Loro e gli altri: Guè e Marra signori delle classifiche, arrivano Sick Luke e Sfera

Con “Noi, loro, gli altri” e "Gvesvs" Marracash e Guè hanno consolidato la loro maturità artistica. Ma le nuove generazioni non restano a guardare. Rap Italiano Game Over è la playlist che raccoglie il meglio della scena rap del momento.
Loro e gli altri: Guè e Marra signori delle classifiche, arrivano Sick Luke e Sfera

Ce lo domandavamo pochi giorni fa: il rap più significativo, in Italia, lo stanno facendo i quarantenni? La risposta: sì. Gli album più importanti del 2021 e quelli più attesi del 2022 sono di rapper già maturi e con tanti anni di storia alle spalle. Evidentemente la pensa così anche il pubblico, che tra i lavori usciti negli ultimi dodici mesi ha premiato moltissimo gli ultimi di Marracash e Guè. È a quest’ultimo che è dedicata la copertina della playlist Rap Italiano Game Over, che raccoglie il meglio della scena rap del momento.

Con “Noi, loro, gli altri” Fabio Rizzo, questo il vero nome di Marracash, 42 anni, ha consolidato la sua maturità artistica a due anni dall’acclamatissimo “Persona”. E non solo in termini di numeri (quelli del disco e delle varie tracce in esso contenute sono notevoli: in poco più di un mese “Noi, loro, gli altri” ha conquistato il doppio Disco di platino per oltre 100 mila copie vendute e ha iniziato il 2022 di nuovo in vetta alla classifica settimanale FIMI dei più venduti in Italia): quello del Marracash del post-“Persona” è rap che punta a una dimensione più politica perché parla di quello che ci circonda, e lo fa con una certa intensità, suscitando domande, riflessioni personali e collettive. Uno degli obiettivi più alti per chi scrive canzoni che hanno l’ambizione di restare nel tempo, come abbiamo scritto nella nostra recensione.

Con “Gvesvs” l’ex Club Dogo Guè, 41 anni, ha cementificato ancora la sua carriera puntando su una certa densità sonora, ma anche su citazioni, istintività, elementi narrativi e punchline: una lettera d’amore all’hip hop, pure con della critica sociale (ascoltate “Lunedì blu” con Salmo).

C’è l’esaltazione dell’ego, ma anche lo sgretolamento dell’io a causa dei lati oscuri della fama. Un’iniezione di linfa vitale al rap italiano, che vede in Guè una vera icona del genere. E non certo da ieri. Il risultato, in termini di numeri: Disco d’oro in una settimana; secondo album più ascoltato a livello global su Spotify nel giorno della pubblicazione, con circa 30 milioni di stream nella prima settimana, tra le altre cose. Ma oltre ai numeri c’è un disco davvero personale, sentito in ogni passaggio, dagli episodi più scanzonati come “Blitz” a quelli più intensi come “Veleno”. Un album rap nella sua forma più pura, verrebbe da dire, old school e contemporaneo al tempo stesso. “Chi ha ispirato generazioni e i rapper di ‘sti quartieri?”, si domanda Guè Pequeno in “La G la U la E pt. 2”.

Sfera Ebbasta, 29 anni, emblema della new wave del rap italiano, non ha mai nascosto di provare un sentimento di riconoscenza nei confronti dei suoi predecessori.

Con Marracash e Guè nel 2020 incise pure un pezzo, “Tik tok”, contenuto nel suo album “Famoso”. In attesa di tornare sulle scene con un disco tutto suo, il trapper di Cinisello Balsamo ha partecipato alle sessions dell’album d’esordio da protagonista di Sick Luke, il produttore romano noto ai più per aver forgiato il suono della trap italiana producendo i dischi della Dark Polo Gang, prima di allontanarsi progressivamente da quell’immaginario. Ad una settimana dall’uscita le tracce dell’album “.X2”, da “Notte scura” con Gazzelle e Tedua a “Libertà” con suo padre Duke Montana, passando per il singolo “La strega del frutteto” con Chiello e Madame e “Falena” con Franco126, Coez e Ketama126, hanno superato su Spotify i 30 milioni di ascolti complessivi. Nel disco c’è anche “Solite pare”, che vanta la presenza – oltre che di tha Supreme – anche di Sfera Ebbasta. “Sto parlando con Dio dall'ultimo piano / chiedo perché non ha mai ascoltato / mio fratello che piangeva chiuso in bagno / per ogni errore, per ogni sbaglio”, rappa Sfera nella sua strofa. A dimostrazione che sì, i grandi faranno pure disconi, ma tra le nuove generazioni qualcuno vivo c’è.

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