Calcutta, la storia di "Gaetano"

Canzoni "che restano" di cantautori italiani scelte e raccontate da Federico Pistone
Calcutta, la storia di "Gaetano"

CALCUTTA
Gaetano. 

È il genio strafottente, sincero e inquieto della musica indie, l'unico forse a offrire il senso dei cantautori a chi per motivi anagrafici nemmeno è mai stato sfiorato dal fenomeno. Sentimento e passione (vira con disinvoltura dagli abbracci all'orgasmo), ironia e cattiveria, melodie minimaliste e retrò riproducibili da ogni generazione, testi densi di riferimenti intimi che se ha voglia spiega altrimenti offre alla libera interpretazione in linea con la filosofia del «non cerchiamo un senso a tutto». Edoardo D'Erme da Latina come Tiziano Ferro («Ci incontriamo al forno notturno dove si mangia pizza rossa che gronda olio»), si ispira a Caetano Veloso e si fa chiamare Calcutta, «un nome per caso, suona bene». 

Dopo una serie di demo giovanili, nel 2015, a 26 anni spacca tutto con MAINSTREAM, un titolo che è una provocazione, che lui stesso traduce in “musica commerciale”, affidato alla supervisione di Niccolò Contessa, creatore dei Cani e di un nuovo modo di fare canzone d'autore. Si parte con “Gaetano” che demolisce qualsiasi impegno militante nel disorientamento di un'epoca. 

Volevo avere dei figli, né troppi né pochi
Né tardi né domani
Con l'inverno che avanza e tu vuoi aprire un'azienda
Che fa tende con le mani
E ho fatto una svastica in centro a Bologna
Ma era solo per litigare
Non volevo far festa e mi serviva un pretesto
Per lasciarti andare
Suona una fisarmonica, fiamme nel campo rom
Tua madre lo diceva: non andare su youporn

A scanso di equivoci, Calcutta ci spiega: «È una provocazione contro un certo tipo di sinistra, quella che ha i soldi, che vede Crozza, che pensa che lotta politica e intrattenimento possano andare insieme». 

La traccia che segue, “Cosa mi manchi a fare?”, resa virale dal video di Francesco Lettieri, è una melodia abbozzata anni prima in un “periodo buio”, ritrovata quasi per caso e restituita ai bagliori del nuovo Calcutta. Lei si chiama Pesaro, come la città frequentata all'epoca da Edoardo.

La pioggia scende fredda su di te
Pesaro è una donna intelligente
Forse è vero, ti eri fatta trasparente
Ma non ci cascherai mai
E non mi importa se non mi ami più
E non mi importa se non mi vuoi bene
Dovrò soltanto reimparare a camminare

Questo testo è tratto da "La musica che resta" di Federico Pistone, pubblicato da Arcana, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. (C) 2020 Lit edizioni s.a.s.  

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