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Pubblicati in Italia i diari di Jeff Buckley

Esce per Mondadori il volume curato da David Browne e dalla madre Mary Guibert che raccoglie i materiali e gli "sketches" del grande cantautore scomparso

A pochi mesi dai 25 anni della scomparsa di Jeff Buckley, non accenna a diminuire il suo mito. Il grande artista scomparso tragicamente nel maggio del '97 viene celebrato da un nuovo, poderoso volume: si intitola "Jeff Buckley. La sua vera voce" e viene pubblicato da Mondadori. Il libro raccoglie i diari originali del cantante, curati dal giornalista David Browne, autore di biografie su Grateful Dead, CSN&Y e del volume "Dream Brother: The Lives and Music of Jeff and Tim Buckley", e dalla madre Mary Guibert, che da sempre cura l'eredità materiale e culturale del figlio.

Scrive Browne nell'introduzione:

In questi tempi accelerati di video blog, tweet e altri comunicati sui social media, l'immagine è molto pittoresca. Rannicchiato in un bar o su un autobus o in aereo, un ragazzo tira fuori dalla sacca un taccuino con la spirale e inizia a scarabocchiare pensieri a casaccio. Ne escono elenchi di cose da fare, abbozzi di poesie o lettere d'amore, schizzi improvvisati o osservazioni appassionate su quello che ha intorno. Quando è ora di andare rimette il blocco nella sacca, dalla quale lo ripescherà un altro giornoper annotare qualcos'altro.
Jeff Buckley, come molti di coloro che purtroppo non sono sopravvissuti fino all'alba del ventunesimo secolo, teneva un diario. Nell'ultimo decennio della sua vita prendeva qualsiasi foglio avesse a portata di mano (di solito uno di quei quaderni con la spirale che usavamo tutti alle superiori, anche se a volte si accontentava di pezzi di carta strappati) e lo usava per riesaminare i pensieri e rafforzare i ricordi. Per Jeff i diari erano la tribuna in cui argomentava le direzioni musicali ed emotive da prendere.
e rispecchiavano il suo stato d'animo del momento: calmo e pensoso (calligrafia precisa e leggibile) o stressato (caratteri nervosi e più grandi del solito). Documentava continuamente la sua vita in modo apparentemente schivo, ma senza mai perdere di vista la propria storia; e comunque era più discreto delle generazioni successive, che non si sarebbero fatte scrupoli a pubblicare le proprie riflessioni su YouTube. 

Come nota Browne, la carriera di Jeff decollò quasi verticalmente abbastanza presto

Dopo la sua esibizione in un concerto in omaggio a Tim Buckley nel 1991 a New York, è stato scoperto dal mondo della musica e ha iniziato a suonare ogni settimana al Sin-é, un bar con le vetrine grandi nell'East Village, Il passaparola si è diffuso talmente in fretta che era difficile riuscire a vederlo: la prima sera che ci ho provato, nell'estate del 1993, al Sin-é c'era così tanta gente che mi è toccato ascoltarlo dal marciapiede. (...)
Jeff era un cantante dotato di un'estensione prodigiosa, un chitarrista molto sensibile e un compositore di potenza non comune: in parte musicista rock. in parte cantautore, e del tutto singolare La Columbia, che lo ha messo sotto contratto riuscendo a battere diverse altre etichette, lo vedeva a buon diritto come una componente vitale della tradizione dell'etichetta, casa di eterni talenti come Bob Dylan, Bruce Springsteen e Miles Davis: un artista che sarebbe durato nel tempo.

Non andò esattamente così, purtroppo: il volume, versione italiana di "Jeff Buckley: His Own Voice: The Official Journals, Objects, and Ephemera" uscito in Inglese due anni fa, racconta i pensieri di un ragazzo che venne travolo dalla pressione, attraverso una ricca raccolta di materiali rari e inediti.

 

 

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