Ciao 2021: omaggio sincero o parodia di cattivo gusto del pop italiano?

Cantanti e ospiti si prendono gioco dei luoghi comuni della musica e del costume italiano, spesso sfidando il politically correct. Compaiono anche Fedez, Al Bano, i Ricchi e Poveri. E Putin saluta in italiano gli spettatori.
Ciao 2021: omaggio sincero o parodia di cattivo gusto del pop italiano?

Un omaggio sincero o una parodia di cattivo gusto? Lo show russo del popolare conduttore televisivo Ivan Urgant, trasmesso la sera di Capodanno su Pervyj Kanal, il primo canale della tv di Mosca, torna a far parlare di sé. Dopo "Ciao 2020", la banda di Urgant ha messo in piedi una nuova edizione del programma, "Ciao 2021".

Stesso concept, un fittizio programma televisivo - condotto in italiano, con sottotitoli in russo - ispirato alle trasmissioni musicali italiane degli Anni '80, "Discoring" su tutte, con cantanti russi chiamati a esibirsi sulle note di brani cantati in un italiano senza senso. E ospiti che si prendono gioco dei luoghi comuni del costume italiano, spesso sfidando il politically correct: "Sono stufa che giudichiate il mio corpo. Siamo nel 2021, i vostri complimenti rasentano la molestia", sbotta subito, all'inizio del programma, l'attrice Alla Mikheeva (spalla di Urgant nei suoi show), nei panni della soubrette Allegra Michele. Così gli altri conduttori, rei di essersi lasciati andare a battutine sul suo avvenente aspetto fisico, le chiedono scusa per i loro commenti di basso livello, ma lei sorprende tutti: "Stavo scherzando. Siamo a Natale, fate tutto quello che volete". .

Le foto di Celentano, Toto Cutugno, dei Ricchi e Poveri prima dell'abbandono di Marina Occhiena, e poi ancora Al Bano e Romina, di Riccardo Fogli dei tempi di "Storie di tutti i giorni", di Sabrina Salerno, appese sulla parete alle spalle di un bambino che, in piedi su una sedia, recita una poesia e riceve in regalo dal padre - collane d'oro e occhiali da sole Anni '70 - una riproduzione in legno di Pinocchio. Comincia così "Ciao 2021", prima della sigla che mette in fila immagini da cartolina del Colosseo, del Duomo di Milano, della Torre di Pisa, dei canali di Venezia. Tra i protagonisti della musica russa che hanno deciso di mettersi in gioco, interpretando - per una notte - bizzarre popstar italiane ci sono Ljusja Čebotina (lanciata dall'adattamento ucraino di "X Factor" nel 2015), Dead Blonde (nei panni di Bionda Morta - classe 1999, che con le sue canzoni ha spopolato su TikTok), Vanya Dmitrienko (anche lui esploso sui social: ha solamente 16 anni), la diva Lolita (nome completo Lolita Milyavskaya), Loboda (stella dell'elettropop ucraino) e anche Manizha (ha rappresentato la Russia sul palco dell'Eurovision Song Contest, quest'anno). 

La canzone più esilarante di tutte? Parla del Festival di Sanremo. L'hanno cantata il rapper russo Basta (nei panni di un tale Vaculecci) e la cantante Polina Gagarina (che ha interpretato Gaga Rini) e si intitola "Sanremo". Il ritornello fa così: "Quando non ci saremo / il Festival di Sanremo / continuerà / e il successo resterà". Come vincere a mani basse, insomma. Ma anche quella di Dead Blonde aka Bionda Morta, "Il ragazzo con la giardinetta", non scherza: "Il mio ragazzo guida una Fiat / in piena notte in cerca di guai". Potete rivedere tutto lo show qui sotto:

Non sono mancate sorprese. Ad un certo punto, durante un finto spot pubblicitario, è partito il trailer di "House of Gucci" di Ridley Scott, anzi, "Casa Agucci", in cui il personaggio di Jared Leto proponeva, per Capodanno, di "andarsi a ubriacare sul Campidoglio". Un Pinocchio gigante è apparso sul palco, alle spalle dei ballerini, per una citazione della scena di "Un, due, tre, stella!" di "Squid Game", la popolare serie tv sudcoreana. Si sono collegati per un saluto - rigorosamente in russo - pure Angelo Sotgiu e Angela Brambati dei Ricchi e Poveri, Toto Cutugno, Al Bano e addirittura Fedez. E alla fine un video fake in cui il presidente russo Vladimir Putin salutava, in italiano, gli spettatori, ha fatto da ciliegina sulla torta all'operazione firmata da Urgant, al quale - nonostante tutto - non si può non volere bene.

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