagnato da un efficace video diretto da Tim Pope - ottenne il meritato successo in particolare nella classifica UK (numero 22) e in quella tedesca (numero 19).
Una nuova versione del brano viene pubblicata dalla band nel 2001 per la compilation "Greatest Hits" che contiene un bonus disc con 18 versioni acustiche dei loro successi.
Grant Lee Phillips
Il cantautore californiano pubblica questa versione acustica nel suo album "Nineteeneighties" (leggi qui la recensione) del 2006.
Prozac+
E' la traccia conclusiva dell'album "3" (leggi qui la recensione) pubblicato dal terzetto di Pordenone nel 2000.
Scarlett Johansson
La bella attrice newyorkese ha inserito la cover nell'album "Live Session EP" pubblicato nel 2008.
Swing Easy Orchestra
Arriva dal Giappone questa cover in chiave "ska" contenuta nell'album del 2011 "In The Mood For Ska: Plays Punk, New Wave Classics".
Lostprophets
La band gallese pubblica il suo omaggio ai Cure come b side del singolo "Last Summer" uscito nel 2004.
Blink 182
Versione acustica registrata dalla band californiana nel 2016 negli studi dell'emittente tedesca WDR.
Yellow Umbrella
Esiste anche una versione reggae di "Boys don't cry" ed è stata incisa da una band tedesca. Fa parte dell'album "Stoned-Steady" degli Yellow Umbrella.
Razorlight
La cover compare come B side del singolo "Before I Fall To Pieces" pubblicato dalla band britannica nel 2006.
Submarines
Nella compilation del 2008 "Just Like Heaven - A Tribute to the Cure" il compito di rifare "Boys Don't Cry" viene affidato ai losangeleni Submarines.
Scala & Kolacny Brothers
Versione "corale" contenuta nell'album "Solstice" (leggi qui la recensione) del 2016.
Reel Big Fish
Cover "ska punk" contenuta nell'album del 2006 "Our Live Album Is Better than Your Live Album" del gruppo statunitense.
Libertines
Anche Pete Doherty e compagni hanno reso omaggio ai Cure: questa è una versione live proposta dalla band nel 2018 al Meltdown Festival di Londra.