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Silent Bob: rap oscuro e fangoso come una certa provincia

Il rapper, coadiuvato dal produttore Sick Budd, pubblica il disco “Piove ancora” che arriva dopo “Piano B”, diventato un caso durante il lockdown. Quelli del ventiduenne sono testi crudi e senza filtri.
Silent Bob: rap oscuro e fangoso come una certa provincia

“Piano B”, il primo disco di Silent Bob e Sick Budd, è uscito nel gennaio del 2020, alle porte del lockdown. Nonostante la difficoltà del periodo, il progetto diventa un caso: macina stream su stream e artisti come Salmo e Massimo Pericolo, che collabora nella traccia “Autostrada del sole”, accendono i riflettori sul piccolo mondo di Edoardo Fontana, un ragazzo poco più che ventenne cresciuto a Dorno, nella provincia pavese, che si fa chiamare Silent Bob in omaggio al film degli anni ’90 “Clerks”. Da quella pellicola, il giovane rapper sembra riprendere un linguaggio senza filtri, crudo, scurrile, intriso di black humour, ma anche di disperazione, fame, sogni e rabbia. E soprattutto riconoscibile come autentico, anche nella sua durezza.

Uno stile di scrittura che abbraccia sonorità hip hop vecchia scuola e le radici profonde della black music, ma il tutto è rinfrescato e portato al giorno d’oggi grazie al lavoro di Sick Budd, produttore milanese classe 1992 che Edoardo ha conosciuto quattro anni fa durante un contest al Barrio's, da cui, tra l’altro, è uscito vincitore. “Durante il lockdown, dopo l’uscita di ‘Piano B’, avevamo iniziato a gettare le basi per le nuove canzoni, ma non riuscivo a tirare fuori quello che volevo – ricorda Silent Bob – e questo mi ha anche fatto andare un po’ fuori di testa perché la musica mi aiuta e se non faccio musica non riesco ad aiutarmi. Quando poi le limitazioni si sono attenuate, la gente poteva di nuovo uscire, tutto è filato liscio, ho ritrovato l’equilibrio. Ho subito scritto e lavorato sulla canzone ‘Potevamo’ con Emis Killa, quello è stato il segnale che il nuovo disco stava prendendo forma”.

“Piove ancora”, il secondo album, in cui ci sono collaborazioni con Emis Killa, Speranza e Drast degli Psicologi (“Baci di Giuda” è una delle migliori tracce del lavoro, ndr), segue la linea tracciata dal primo progetto, ma ne allarga le vedute e la densità. “C’è una precisa ricerca del suono – sottolinea Sick Budd – c’è un innalzamento ancora maggiore del nostro amore per l’hip hop, per la black music, per il jazz e per il blues. Volevamo che la musica suonasse sporca, fangosa, piena di pioggia come il mondo descritto nei testi di Edoardo. Ho curato le produzioni e il mix distaccandomi dalla ‘strada pulita’ di molta della wave di oggi. La musica è perfettamente allineata al contenuto dell’album. C’è una personalità musicale creata ad hoc”.

Lo stile e il linguaggio di Silent Bob sono diretti come un calcio in faccia. Parla di droga e problemi comuni, vede mostri di giorno mentre si trova a suo agio perso nella notte, sogna di “scoparsi vecchie con i soldi come la Merkel”, di entrare in Vaticano con un carrarmato, fuma sopra una Panda con mutande Uomo e ascoltando i Nirvana, parla di sesso, provincia, gioventù, ansie. E lo fa sempre con un nodo alla gola, come se fosse un urlo strozzato, anche quando le barre prendono una strada più ironica. È un mondo anti-borghese, fortemente hip hop e lontano dal perbenismo, che a molti potrebbe scandalizzare, ma che nella sua brutalità non esaurisce mai la fiamma della speranza.

“Oggi molto rap non dice nulla – continua Silent Bob – io non ce la faccio, non riesco a scrivere su cose che non vivo o che non hanno un contenuto. Quando scrivo lo faccio di getto, butto fuori i miei pensieri come dallo psicologo e lo faccio senza filtri. La provincia è quello che vedo quando esco di casa. Non so dire se la ami o la odi di più. È comunque lo sfondo della mia narrazione. Come lo è la notte. Perché di notte, in provincia, c’è poca gente in giro e quindi si ha più tempo per rimanere soli e per pensare. A volte in quei momenti arrivi perfino a odiare te stesso. Ma la mia musica non è mai passata come ‘tristona’. Nel momento in cui sputi fuori un problema con rabbia, già stai cercando di superarlo. C’è sempre speranza, in ogni canzone, anche nella più cupa. Io i problemi li prendo e li spacco a metà”.  Ma la corsa al successo comunque c’è. “Sì, voglio rappare bene e raggiungere dei traguardi, è vero, parlo anche di beni materiali, ma lo faccio mosso davvero da un sentimento di rivalsa – sottolinea Silent Bob – vengo da un paese di 3.000 anime, nessuno credeva che potessi campare facendo musica, alcuni mi hanno anche preso per il culo. Farcela sarebbe la risposta migliore”.

Dopo il più classico dei percorsi alla scoperta dell’hip-hop tra jam e battle di freestyle, nel 2017 ha partecipato a un contest e si è guadagnato un posto nel roster di Bullz Records, etichetta indipendente milanese. “Mentre la trap esplodeva io facevo gare di freestyle – sorride – a me la wave nuova piace, sono fan, ma il background anni ’90, il rap più serrato e con contenuto, è la mia vera radice. La mia musica cerca di mischiare questi elementi, prende un’attitudine del passato e la rende più fresca. Non me ne è mai fregato nulla dell’essere o meno mainstream, anche perché credo che questa parola oggi sia mutata. Vedere primi in classifica artisti come Massimo Pericolo, Marracash, Emis Killa e Jake La Furia, fa capire che la musica più dura può arrivare a tanta gente”.

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