Franco Battiato: il tributo all’Arena di Verona è stato catartico

Oltre 50 artisti hanno omaggiato il grande cantautore scomparso. Il racconto della serata e la scaletta.
Franco Battiato: il tributo all’Arena di Verona è stato catartico
Credits: Francesco Prandoni

"Invito al Viaggio", il concerto-tributo a Franco Battiato in scena all’Arena di Verona, è stato catartico. Più di quattro ore di musica, immagini e ricordi. Un evento liberatorio per il pubblico e soprattutto per chi è salito sul palco, in continuo movimento fra picchi di emotività e momenti più intimi. Oltre 50 artisti si sono riuniti per omaggiare in modo rigoroso il maestro siciliano, a distanza di quattro mesi dalla sua scomparsa. La parola "morte" non solo non viene mai pronunciata, ma neppure contemplata: tutto scorre, l’esistenza come le canzoni, ma l’energia di chi non ha mai rinunciato al “viaggio”, per l’appunto, non si esaurisce. Non una celebrazione standard, ma una “festa della vita”. Non è un caso che il concerto si sia concluso con al centro del palco la sua pedana storica, illuminata da una luce tanto potente quanto simbolica, sulle note e sulle parole di “Torneremo ancora”, l’inedito uscito nel suo ultimo e omonimo disco del 2019. “Franco è ancora lì”, sussurra qualcuno in platea.

Dove si potrà vedere il live

Il concerto-tributo, organizzato dallo storico manager di Battiato, Francesco Cattini, era previsto già prima della scomparsa del cantautore, avvenuta lo scorso maggio dopo un lungo periodo di assenza dalle scene dovuto alla malattia. Inizialmente era stato pensato come un evento dedicato ai 40 anni dell'album “La voce del padrone”, che cadono proprio il 21 settembre, ma poi inevitabilmente si è trasformato in un tributo più ampio, che ha celebrato la sua eredità.

La serata di Verona, sotto la regia di Pepsy Romanoff, in futuro rivivrà anche in un disco e in un dvd, oltre a essere trasmessa sulla Rai entro fine anno con la voce narrante di Pif. Alcuni contenuti finiranno anche su Sky Arte. Sul palco, ad accompagnare gli ospiti, un’orchestra formata dalla Filarmonica dell’Opera Italiana Bruno Bartoletti, con Carlo Guaitoli alla direzione e al pianoforte, Angelo Privitera alle tastiere e programmazione, Osvaldo Di Dio, Antonello D’Urso e Chicco Gussoni alle chitarre, Andrea Torresani al basso, Giordano Colombo alla batteria. Le canzoni, che hanno seguito gli arrangiamenti originali, e gli artisti sono stati scelti dal discografico e amico Stefano Senardi, da Carlo Guaitoli, Francesco Cattini e da Pino Pinaxa Pischetola, storico fonico dell’artista.

Morgan apre l’evento

La serata inizia con le parole del filosofo e collaboratore di Battiato Manlio Sgalambro sulla “volontà esoterica” della Sicilia. A seguire il primo intervento di Umberto Broccoli, intellettuale e autore televisivo, che farà da Virgilio per tutto il “viaggio”, raccontando diversi aspetti dell’arte di Battiato, ponendo l’accento sul potere delle sue parole. Non mancherà un tributo a Milva e a Giuni Russo. Il tema d’apertura è il cinema, rievocato da un medley di Arisa e dal racconto dell’attrice Sonia Bergamasco, accompagnata dal soprano Cristina Baggio, che ha lavorato con Battiato in due film, “Musikanten” e “Niente è come sembra”.

Poi spazio alle canzoni. Ad aprire la scaletta è Morgan: elegante, con capelli di tre colori e una voce che non si sporca troppo su “Come un cammello in una grondaia”. Segue Emma che interpreta in modo sentito “L'animale”. Fra le prime esibizioni colpisce quella teatrale, ma mai artefatta, di Simone Cristicchi che propone “Lode all'inviolato” del 1993. L’anima più interiore del maestro siciliano viene rievocata dai movimenti e dai suoni di Manet Raghunath, uno dei migliori rappresentanti dell'arte millenaria del “bharata natyam”, danza classica del Sud dell'India. Partecipò al film “Perduto amor” di Battiato.

https://a6p8a2b3.stackpathcdn.com/6C2qM0UqGPXqVMGY2xrplgJaseY=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/cprandonifrancesco-3875-1.jpg

Paola Turci emoziona con “Povera patria”

Piena di forza e incisiva la voce di Paola Turci a cui viene affidata la prima vera e propria prova della serata, cioè l’interpretazione di un brano simbolo come “Povera patria”. La cantante romana propone una performance coraggiosa. Il pubblico le tributa un lungo e meritato applauso. Un saluto al cielo quello di Gianni Morandi, che non poteva non presentare “Che cosa resterà”, brano che Battiato gli cedette quando nel 1988 il cantante di Monghidoro incise con Dalla l'album congiunto "Dalla/Morandi". Mahmood, con il suo timbro dai tanti colori, porta nel presente un brano che sembra ancora oggi provenire dal futuro, cioè “No time no space”, mentre con forza tranquilla e un leggero sorriso Angelo Branduardi ricorda che “il giorno della fine non servirà l’inglese”. Gazzè e Carmen Consoli, che canta “Tutto l'universo obbedisce all’amore” inciso in duetto nel 2008 con Battiato, chiudono il primo grande blocco di musica.

Gli occhi lucidi di Alice

A sorpresa, insieme a Saturnino, sale Jovanotti, che non era stato annunciato alla presentazione dell’evento. Canta “L'era del cinghiale bianco” e lo fa pompando adrenalina, ma rimanendo fedele all’originale. “Non salivo sul palco da due anni esatti, c’è voluto Franco…”, dice Jova. Un fuoco che non si esaurisce grazie all’interpretazione rock di “Strani giorni”, brano tratto dall’album “L’imboscata”, proposta dalla voce dei Lacuna Coil Cristina Scabbia. Emozionata, ma non per questo meno attenta ai dettagli, Alice è una delle grandi protagoniste della serata. Eterea e allo stesso tempo viscerale, meticolosa e tecnica nell’esecuzione, la cantautrice di Forlì canta alcuni brani iconici fra cui “Prospettiva Nevski” e “La Cura”.

Una commovente carezza sul cuore. I suoi occhi lucidi, accompagnati da una standing ovation dei presenti, sono la fotografia più significativa della serata. A inizio anni Ottanta ebbe l’occasione di incontrare Battiato, che da lì a poco sarebbe diventato il nuovo protagonista della musica italiana grazie al boom di “La voce del padrone”: si creò un sodalizio magico. Su “Nomadi”, a supportare Alice, c’è anche Juri Camisasca, amico e collaboratore stretto di Battiato, i due si erano conosciuti durante il servizio militare. L’artista avrà un suo momento personale più avanti, in cui eseguirà anche un canto gregoriano.

I fischi alla coppia Sgarbi-Al Bano

La martellante e ipnotica “Shock in my town” viene proposta dai Bluvertigo. Ma la prima esecuzione viene interrotta prima della fine. “Ci sono degli evidenti problemi tecnici. La rifacciamo, va fatta bene”, dice Morgan. Andy è d’accordo: alcuni suoni, fra cui quelli delle chitarre, in effetti non si sentivano in modo limpido. Buona la seconda. Gianni Maroccolo è la colonna portante del set più sperimentale dell’evento. “È il Franco Battiato più sconosciuto, ma qualcuno deve pur farlo”, dice Maroccolo insieme ad Andrea Chimenti. Musicalmente ineccepibili, donano schegge evocative e preziose in una serata che tenta di non tralasciare nulla. “Aria di rivoluzione” veniva suonata anche dai CSI e si presenta ancora in tutta la sua meraviglia.

A chiudere un altro blocco, uno sprezzante e sognante Capossela, con indosso un cappello a forma di torre, gli scatenati Extraliscio, Juri Camisasca, mistico e toccante in tutte le sue esecuzioni, Eugenio Finardi e Luca Madonia. Merita una menzione speciale Fiorella Mannoia che con “La stagione dell'amore”, brano a cui è molto legata e che ha inciso, colpisce nel segno, riscaldando l’Arena. Il fuori programma di Al Bano e Vittorio Sgarbi, non previsti in scaletta, viene accolto da una bordata di fischi, indirizzati soprattutto al critico d’arte: i due, senza eseguire quello che avevano preparato, lasciano il palco.

https://a6p8a2b3.stackpathcdn.com/BM3Wn_U-Ses1unicqDDTQcrefdw=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/cfrancescoprandoni-4128.jpg

La potenza dei Subsonica

La parte finale è una delle più riuscite. I Baustelle sono chirurgici e magici. “I treni di Tozeur”, con cui Battiato e Alice parteciparono all’Eurofestival nel 1984, sembra stata pensata per loro, mentre Vasco Brondi con “Magic shop” si riconnette con delicata intensità all’anima più emozionale del pubblico. Esibizioni a cui si aggiungono quelle degli ispiratissimi Colapesce e Dimartino, il loro set fa ballare il pubblico, e di Mario Incudine ed Enzo Avitabile, fondamentali nel mostrare le forti radici del Sud. In scaletta anche Caccamo e Nannini, che con Cuccurucucu” fa schizzare tutti dalle sedie.

Spazio a Diodato che con “E ti vengo a cercare”, offre una grande prova interpretativa. “Centro di gravità permanente” richiama sul palco gli artisti siciliani della serata e fa da preambolo alla potenza di fuoco dei Subsonica: “Up patriots to arms”, che venne incisa con la voce di Battiato, è una cover presente nel loro repertorio da dieci anni, ma oggi più che mai viene eseguita con un vigore che ne innalza la forza sovversiva del testo. Un brano che fa vibrare la pelle del pubblico, prima del saluto finale con “Torneremo ancora”.

Scaletta:
“Suite cinematografica” - Arisa
“Come un cammello in una grondaia” - Morgan
“L'animale” - Emma
“Lode all'inviolato” – Simone Cristicchi
“Luna indiana” – Manet Raghunath
“Povera Patria” – Paola Turci e Danilo Rossi
“Che cosa resterà” – Gianni Morandi
“No time no space” - Mahmood
“Il Re del Mondo” – Angelo Branduardi
“Un'altra vita” – Max Gazzé
“Tutto l'universo obbedisce all’amore” – Carmen Consoli
“L'era del cinghiale bianco” – Jovanotti e Saturnino
“Strani giorni” - Cristina Scabbia con Davide Ferrario, Chicco Gussoni e Saturnino
“Io chi sono?” - Alice
“Prospettiva Nevski” – Alice
“La Cura” - Alice
“Nomadi” – Alice e Juri Camisasca
“Segnali di vita” - Morgan con Fabio Cinti
“Shock in my town” - Bluvertigo
“Aria di rivoluzione” e “Da oriente a occidente” – Gianni Maroccolo, Antonio Aiazzi, Beppe Brotto, Andrea Chimenti
“La Torre” - Vinicio Capossela
“Voglio vederti danzare” - Extraliscio
“Attende Domine” – Juri Camisasca
“L'ombra della luce” – Juri Camisasca e Nabil Bey
“Oceano di silenzio” - Roberto Cacciapaglia
“Oceano di silenzio” - Eugenio Finardi con Cristina Baggio
“La stagione dell'amore” – Fiorella Mannoia
“Summer on a solitary beach” – Luca Madonia
“I treni di Tozeur” - Baustelle
“Gli uccelli” – Giovanni Caccamo
“Bandiera bianca” e “Sentimiento nuevo” – Colapesce e Dimartino “Cuccurucucu” – Gianna Nannini
“Magic shop” – Vasco Brondi
“Stranizza d'amuri” – Mario Incudine e Enzo Avitabile
“E ti vengo a cercare” - Diodato
“Centro di gravità permanente” – Colapesce, Dimartino, Luca Madonia, Giovanni Caccamo, Carmen Consoli e Mario Incudine
“Up Patriots to arms” - Subsonica
“Torneremo ancora” – Franco Battiato

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.