“Virus” di Noyz Narcos è la variante del rap: la recensione

Il nuovo album del rapper romano mantiene viva la fiamma del genere, aprendosi a collaborazioni internazionali e sperimentando nuovi campi da gioco come la canzone d’amore. Lo fa sempre fedele a una visione.
“Virus” di Noyz Narcos è la variante del rap: la recensione

Nel documentario “Dope Boys Alphabet” di Marco Proserpio, importante per capire la storia di Noyz Narcos, ci sono due frasi simbolo: “Finché c’è Noyz anche tu puoi fare il cazzo che ti pare nel rap”. Lo dice Fabri Fibra. La seconda: “Noyz rappresenta un altro modo di farcela”, sottolinea Luché. Sono esplicative perché ribadiscono come il rapper romano, classe 1979, sia una “variante del rap”.

Giano Bifronte

Noyz Narcos è un artista che nel tempo ha allargato il suo pubblico toccando vette di successo senza però snaturarsi o perdendo il fuoco originario, cioè mantenendo sempre intatte una fame, un’attitudine e una passione per la musica che affondano le radici in quell’underground puro e hardcore da cui ha mosso i primi passi. Si dice che l’unica coerenza che l’uomo d’oggi possa vantare sia quella delle sue contraddizioni: il percorso di Noyz, però, riconcilia con questa parola così tanto abusata da aver perso significato. La sua coerenza si manifesta nel rimanere diretto e “truce”, cioè ancora figlio del linguaggio punk del TruceKlan, nel raccontare la strada senza filtri, nel collaborare sulle tracce con artisti (anche internazionali) e amici per cui prova davvero stima o con cui ha condiviso pezzi di esistenza.

Sì, c’è calcolo nella carriera di Noyz, sarebbe assurdo pensare il contrario quando si arriva a certi livelli, ma non è smaccato e penosamente orientato al solo “far numeri”. Coerenza, infatti, non vuol dire non cambiare mai. E, infatti, Noyz cambia: in “Virus”, il suo nuovo album, sperimenta perfino canzoni d’amore e di sentimento, ma lo fa rimanendo fedele a una visione. Anche nel precedente “Enemy”, che venne certificato disco d'oro in una settimana, tentava di allargarsi a un pubblico più ampio con canzoni più accessibili. Ma oggi come allora porta avanti questo processo sempre mettendo al centro il rap. E basta ascoltare le prime tracce dalle barre serrate e potenti di “Virus” per rendersene conto: Noyz ha la grande capacità di essere un Giano Bifronte, il dio che con lo stesso corpo può guardare al futuro e al passato.

Un piede in Italia, l’altro nel mondo

La produzione e la direzione artistica di Night Skinny sono uno dei grandi valori di “Virus” che, anche grazie al supporto di Sine, Mace, Greg Willen e Drillionaire, si pone sin da subito come un disco vario. Gli album di Noyz sono sempre sofferti nella lavorazione, il grande merito di Skinny, oltre a quello musicale, è anche umano: la sua vicinanza è un faro per il rapper romano. L’artiglieria pesante dell’album sono le collaborazioni internazionali che vengono già richiamate nell’intro con due skit, trasudando cultura hip hop: Raekwon, presente nel brano “Welcome back”, e “Worst way” con Cam’Rom. Il primo, pseudonimo di Corey Woods, è membro del gruppo hip hop Wu-Tang Clan, collettivo rap hardcore leggendario che ha ispirato la scena romana da cui Noyz ha mosso i primi passi, nello specifico il TruceKlan. Un cerchio iniziato decenni prima, passato per l’apertura di alcuni live del gruppo statunitense e arrivato a chiudersi, a compimento, con una traccia insieme potentissima.

Il secondo è un componente di un altro gruppo che ha fatto la storia, i Dipset, altra fonte di ispirazione costante per Noyz. “Il mio sguardo sul mondo una cinepresa”, rappa l’artista romano in questo brano, suggellando quel rapporto magico, mai così forte come in questo album, fra radici e visione musicale internazionale. Un piede in Italia, un piede nel mondo: su questa linea si muove anche la traccia bonus “Rvssian bag” con alcuni amici di sempre come Gast del TruceKlan e Click Head a cui Noyz ha voluto affiancare Thirstin Howl, rapper di Brooklyn. Un mix che se ne frega delle accoppiate pensate per conquistare le playlist, ma che si fonda su un forte sentimento di stima artistica. Un altro brano dalle tinte fuori confine è “Victory Lap” su produzione di Mace. L’esaltazione porta Noyz a rappare: “la classifica la facciamo in strada. Fuck Fimi”. È uno dei pezzi più riusciti del disco.

Sentimenti e melodie

Un capitolo importante è occupato dalle canzoni che custodiscono frammenti più melodici e da altre, quasi degli unicum nella carriera di Noyz, che scandagliano sentimenti e parlano d’amore. Del primo filone fanno parte “Volante 4” con Ketama 126 e Franco 126, e “Cry Later” con Sfera Ebbasta e Luché. La prima è più oscura e notturna con la voce gelida di Ketama e quella calda di Franco, amici della scuola romana, a fare da lucciole nelle tenebre in un contesto urbano. La seconda è più “aperta”, al centro c’è il tema dei soldi che possono rendere la felicità una trappola, oltre a intaccare il binomio passato-futuro. Il ritornello che si appiccica in testa come carta moschicida è, ovviamente, affidato a Sfera. Una curiosità: “Dio lodato per sta chance che m'ha dato al tempo”, messa nel brano da Noyz, è una citazione del compianto Joe Cassano. Il secondo blocco, quello sentimentale, è occupato da “Spine” con Coez e da “Blister” con Franco.

La prima è probabilmente l’unica vera canzone d’amore nella storia di Noyz, ma è importante sottolineare come questa non rappresenti un esperimento alieno. Molti rapper, ormai, propongono canzoni d’amore catchy per scalare le classifiche, strizzare l’occhio alle radio e aprirsi a un pubblico più vasto: spesso ci riescono, ma in molti casi scadono nel patetico. Qui invece Noyz, pur giocando fuori casa, è credibile perché non tradisce il suo immaginario. Pistole, carcere, dannazione: il pezzo è melodico, certamente, ma non viene inghiottito dalla banalità amorosa. Lo stesso ragionamento vale per “Blister” che con struggimento si interroga sulla vita e sul lavoro.

Quello di sempre

Se da un lato c’è il Noyz più inaspettato, dall’altro c’è anche quello di sempre: vivo, truce, vigoroso, tecnico, capace di fotografare la realtà come una lente di ingrandimento su una ferita. Il disco inizia con una dichiarazione di intenti: “Uomo a terra” in cui le radici, la propria bandiera e l’amore per la musica vengono innalzate in barre serrate. Le stesse che si possono ritrovare in “Virus”, una traccia che rappresenta un fiume rap da ascoltare e di cui godere. “Dope boy” è un pezzo magico: si tratta di un dialogo senza barriere fra un artista e un fan. È un brano introspettivo in cui Noyz spiega anche la scelta sofferta di essere passato dalla sua Roma a Milano per lavoro, senza però dimenticare le strade che l’hanno cresciuto. “War games” sembra sputato fuori dal Noyz delle origini e mette al centro “cronaca nera, storia vera”. A fare da sfondo madri senza figli, un futuro incerto e ragazzi in cerca di un riscatto: è una telecamera puntata sulla strada, un classico del suo immaginario.

Chiude il cerchio una delle tracce più attese, “Verano Zombie 3”. Il terzo capitolo della saga, diventata di culto anche grazie al video low budget ispirato ai b-movie anni '70 che Noyz e soci girarono nel 2007 all'interno del Cimitero del Verano, è una chicca in cui si ritrovano i protagonisti dei capitoli precedenti: Gemello e Metal Carter. Interessante l’idea di affidare la produzione a Greg Willen, il genietto dietro al successo del gruppo Fsk, che ha dato nuova freschezza al beat senza snaturarlo.

Vecchio e nuovo stile

Alcuni dei feat scelti spingono sul sound old style, mentre altri seguono le nuove tendenze. “Foot Locker” con Geolier, talento della nuova scena napoletana, è un brano fresco, proprio come “Daytona 2000” con il “fratellino” romano Rasty Kilo e “Money Bagz” con Speranza, con cui Noyz condivide un’attitudine incendiaria. “No ratz” con Gué e Capo Plaza è una cena fra amici: con l’ex Club Dogo, Noyz ha vissuto una parte importante del suo percorso, mentre con il giovane artista salernitano aveva già collaborato in “Casa mia”, presente in “Enemy”. Una rimpatriata in cui l’artista rivendica la sua nuova indipendenza dalle major e in cui ogni eccesso è lecito: “grattugio l’oppio su sto piatto di spaghetti al tartufo”, rappa Noyz.

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