La grande truffa della sedicente "canzone d’autore"

La grande truffa della sedicente "canzone d’autore"

Mi è capitato di leggere una frase di Francesco Bianconi dei Baustelle, contenuta in un’intervista concessa al blog Pixarprinting.

La frase è questa:

“Io amo De André, un po’ meno il suo pubblico, forse, e chi pensa che la musica popolare buona sia solo quella che in Italia chiamiamo ‘canzone d’autore’”.

Ammetto che mi sono sentito confortato: mi pare di cogliere nelle parole di Bianconi, che non solo io considero uno degli autori italiani più importanti degli ultimi anni, una presa di distanza dalla definizione “canzone d’autore” e soprattutto dall’uso strumentale e autocelebrativo che se ne fa.

Dell’argomento ho discusso più volte, anche in pubblico, con gli amici del Club Tenco e del Premio Recanati, trovandomi felicemente in quasi totale disaccordo con loro.

E ne discuto ogni volta che qualcuno mi dice di sé: “Io faccio canzone d’autore”. Bella scoperta, gli rispondo di solito: qualsiasi canzone è una canzone d’autore, perché è stata scritta da un autore. Il punto è che chi dice di sé “io faccio canzone d’autore” lo dice come se questo lo ponesse su un piano diverso e migliore rispetto agli altri, quelli che, poveretti, si limitano a scrivere canzoni e basta (belle o brutte che siano).

Alla definizione “canzone d’autore” ha dedicato una voce l’Enciclopedia Treccani, facendola scrivere a Roberto Vecchioni (la trovate qui); ma una definizione più semplice e breve l’ha data Giada Pizzolo, che scrive:

“La canzone d'autore non è semplicemente una canzone firmata, in quanto tutte lo sono, secondo il diritto d'autore. La parola ‘autore’ è intesa in senso forte, come elemento di distinzione e identità”.

In sostanza, nel linguaggio comune “canzone d’autore” è usato per riferirsi a una canzone “di qualità”, quindi aprioristicamente superiore a tutte le altre canzoni considerate commerciali o “leggere”, quindi di minore pregio.

Ed è questo che mi fa sempre incazzare. Quello che penso io è che, ammesso che possa aver senso la distinzione fra “canzone importante” e “canzone meno importante” – ma esistono canzoni sedicenti “d’autore” di nessuna importanza, e canzoni “non d’autore” estremamente importanti e significative – l’appartenenza all’una o all’altra categoria potrà essere stabilita solo a posteriori, e affidata al giudizio critico e popolare su quella determinata canzone. Non so: è come dire “io scrivo libri importanti” e dirselo da soli, prima ancora che qualcuno li abbia letti e valutati. E’ come volersi collocare, a proprio insindacabile giudizio, in una categoria superiore e più qualificata e qualificante rispetto agli altri che si limitano a scrivere canzoni (o “canzonette”: parola bellissima, che amo molto e che non considero per nulla riduttiva, anzi).

Nessuno considererebbe mai una canzone dei Pooh o una canzone di Umberto Tozzi come una “canzone d’autore”: eppure Roby Facchinetti e Valerio Negrini, oppure Giancarlo Bigazzi, sono e sono stati autori di grandissimo valore, mille volte superiori a tanti stronzetti anche famosi che scrivono canzoni noiose e presuntuose giustificando la loro esistenza con la (autodichiarata) appartenenza alla “canzone d’autore”.

Perché, diciamoci la verità: è molto, ma molto più difficile scrivere una bella canzone di musica leggera, che diventi popolare e piaccia alla gente e acquisti un’importanza che vada oltre il momento storico in cui ha avuto successo, che scrivere una qualsiasi puttanata noiosa e inascoltabile nascondendosi dietro l’alibi della “canzone d’autore”.

Scrivo questo a ragion veduta: ho appena finito di ascoltare 480 canzoni inedite, quelle candidate al mio concorso per autori “Genova per Voi”, e ho sentito, purtroppo, tanta roba brutta, roba che uno si domanda se chi l’ha scritta l’abbia mai riascoltata con un minimo di senso autocritico o se l’abbia mai fatta ascoltare a qualcuno che non siano i suoi genitori o la sua fidanzata.

Scrivere una canzone – e lo dico a cuor leggero, non essendone io capace – è un lavoro difficile, impegnativo, anche rischioso, e non è certo alla portata di tutti. Eppure c’è in giro tanta gente che non solo è convinta di saper scrivere canzoni, ma che oltretutto dice di sé “io scrivo canzoni d’autore”. Ma mi faccia il piacere, commentava Totò.

C’è in giro gente che è convinta che trattare in una canzone un argomento “importante” – l’immigrazione, la violenza sulle donne, i diritti degli omosessuali, i morti sul lavoro, ditene voi un altro qualsiasi – sia già sufficiente per essere considerato un autore di canzoni d’autore. E così siamo ammorbati da canzoni brutte, insipide e presuntuose che cercano autogiustificazione alla loro esistenza nel fatto stesso che trattano (male, oltretutto) un tema sociale o d’attualità. E se spieghi ai loro autori che la loro canzone avrà anche un tema importante, ma resta una brutta canzone, se la prendono a male e si offendono e ti danno del qualunquista disimpegnato. Allora provo a spiegargli che diffido pregiudizialmente di chiunque cerchi di acquistare credibilità con l’espediente di trattare un argomento “forte”, e, ancora di più, che credo che il testo di una canzone – di una “bella” canzone – non debba mai essere didascalico o moralistico.

Per dire: penso che all’accettazione dell’omosessualità abbia giovato molto più il testo di “Pierre” dei Pooh, scritto da Valerio Negrini, che qualsiasi testo di canzone “d’autore” sullo stesso tema uscita nei quarant’anni passati a oggi dall’uscita di “Pierre”. Andate a leggere il testo di “L’amore merita”, scritto da Simonetta Spiri con Luca Sala, uno degli autori di “Non è l’inferno” di Emma, e con Marco Rettani, autore del romanzo “Non lasciarmi mai sola”. Questa è quella che io considero una canzone strumentale, d’occasione, scritta per far parlare di sé (e infatti, guarda caso, è stata pubblicata e pubblicizzata in concomitanza del decimo anniversario di una help line per gay): un perfetto esempio di quel che scrivevo poc’anzi, di tentativo di autolegittimazione di una canzone ricercato attraverso una rivendicazione di “importanza” del testo. Se c’è bisogno di annunciarlo, di cosa tratta una canzone, vuol dire, semplicemente, che quel testo non è sufficientemente valido. E infatti quello di “L’amore merita” è un testo pasticciato, confuso, sloganistico.

Come purtroppo, e concludo, lo sono molti testi della sedicente “canzone d’autore” italiana. Questo, almeno, è il mio parere. E il vostro?

 

Franco Zanetti

Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.