Coez resta il più imprevedibile di tutti: ecco il singolo “Wu-Tang”

Dopo un disco come quello del 2019, che “istituzionalizzò” il fenomeno Coez tanto da portarlo pure ad andare a Sanremo come ospite, era lecito aspettarsi un altro album del genere: perché quando sei dentro al sistema, poi è difficile uscirne. E invece no.
Coez resta il più imprevedibile di tutti: ecco il singolo “Wu-Tang”

Torna e spiazza. Cambiando tutto ancora una volta. In cabina di produzione, a questo giro, non c’è Niccolò Contessa, che lo aveva affiancato in parte di “Faccio un casino”, il disco del 2017 che a 34 anni lo catapultò a sorpresa in cima alle classifiche (anche grazie a hit come la stessa “Faccio un casino”, “Le luci della città” e soprattutto “La musica non c’è”, 8 Dischi di platino in due anni), e poi in “È sempre bello”.

In “Wu-Tang”, il singolo che ha pubblicato oggi a distanza di 48 ore dall’annuncio, Coez torna a lavorare con Sine, vero nome Alfonso Climenti, il suo braccio destro storico. Insieme nel 2011 pubblicarono il mixtape “Fenomeno”, poi due anni dopo con “Non erano fiori” Coez scelse di mettere da parte le rime e di cominciare a cantare più ritornelli: si sarebbero ritrovati proprio in “Faccio un casino”, quando Sine produsse un paio di tracce, quelle più vicine alle radici hip hop dell’.ex Brokenspeakers, che - per chi vivesse fuori dal Grande Raccordo Anulare - fu uno dei collettivi più importanti della scena rap capitolina degli Anni Duemila, composto dallo stesso Coez insieme a, tra gli altri, Lucci (anche lui oggi solista), Niccolò Ceraia e Antonio Usbergo, oggi registi richiestissimi dalla scena italiana.

Dopo un disco come quello del 2019, che di fatto “istituzionalizzò” il fenomeno Coez dopo il successo anomalo di “Faccio un casino”, tanto da portarlo pure a incidere un duetto con Gianna Nannini, “Motivo” e a cantarlo come ospite al Festival di Sanremo (aveva più volte provato a partecipare, prima del boom, anche con “Faccio un casino”: lo scartarono sempre, poi cominciarono a corteggiarlo), era lecito aspettarsi un altro album del genere: perché quando sei dentro al sistema, poi è difficile uscirne fuori. E invece no.

“Wu-Tang” è la canzone che non t’aspetti, in questa fase della carriera di Coez.

O forse sì. Perché in fondo Silvano Albanese - è il suo vero nome - resta il più imprevedibile, tra gli artisti della sua generazione, e lo dimostra la sua storia. Per l'uscita di "Wu-Tang" ha puntato tutto su una comunicazione do-it-yourself: ha chiesto ai fan su Instagram di indicargli dei buoni motivi per fargli ascoltare il pezzo in anteprima e a quelli che davano risposte più convincenti, per lo più fan di vecchissima data, ha mandato il pezzo in anteprima. Sotto forma di un video che lo ritraeva in studio, di spalle, di fronte al mixer, mentre le casse riproducevano "Wu-Tang". La copertina riproduce semplicemente una scritta con il titolo della canzone, nera su uno sfondo bianco.

Il pezzo si apre con beat martellanti, degni del miglior Kanye West, e i versi trasudano di attitudine hip hop: “Sorry ma’ / stavo lottando con gli squali / per arrivare qua / ho una canzone nella testa / e la canzone fa / rattattatta”. Legatissima al mondo hip hop, d’altronde, è anche l’ispirazione: il Wu-Tang Clan, lo storico collettivo newyorkese. “Quando m’ascolto il Wu-Tang / mi sento un po’ come se / sto andando fuori di testa / vuoi litigare?”.
E se vi dicessimo che è solo la prima anticipazione di un disco che segnerà il ritorno di Coez alle sue radici?

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