Roby Facchinetti parla del nuovo album "Symphony"

Lo ha intervistato per noi Andrea Pedrinelli, autore di "Il grande libro dei Pooh"
Roby Facchinetti parla del nuovo album "Symphony"

Abbiamo chiesto al collega Andrea Pedrinelli, che dei Pooh è il massimo esperto  (come dimostra il suo recente "Il grande libro dei Pooh", che recensiremo prossimamente) di intervistare per noi Roby Facchinetti all'uscita del nuovo doppio album.

“Sono tornato a casa”.
Roby Facchinetti ride, quando gli si chiede se il nuovo album “Symphony”, due Cd (a gennaio anche tre Lp) di suoi classici e inediti riletti con orchestra non sia per caso un ridare vita vera, alla sua musica, più che “nuova vita” come recita il comunicato stampa.
“Ah, forse non dovrei dirlo – dichiara Roby – ma in effetti è così. Perché anche le canzoni più leggere trovano la loro anima più corretta con l’orchestra, e perché la mia sensazione è che questi miei brani siano più autentici con un ampio organico classico attorno, che non in altri contesti sonori”.

Del resto, Facchinetti è un signore che passerà alla storia per l’originalità colta delle sue suite, per certi suoi ineguagliabili sviluppi melodici di sapore lirico, per la notevole capacità d’affiancare a refrain cantabili armonie raffinate e andamenti ritmici frastagliati.

E difatti, in “Symphony” alcuni dei capolavori di questo genere dell’artista bergamasco sono molto ben rappresentati, a volte con tocchi d’arrangiamento che fanno ben capire quanto egli non sia in fondo troppo distante da un Morricone, a livello di pura composizione: bastino in merito il caposaldo “Parsifal”, la recente “Rinascerò rinascerai”, la storica “Pierre”, ma anche “Un mondo che non c’è” o “In silenzio”. Facchinetti è cresciuto con la musica classico-lirica, questo è: ed è tale formazione, che ha dato una marcia in più a lui e di conseguenza ai Pooh. Ricorda Roby: “Ascoltavo musica con mia madre e nella mia fantasia l’orchestra già a cinque anni era una cosa bella, che mi faceva sentire bene. Avrei voluto dirigerla, un’orchestra, per questo nel progetto di oggi mi sento a casa”.

In “Symphony” Roby Facchinetti è affiancato dall’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana e dalla Budapest Art Orchestra, orchestrate e dirette dal Maestro Diego Basso: e in scaletta, dopo una “Ouverture” anticipatrice dei temi (e delle sfide) più interessanti dell’insieme, sfilano nove brani dei Pooh (uno, va detto, a firma Dodi Battaglia: la bellissima “Ci penserò domani”) e cinque del recente repertorio da solista di Facchinetti. Non ci sono però le chicche pop-rock-sinfoniche del periodo lucarelliano dei Pooh, faccende tipo “Per te qualcosa ancora” o “Oceano”: ma perché Roby le destina non tanto ai prossimi live del disco (da marzo 2022, per ora fissate Bergamo, Milano, Firenze, Mantova, Roma e Torino) bensì a un da lui auspicato “Symphony 2”.

In compenso, vengono rilette sinfonicamente hit quasi rock come “Chi fermerà la musica”, sulla quale Facchinetti svela: “Ho avuto mille dubbi. In un progetto come questo “Pierre” o “Uomini soli”, che peraltro ora interpreto da solo com’era nata prima dell’idea sanremese, si sono scelte da sé. Mentre se rileggere “La donna del mio amico” già mi lasciava perplesso, su “Chi fermerà la musica” ci ho pensato molto. Volevo essere rassicurato. Il Maestro Basso è riuscito nell’impresa, con un arrangiamento complicatissimo per dei violini che l’ha rispettata rendendola bellissima”.

Come sempre, però, Facchinetti non s’è accontentato d’una quindicina di brani da rileggere quasi in toto: già che c’era ne ha composti quattro nuovi, regalando poi ai fan anche un pezzo, “Grande madre”, scritto anni fa e sinora mai pubblicato.
“'Grande madre' è una partitura che dalla nascita mi evocava spiritualità, e infatti l’avevo passata a Stefano D’Orazio dicendogli che per me era una preghiera. Stefano col suo testo ne fece un’invocazione a Maria, intrisa di vera fede. Però quando nacque non aveva senso includerla in ciò che stavamo facendo; l’anno scorso avevo promesso a Stefano che l’avrei incisa appena possibile, finalmente, e ora l’ho fatto: e forse è il momento giusto, perché le cose non avvengono mai per caso e ora si ha bisogno di pregare l’umanità di Maria. L’avessimo incisa anni fa sarebbe forse sembrata retorica”.

Tre degli altri inediti (tutti scritti da poco, “Mi sa che il periodo che stiamo vivendo ha scatenato la mia creatività”) sono invece canzoni con testi di Maria Francesca Polli, due anche con la ritmica del pop-rock che altrove non compare, e per Roby rappresentano diverse anime d’autore: la scrittura rock quasi prog (“La musica è vita”), la ballad sentimentale d’ampio respiro (“Se perdo te”), la musica-sogno o poesia (la raffinatissima, splendida “Che meraviglia”).
“Respiri” invece è un inedito strumentale, l’ultimo brano della scaletta, una splendida fotografia dell’intero progetto.

“Perché lo strumentale è il tipo di brano che più mi rappresenta” sottolinea Roby. “'Respiri' è un pezzo a due teste, prima in minore poi in maggiore, con la soprano Claudia Sasso a impreziosirlo; e mira all’essenza più alta, pura del far musica. Perché come autore, la completezza io la trovo, anzi l’ho sempre trovata, nella musica nuda”.


Andrea Pedrinelli

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