Quella volta che Ronnie Spector diventò la frontwoman della E Street Band

Non solo voce di uno dei gruppi simbolo della black music americana, le Ronettes. Nel corso della sua carriera Ronnie Spector, scomparsa ieri a 78 anni, è stata anche frontwoman a tempo determinato, se così si può dire, della E Street Band di Springsteen.
Quella volta che Ronnie Spector diventò la frontwoman della E Street Band

Non solo voce di uno dei gruppi simbolo della black music americana, le Ronettes. Nel corso della sua carriera Ronnie Spector, scomparsa ieri all’età di 78 anni, è stata anche frontwoman a tempo determinato, se così si può dire, della E Street Band di Bruce Springsteen. Tutto vero. A ricordarlo è stato anche il chitarrista Steve Van Zandt, storico braccio destro del Boss, nel suo libro “Memoir – La mia odissea fra rock e passioni non corrisposte”, uscito alla fine dello scorso anno. Con la E Street Band Ronnie Spector, anni dopo il successo delle Ronettes e della loro hit “Be my baby”, incise un singolo: una cover di “Say goodbye to Hollywood” di Billy Joel, pubblicata nel 1977.

A raccontare come andarono esattamente le cose è proprio Steve Van Zandt nelle pagine della sua biografia. La causa che Springsteen dovette affrontare nel 1977 contro il suo ex manager Mike Appel rischiò di far sciogliere la E Street Band: il Boss in quel momento non aveva i soldi per pagare i suoi musicisti. Questi si chiusero in studio per prendere una decisione sul loro futuro: restare uniti, in attesa che il Boss risolvesse i suoi problemi legali, o sciogliersi. A offrire una soluzione al gruppo fu il discografico Steve Popovich, che diede alla E Street Band una frontwoman temporanea: Ronnie Spector, appunto.

La cantante, all’epoca 34enne, stava tornando sulle scene dopo anni di silenzio, quelli passati dallo scioglimento delle Ronettes, e aveva lavorato con lo stesso Steve Van Zandt l’anno precedente a “I don’t wanna go home” di Southside Johnny, prodotto proprio dal chitarrista, che la considerava un’icona (i cori di “Born to run” sono un omaggio a “Be my baby” delle Ronettes).

“Ci innamorammo tutti di quella voce. Era una combo perfetta di innocenza e sensualità”, il racconto di Steve Van Zandt. Fu di Popovich l’idea di far incidere alla E Street Band una cover di “Say to goodbye to Hollywood” di Billy Joel, che il cantautore aveva scritto ispirandosi proprio alla hit delle Ronettes, prodotta da Phil Spector, che Ronnie aveva deciso di sposare, insieme all’ex componente del trio vocale. Un modo per far guadagnare qualche soldo ai membri della E Street Band in attesa che Springsteen risolvesse i suoi problemi legali. Il Boss fu consulente dell’operazione. Le sessions si svolsero tra le pareti dei CBS Studios. “Ad un certo punto – ricorda Van Zandt – ci rendemmo conto che il timbro della sua voce era un po’ cambiato. Un vibrato sexy davvero fantastico”.

Il singolo non fu una hit vera e propria, ma contribuì alla sopravvivenza della E Street Band e dei suoi membri: “Riportammo Ronnie Spector sul palco e ci restò per altri 45 anni”.

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