Stromae: ‘La world music è il nuovo pop’
Poco prima di venire portato negli studi milanesi di Rai 3 per esibirsi al programma condotto da Fabio Fazio “Che tempo che fa”, Stromae ha incontrato la stampa italiana in un hotel milanese. Assente dalla scene da sette anni, l’artista belga è pronto a promuovere (anche dal vivo) il suo nuovo album, “Multitude”, spedito sui mercati lo scorso venerdì, 4 marzo.
“Farò tre concerti a Parigi, Amsterdam e Bruxelles: lo show è quasi pronto, dura un’ora circa e ci sono pezzi sia vecchi e nuovi”, ha spiegato lui, parlando della presenza, sul palco, di una scenografia composta da “due braccia robotiche che sostengono dieci schermi”, sui quali verranno proiettate “animazioni tipo Pixar e Dreamworks”. “Ci saranno i miei soliti musicisti, ma sarà diverso dai miei set precedenti”. E sul suo set di stasera: “A ‘Che tempo che fa’ farò qualcosa di esclusivo: canterò il mio nuovo singolo, ‘Fils de Joie’, il cui video uscirà domani [lunedì 7 marzo]. E’ la prima volta che la suonerò in TV. La performance? Sarà molto semplice: ci saremo io, il microfono e tre musicisti - perché il quarto, al momento, è positivo al Covid, purtroppo”.
Il secondo singolo estratto dal nuovo lavoro, "L’enfer”, parla esplicitamente di depressione e pensieri suicidi. “E un tema molto personale”, spiega Stromae, che in passato ha fatto i conti con un esaurimento nervoso: “Chi si trova in situazioni del genere, con problemi di equilibrio mentale, credo che debba rivolgersi a terapisti professionisti, oltre che alla famiglia e agli amici”.
In “Multitude” ci sono echi di tanti stili diversi, ma nemmeno un featuring: c’è un collega o una collega con la quale la voce di “Santé” dividerebbe volentieri la sala di registrazione? “Adele”, risponde lui senza pensarci un attimo: “Certo che mi piacerebbe collaborare con lei, del resto chi non è un suo fan?”. Per la direzione che aveva preso “Multitude”, tuttavia, per Stromae “non aveva senso avere dei featuring. Almeno, nell’accezione più convenzionale del termine. Ha avuto più senso collaborare con musicisti tradizionali, come il boliviano Alfredo Cocca e tutti gli altri presenti nei crediti del disco. C’è molta folk music mischiata col pop”.
“La guerra è terribile, siamo tutti d’accordo: non c’è molto altro da dire”, commenta a proposito della drammatica invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo in atto da undici giorni a questa parte: “Io ho perso un membro della mia famiglia, mio padre [Pierre, di origini tutsi, rimasto ucciso nel genocidio ruandese del 1994 mentre visitava la sua famiglia]: è stato molto strano, perché non abbiamo avuto occasione di conoscerci bene l’uno con l’altro, ma è stato orribile. Per mia nonna, le sue sorelle, e anche per me: è una cosa che ho dovuto accettare”.
Paul Van Haver - questo il nome all’anagrafe dell’artista - nel 2015 si è sposato, e - quattro anno dopo - è diventato padre. Riguardo la famiglia Stromae è riservatissimo - “non dico mai il nome di mio figlio: ha tre anni, questo è tutto” - ma non fa fatica ad ammettere come il cambiamento nella vita personale si sia inevitabilmente riflesso su quella professionale. “La paternità - per la quale ho passato gli ultimi tre anni letteralmente con le mani nella cacca - ha cambiato il modo in cui scrivo le canzoni, oltre che ai miei orari”, dice: “Durante la composizione del disco ho lavorato dalle 9 alle 5, poi tornavo subito a casa. E’ stata una cosa nuova e particolare, per me, perché prima pensavo che la creatività passasse per forza dalla sofferenza. Pensavo che fosse necessario soffrire per essere creativi. Ora, però, ho cambiato il mio punto di vista”.
“La world music, per me, è il nuovo pop”, dice l’artista parlando dei suoi ascolti: “Ho una playlist dove ci sono Rosalia, un po’ di rapper francesi, Omara Portuondo, Luzmilla Carpio, ma anche Lil Nas X e ‘La carpinese’, una tarantella con una progressione armonica che mi ricorda molto, per certi versi, la musica tradizionale cubana. E poi Totó la Momposina, e altri artisti da tutto il mondo… C’è così tanta musica da scoprire”.
Stromae, nel 2014, fu ospite del Festival di Sanremo. Grazie all’esibizione al teatro Ariston riuscì a segnalarsi presso il grande pubblico italiano, che lo spedì pochi giorni dopo in vetta alle classifiche di vendita tricolore. “Fu una delle più grandi conferenze stampa che abbia mai fatto”, dice, ridendo, a proposito della sua esperienza in riviera: “E’ qualcosa di molto particolare, perché non sono mai stato a un altro festival, prima. Mi pare una cosa molto italiana, davvero interessante, considerando anche che è una gara. Avevo cantato ‘Formidable’: qualcuno nelle prime file pensava che fossi davvero ubriaco, era impaurito, ma stavo solo recitando”.
Qual è il prezzo da pagare per rimanere lontani dalle scene per così tanto tempo? “Una pausa del genere comporta sicuramente delle conseguenze, ma - per quanto mi riguarda - sono stato fortunato: mi ha sorpreso vedere i biglietti dei miei concerti essere venduti così velocemente”, spiega. “La gente ha la tendenza a dimenticare sempre più in fretta”, riflette, pensando alla sua lontananza durante le scene per sette anni: “Avevo bisogno di fermarmi. Avevo bisogno di sposarmi, avere un figlio, avere una vita che si potrebbe definire normale, senza interviste, concerti e cose del genere che interessano a chi mi ascolta. So che molti artisti subiscono molte pressioni per fare i dischi in fretta, sempre per il discorso non essere dimenticato, ma non sono sicuro sia la soluzione migliore. Credo che ci si debba concedere il tempo che serve”.
Un domani Stromae se la sentirebbe di rappresentare il Belgio all’Eurovision Song Contest? “Perché no?”, dice lui: “Non adesso, perché sono impegnato con i miei concerti, ma è una cosa sicuramente interessante”. E i Maneskin? “Non li conoscevo, prima, li ho visti per la prima volta al Contest dello scorso anno: sono bravi, mi piacciono”. Per il momento, il pubblico italiano potrà assistere ai suoi concerti previsti per il 20 luglio prossimo all'Ippodromo di San Siro, a Milano, e al Palazzo dello Sport di Roma, il 16 maggio del 2023.