Club Tenco: "Mettiamo fine a un lungo isolamento culturale da parte nostra"

La svolta epocale annunciata dal Direttivo del Club
Club Tenco: "Mettiamo fine a un lungo isolamento culturale da parte nostra"

Il mio parere sulla cosiddetta e sedicente "canzone d'autore" l'ho già scritto ed espresso molte volte, la più recente qui.
Saluto quindi con un brindisi l'annuncio di Sergio Secondiano Sacchi, direttore artistico del Club Tenco, storico baluardo della (appunto) canzone d'autore, che questa mattina, presentando la prossima edizione della Rassegna del Club (qui tutti i dettagli), ha reso noto che essa sarà dedicata alla "canzone senza aggettivi".

Sacchi ha anche precisato il concetto: il Club Tenco è nato sulla base di una suddivisione orgogliosamente rivendicata, ma con il tempo certe differenze sono venute a cadere, e così come è caduto il Muro di Berlino può finalmente cadere anche lo steccato" (artificioso, aggiungo io) "con il quale il Club Tenco ha sempre voluto separare la canzone d'autore da tutta l'altra canzone".
"Mettiamo fine a un lungo isolamento culturale da parte nostra, e diciamo che noi consideriamo d'ora in avanti canzone d'autore ogni canzone che sia una bella canzone, d'evasione o politicamente impegnata che sia", ha detto Sacchi (in coda all'articolo la sua dichiarazione ufficiale come è contenuta nel comunicato stampa).


Stefano Senardi, che fa parte del direttivo del Club, ha ulteriormente sottolineato:
"Ringrazio il Direttivo per questa svolta epocale, che è sottolineata simbolicamente anche da due dei premi di quest'anno: quello a Mogol, per il consolidato consorzio con Lucio Battisti, e quello a Enrico Ruggeri, artista controverso che è stato vittima di pregiudizi".


Meglio tardi che mai.

Franco Zanetti

 

Sergio Secondiano Sacchi:

 

«Per prendere le distanze da quella che una volta veniva semplicemente definita “musica leggera”, dalla fine degli anni Cinquanta l’uso di genitivi e aggettivi ha sempre condizionato la canzone italiana.

Come logico e naturale, i desideri di differenziazione e di orgogliosi posizionamenti hanno infarcito il vocabolario musicale di denominazioni indicanti non solo la provenienza o il linguaggio (etnica, rock), ma anche il contenitore di diffusione (commerciale, da festival) stabilendo automaticamente una sorta di contrapposizione qualitativa. Il sapore ideologico di tale contrapposizione ha creato anche più di un punto interrogativo (Azzurro è canzone commerciale se interpretata da Adriano Celentano e d’autore se cantata da Paolo Conte?). Per di più, l’antica antitesi tra una canzone di bassa qualità destinata ai grandi numeri e una di qualità destinata a un’élite veniva a cadere nello stesso momento in cui i maggiori cantautori occupavano i primi posti nelle classifiche di vendita».

«Se la contrapposizione tra provenienze e contenitori aveva una logica pregnante negli anni ’60 e ’70 non possiamo pensare di restare lì immobili e che il mondo intorno a noi sia immutato. Il Tenco ha quarantanove anni, siamo più duraturi della DDR, è caduto il muro di Berlino è inutile immaginare un mondo immutabile, che vuole ancora fili spinati ideologici e culturali. Rappresentando obsolete barriere culturali, estetiche e qualitative, certe etichettature e denominazioni di origine incontrollata hanno perso ogni ragione di sopravvivenza. Non volendo rappresentare un’istituzione che esiste solo per dare patenti di qualità al cantautorato italiano e riprendendo le autorevoli indicazioni di Luciano Berio e di Roberto Leydi, il Club Tenco crede che, riguardo alla canzone, gli unici aggettivi con diritto di cittadinanza siano “bella” o “brutta”. Perciò, guardando al futuro più prossimo e pensando che per “canzone d’autore” si debba considerare una canzone “bella” indipendentemente dal contenitore di provenienza, il titolo di questa Rassegna della Canzone d’Autore sarà “Una canzone senza aggettivi”»

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