Le hit di Raffaella Carrà, spiegate e analizzate

Prog, funk, italo-disco, ritmi latini: Raffaella Carrà è stata una rivoluzionaria anche nel campo musicale. E quelli che hanno storto il naso leggendo la frase precedente dovrebbero approfondire la loro conoscenza della sua discografia. Una guida.
Le hit di Raffaella Carrà, spiegate e analizzate

È stata una rivoluzionaria anche nel campo musicale, Raffaella Carrà. E quelli che hanno storto il naso leggendo la frase precedente dovrebbero approfondire la loro conoscenza della discografia dell'artista bolognese, una cinquantina di singoli e una ventina di album, molti dei quali pubblicati anche all'estero (in oltre 30 paesi, dagli Usa al Giappone, passando per Germania, Sudafrica, Russia, Singapore, Nuova Zelanda e, naturalmente, Spagna e America Latina, dove la Carrà era una celebrità tanto quanto in Italia). 60 milioni di copie vendute, 22 tra Dischi d'oro e di platino, quando i 33 e i 45 giri si vendevano sul serio e le soglie delle certificazioni erano ben più alte di quelle di oggi, che invece premiano chiunque con grande facilità. Da "Tuca tuca" a "Qué dolor", passando per "Rumore", "Forte forte forte", "Fiesta", "Tanti auguri": Raffaella Carrà è stata, come ha scritto Marinella Venegoni oggi su "La Stampa", "la mamma della dance all'italiana quando la dance nemmeno esisteva: la sua era una dance ante litteram, ai tortellini". Unì italo-disco, europop, funk e sonorità sudamericane, mischiando ritmiche prog (ascoltate bene gli arrangiamenti di "Rumore" e "Tanti auguri"), tastieroni e sintetizzatori, archi, fiati e chitarre latine. Rendendo pop un genere, quello delle sigle di varietà tv. Facendo di quelle canzoni - senza mai apparire come autrice, limitandosi a interpretarle - hit che funzionano anche senza balletti e siparietti. E che a distanza di quarant'anni restano immortali. Impossibile passarle in rassegna tutte: abbiamo scelto le più iconiche.  

"Tuca tuca" (1971)

Raffaella Carrà la lancia nel corso della sesta puntata dell'edizione 1971 di "Canzonissima". La showgirl esegue il brano con il celebre balletto ideato da Don Lurio, insieme a Enzo Paolo Turchi: considerato troppo osé per quei tempi, fa imbestialire i dirigenti Rai. Che devono però arrendersi di fronte al successo del siparietto. La canzone, con testo di Gianni Boncompagni e musica di Franco Pisano (direttore d'orchestra dei programmi Rai), è arrangiata da Paolo Ormi, che aveva collaborato con Patty Pravo: tutto bassi e batteria, a sottolineare la giocosa sensualità del testo e del balletto per il quale il brano era stato pensato. Mi piaci, mi piaci, mi piaci, mi piaci, mi pià!

"Rumore" (1974)

Pura italo-italo disco, ma con sintetizzatori e tastiere quasi prog. Alle registrazioni partecipano Ottavio Corbellini (batteria - nel 1980 sarebbe stato reclutato da Enrico Ruggeri e soci per il disco "Vivo da re" dei Decibel, quello di "Contessa"), Gigi Cappellotto (basso, avrebbe suonato con Fossati, Branduardi, De Andrè, Il Guardiano Del Faro, Tullio De Piscopo), Andrea Sacchi (chitarre) e Shel Shapiro, quest'ultimo coinvolto anche come arrangiatore della canzone, scritta da Andrea Lo Vecchio su musica di Guido Maria Ferilli. Il testo racconta di una donna che ha deciso di lasciare il compagno ("ho deciso che facevo da me"), ma una sera, sola in casa, sente un rumore, si spaventa e si pente della scelta ("da sola non mi sento sicura mai"). Coraggiosa negli anni del femminismo, con le donne che bruciano i reggiseni in piazza contro il patriarcato. La canzone ha venduto 10 milioni di copie in tutto il mondo. Raffaella la presenta a Canzonissima 1974, poi la include nell'album "Felicità tà tà": sulla copertina indossa un passamontagna rosso, da terrorista glitter o Pussy Riot romagnola.

"Forte forte forte" (1976)

Stavolta una ballata, ma che non rinuncia alla sensualità, con i passaggi più piccanti enfatizzati dalla chitarra elettrica. Il testo porta la firma di Cristiano Malgioglio (l'anno precedente Mina aveva inciso la sua "L'importante è finire"), la musica di Franco Bracardi, l'arrangiamento di Paolo Ormi e di Danilo Vaona (altro collaboratore di Mina). La canzone racconta di una donna e del suo rapporto sadomasochistico con il suo uomo: "Quando chiude gli occhi / E tocca la mia bocca / Lui / Sento allora / Che qualcosa sta arrivando / Poi rimango vuota e ferma / In quel momento / Non vi dico allora allora / Cosa sento". Il brano è la sigla della trasmissione televisiva "Gran varietà".

"A far l'amore comincia tu" (1976)

Lato b di "Forte forte forte", finisce per avere lo stesso successo del lato a, se non superiore. Ancora italo-disco. Ma con elementi funk nelle ritmiche e un groove travolgente. Ci sono anche echi latini nel ritornello. La produzione è di Gianni Boncompagni, gli autori sono Bracardi e Daniele Pace (autore di vecchia scuola, aveva firmato "La pioggia" per Gigliola Cinquetti, "Io tu e le rose", "Tipitipitì" per Orietta Berti, "Nessuno mi può giudicare" per Caterina Caselli). Il testo racconta di una donna spregiudicata che chiede al suo uomo di prendere l'iniziativa nel sesso. Vende 20 milioni di copie. La versione inglese, "Do it do it again", si spinge fino alla nona posizione della classifica relativa ai singoli più venduti oltrematica: un trionfo. Nel 2011 il dj francese Bob Sinclar, superstar della consolle, ne realizza un remix che dà al brano una seconda popolarità: finisce anche nella colonna sonora de "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino.  

"Fiesta" (1977)

Ancora ritmi latini, con i fiati che ricreano l'atmosfera di una festa di paese in Colombia, Messico o Argentina. E - nel testo - ancora una donna che rivendica la sua libertà: "Da questa sera cambia la mia vita / Non voglio fare più l'abbandonata / Quante lacrime buttate via / Quante notti con la nostalgia / Lui diceva che era colpa mia / Soffocavo la sua libertà".  Il testo è di Luis Gómez Escolar (che nello stesso anno firma "Linda" per Miguel Bosé) e Boncompagni, la musica di Bracardi e Paolo Ormi. Raffaella ne incide anche una versione in spagnolo, che conquista il mercato iberico e il Sudamerica.

"Tanti auguri" (1978)

Si torna all'italo-disco, sempre con echi vagamente prog nella ritmica, tra bassi, tastiere e percussioni frenetiche, quasi convulse. La squadra di autori, compositori è musicisti è la solita. Il testo porta la firma di Gianni Boncompagni e Daniele Pace, la musica quella di Paolo Ormi (che cura anche l'arrangiamento). È il 1978 e in un Italia ancora bigotta e conservatrice, mentre Renato Zero si fa largo con "Madame", "Mi vendo", "Triangolo" e "Sesso o esse", Raffaella Carrà - all'apice del suo successo - canta: "Com'è bello far I'amore da Trieste in giù / L'importante e farlo sempre con chi hai voglia tu / E se ti lascia lo sai che si fa? / Trovi un altro più bello / Che problemi non ha". "Tanti auguri" - sigla del programma "Ma che sera" - diventa presto un manifesto di libertà universale, un inno riempipista, la colonna sonora fissa dei pride della comunità Lgbtq+. Tradotta in spagnolo con il titolo di "Hay que venir al sur", ha successo anche sul mercato iberico e latino.

"Pedro" (1980)

Un funk latino, che mischia tastieroni, archi, fiati e percussioni che guardano al Sud America. L'ambientazione, d'altronde, è "Santa Fe", nel New Mexico, dove gli autori Boncompagni, Bracardi e Ormi fanno incontrare una turista in vacanza con un "ragazzino" dal nome Pedro, che si propone di farle da guida turistica ma poi finisce per diventare il suo amante: "Altro che ragazzino / Che perbenino / Sapeva molte cose più di me / Mi ha portato tante volte a veder le stelle / Ma non ho visto niente di Santa Fe". La canzone viene inclusa nell'album "Mi spendo tutto", dello stesso anno, presentato nella trasmissione tv "Millemilioni".  

"Caliente caliente" (1981)

Fa parte di un album, "Raffaella Carrà", realizzato appositamente per il mercato estero, pubblicato dall'etichetta spagnola Hispavox. Molte delle canzoni incluse nel disco vengono incise anche in italiano. Come questa, scritta da Juan Carlos Calderon: autore molto in voga in Spagna, nel 1973 ha firmato per i Mocedades "Eres tú", secondo posto all'Eurovision. Un altro esempio di italo-disco con echi sudamericani, tra sensualità e nostalgia (l'arrangiamento è di Ormi): "Questo è un tempo che il mio corpo muove sempre più svelto e un'emozione mi da / E la notte ha un ritmo strano che mi prende la mano e stare sveglia mi fa".

"Ballo ballo" (1982)

Ancora italo-disco. L'intro ricorda neanche troppo vagamente il riff degli archi di "Eleanor Rigby" dei Beatles. La canzone è la sigla del varietà del sabato sera "Fantastico": la scrivono Gianni Boncompagni e Franco Bracardi, mentre gli arrangiamenti sono di Danilo Vaona. Il testo racconta il ritorno del ciclone biondo in tv dopo anni passati in tour in giro per il mondo: "Io, son qui / Con un pizzico di nostalgia / Che magia / E mi sento ancora a casa mia". Viene inclusa nell'album "Raffaella Carrà '82".  

"Qué dolor" (1984)

Raffaella, ormai star in America Latina, torna a cantare direttamente in spagnolo (ma la versione in italiano, "Che dolor", era stata inserita già due anni prima nell'album "Raffaella Carrà '82"). Il testo è di Ignacio Ballestreros, gli arrangiamenti e la produzione di Danilo Vaona. La canzone è la sigla del programma del mezzogiorno "Pronto, Raffaella?".

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