La canzone che ha cambiato il rock americano degli anni '80: "Radio free Europe" dei R.E.M.
Periodo di ricorrenze per i R.E.M.: a settembre saranno 10 anni dallo scioglimento del gruppo, poco dopo dovrebbe arrivare la ristampa per i 25 anni di “New adventures in hi-fi”. Ma in questi giorni la band di Athens celebra un’altra data importante: i 40 anni di “Radio free europe”. Il singolo è considerato uno dei migliori 45 giri di debutto della storia del rock ed uscì ad inizio luglio del 1981. Nei giorni scorsi la band l’ha ripubblicato, in digitale e in versione vinile 7” uguale all'originale, assieme al primo demo su cassetta diffuso in sole 400 copie pochi mesi prima.
La storia di “Radio free europe” (e il mistero delle diverse versioni)
I R.E.M. si formarono nell’aprile del 1980, suonando ad un party in una chiesa sconsacrata di Athens, Georgia.
Ad inizio 1981 entrarono in studio per incidere alcune canzoni. Dopo un primo tentativo andato a male, il 15 aprile trovarono la situazione giusta, lo studio di Mitch Easter in North Carolina: il produttore, membro dei Let’s Active, sarebbe diventato un punto di riferimento per la scena del nuovo college rock e avrebbe lavorato con la band per gli anni a venire. Quel giorno la band incise tre canzoni: “Radio free europe”, “Sitting still” e lo strumentale “White tornado”. Con quelle registrazioni band realizzò un demo tape, in sole 400 copie, che venne mandato ai giornalisti e a qualche amico.
Poco dopo incontrarono Jim Hibbert, studente e musicista di Atlanta, che si offrì di pubblicare le due canzoni in formato 7” per la sua etichetta, la Hib-Tone. Hibbert tornò in studio con la band e remixò “Radio free europe”: il 45 giri uscì in questa versione a luglio, prima in 600 copie, poi una ristampa in altre 6000.
La leggenda vuole che la band si arrabbiò molto perché il nuovo mix e la masterizzazione peggiorarono il suono della canzone: Peter Buck sfasciò la sua copia del 45 giri e la appese al muro. Per di più Hibbert, in cambio della pubblicazione, aveva chiesto e ottenuto tutti i diritti di publishing dei brani. I R.E.M. lo minacciarono di non incidere mai più i brani, se i diritti non fossero stati rivenduti loro per una cifra simbolica (2000 dollari). Hibbert aveva bisogno di soldi, e accettò. La band, che nel frattempo aveva firmato con la IRS, reincise “Radio free europe” per “Murmur” (1983), ma continuò a preferire la prima versione, più veloce e grezza. Del singolo racconta Rolling Stone USA:
"I R.E.M. hanno cambiato il mondo in molti modi, con il loro 7" del 1981. Niente power chords, nessuna tastiera, nessun machismo, nessun cliché, ma un suono fai-da-te pieno di energia tipicamente del sud e lontano da New York e Londra. 'Radio free Europe' fu una canzone piena di idee da rubare: un paio di anni dopo ogni città americana aveva almeno un paio di band così".
La ristampa
La band ha ristampato il 7” in maniera pressoché identica all’originale: la versione inclusa (e resa disponibile anche in digitale) non è però il cosiddetto “Hibbert mix”, ma un mix leggermente diverso, fatto al tempo da Mitch Easter e pubblicato precedentemente solo in alcune raccolte negli anni passati. Contemporaneamente la band ha ristampato anche il primissimo demo tape, ricostruendolo da uno dei rari originali ancora in circolazione: in sole 1500 copie, vendute direttamente dal sito della band, e andate subito esaurite.
La versione originale di Radio Free Europe si può invece ascoltare qua:
La copertina e Michael Stipe
La misteriosa copertina era uno scatto sfuocato del cantante Michael Stipe, che contribuì ad alimentare l'unicità della band attraverso un alone di mistero. “Sono felice di parlare dei R.E.M. e di partecipare e di ripubblicare di nuovo la musica”, dice oggi Stipe, che abbiamo intervistato recentemente. “Le riedizioni consentono alle persone di ascoltare di nuovo la musica, di guardarla da una prospettiva diversa e, si spera, di raggiungere nuovi pubblici”. Stipe disegnò anche la copertina del demo (mentre la foto sul retro del 7”, con la band ripresa dall’alto, è dell’amica Sandra-Lee Phipps)
Ecco la nostra intervista a Michael Stipe: