Fabrizio Paterlini, un pianista dall’anima rock: l’intervista.

È uscito “Lifeblood”, il nuovo album del compositore mantovano: “Il mio animo rockettaro risiede nell’indipendenza che mi contraddistingue”. La prossima settimana debutta un podcast dedicato al sound di Seattle, rivisitato al piano, dai Pearl Jam in poi
Fabrizio Paterlini, un pianista dall’anima rock: l’intervista.
Credits: Scatto Bros

Fabrizio Paterlini è un pianista raffinato ed elegante, ma allo stesso tempo intenso e potente. “Lifeblood”, il suo nuovo progetto, è una fotografia del suo universo: si tratta di un album di dodici tracce concepito con la struttura di un lp, che esprime la “doppia anima artistica” del compositore: quella più intima e introspettiva, rappresentata dai brani che compongono l’ep “life”, e quella più sperimentale e cinematografica di “blood”. “Il progetto custodisce due essenze separate e distinte, ma che insieme rappresentano il cuore del lavoro, è come se ci fossero due lati, proprio come in un lp – spiega Paterlini – il lato A vede il pianoforte accompagnato da altri strumenti, nel lato B invece il pianoforte è da solo. ‘Life’ e ‘blood’ sono due parole che assumono un significato sia insieme che separate, per questo sono perfette per raccontare il disco. Il lato A è più cinematico, è musica ricca di immagini evocative, mentre il lato B è più intimo e raccolto, ed è figlio del duro periodo che abbiamo attraversato nel 2020”.

Paterlini è un pianista dall'anima rock. La prossima settimana debutterà Beyond the Piano, un podcast dedicato al suono di Seattle con rivisitazioni di brani di Pearl Jam, Soundgarden, Nirvana e Alice in Chains, realizzato in collaborazione con Rockol e in dialogo con il nostro caporedattore Gianni Sibilla.

Una passione che arriva da lontano: a iniziato suonando in band, mantenendo un certo tipo di attitudine: poi oltre quindici anni fa si è consolidato l’amore per il piano, strumento che ha studiato sin da bambino, portandolo a realizzare tour un tutto il mondo.  "Il rock mi scorre nelle vene, da ragazzo suonavo in una band, volevamo sfondare con le nostre canzoni – ricorda l’artista – amo gruppi come i Pink Floyd, Yes, Who, Genesis e altri. Gli anni ’70, con tutte le loro influenze, sono stati centrali per la mia formazione. Dopo tanta militanza nel mondo rock, nel 2004 sono tornato a Mantova e mi sono riavvicinato al piano, lo strumento che ho sempre studiato, sin da piccolissimo. Ho iniziato a scrivere quasi per gioco, spronato dalla donna che poi sarebbe diventata mia moglie. E si è aperto un mondo. Il rock rimane nell’approccio al music business: la mentalità da rockettaro risiede nella mia indipendenza, nella voglia di andare avanti con grinta senza spinte, ma con le mie energie. Inoltre mi piace mettere il mio bagaglio di conoscenze a disposizione dei ragazzi che stanno intraprendendo un percorso musicale. Cerco di metterli sulla buona strada, aiutandoli nella contrattualistica e in tutte quelle nozioni fondamentali per il mondo della musica”.  Nel 2016 ha fondato la sua etichetta Memory Recordings per promuovere il talento degli artisti emergenti. Ed è sempre rimasto artisticamente indipendente.

Lo scorso anno la star del cinema Chris Evans (“Capitan America” nei film della Marvel legati alla saga degli Avengers) ha condiviso sui social un video in cui si esercitava a suonare al pianoforte “Rue des Trois Frères”, una composizione di Paterlini che l’attore ha definito “uno dei suoi brani preferiti”. Rilanciato da siti e media italiani e internazionali (tra cui People e Huffington Post Uk), in poco tempo il video è diventato virale, generando una grandissima attenzione sull’artista mantovano. “Sono finito sui siti di tutto il mondo, è stato un momento pazzesco, non cercato, ma capitato – sorride – è stato un segno, un piccolo grande coronamento di tanti sacrifici. La dimensione internazionale per me è fondamentale: non vedo l’ora di tornare a suonare in giro per il mondo. Ma allo stesso tempo tengo salde le mie radici qui a Mantova. È importante avere un luogo, una casa in cui poter tornare e stare in pace. I pianisti ci sono sempre stati, ma è vero che negli anni abbiamo assistito a un exploit. In Italia, con poi una proiezione mondiale, possiamo vantare Ludovico Einaudi. Credo che questo successo sia dovuto alla capacità di questa musica di poter evocare immagini ed emozioni uniche. Sono le stesse persone a scrivere i testi sulle composizioni che suoniamo, questa è la vera magia”.

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