«FACCIO UN CASINO - Coez» la recensione di Rockol

La sfida di Coez: dimostrare ai puristi del rap che non ha dimenticato le sue origini

Dopo la svolta pop di "Non erano fiori" e "Niente che non va", Coez torna sulle scene con un disco che lo vede ricongiungersi alle sue radici rap. La sfida è pericolosa: i puristi del rap sono lì ad aspettarlo, nel ghetto, a braccia conserte...

Recensione del 05 mag 2017 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Il rischio che corre Coez è quello di confondere chi ha cominciato a seguirlo da "Non erano fiori" (un gran bel disco prodotto da Riccardo Sinigallia) e ha poi continuato ad ascoltarlo con "Niente che non va", i due album "pop" che avevano sì fatto storcere il naso ai puristi del rap, ma che avevano consentito a lui di allargare - e non di poco - il suo pubblico. E questo rischio Coez lo corre perché sostanzialmente "Faccio un casino" è un tentativo di ricongiungersi alle sue radici rap: back to the roots, come dicono i colleghi anglofoni.

L'impressione che si ha ascoltando "Faccio un casino" è che si tratti più di uno street album piuttosto che di un classico disco: nessuna intervista, promozione ridotta ai minimi termini, profilo bassissimo e, soprattutto, è interamente autoprodotto - i due precedenti erano invece usciti per Carosello. È un disco che sembra rappresentare solamente una parentesi nel percorso a zig zag di Coez tra pop e rap: una parentesi comunque importante, considerando che per i seguaci della scena rap italiana è l'album che segna il ritorno di Coez sul luogo del delitto. La sfida è pericolosa: i puristi del rap sono lì ad aspettarlo, nel ghetto, a braccia conserte.

Le atmosfere delle dodici tracce sono sospese tra hip hop e indie pop: la direzione artistica del disco è stata curata da Coez stesso insieme a Niccolò Contessa (I Cani) e a Sine (o Sine One, o DJ Sine: insomma, lui), mentre in cabina di produzione si sono alternati beatmaker e producer come Squarta, Ford78, Frenetik & Orang3, Ceri, Stabber e Hostin Dowgz. Alle orecchie più allenate e agli appassionati dell'hip hop italiano il Coez di "Faccio un casino" potrebbe ricordare il Neffa degli esordi (quello dei "Messaggeri della dopa", per intenderci): il flow di quel Neffa lì lo ritroviamo in pezzi come "Parquet", "Delusa da me" e, soprattutto, nelle venature jazz di "Mille fogli". Per il resto, accanto a pezzi più pop come "Faccio un casino", "Ciao" o "La musica non c'è" troviamo pezzi più crudi come "Still fenomeno" e "Taciturnal": lui è credibile sia quando si cimenta con ritornelli orecchiabili e immediati, sia quando fa il duro con le sue rime.

Insomma, la sfida di Coez è vinta, ma solo in parte: perché se da un lato dimostra di trovarsi ancora a suo agio nelle vesti di rapper (il tentativo di ricongiungersi alle sue radici è piuttosto riuscito), al tempo stesso appare come sempre più combattuto tra due identità. "Piccolo disturbo bi-bi-bipolare", come rappa lui in "Still fenomeno".

TRACKLIST

01. Still Fenomeno (02:57)
02. Ciao (03:39)
03. Faccio un casino (03:13)
04. E yo mamma (03:21)
05. Parquet (03:35)
06. La musica non c'è (03:42)
07. Delusa da me (03:17)
08. Taciturnal (02:54)
09. Occhiali scuri (04:08)
11. Un sorso d'Ipa (03:30)
12. Mille fogli (03:19)
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