Fedez e la polemica al Primo Maggio, il direttore di Rai3: ‘Valutiamo una querela’. Il rapper: ‘Lo rifarei’

Il rapper pubblica una serie di storie su Instagram a seguito dell’intervento del direttore di Rai3 in commissione di vigilanza del servizio pubblico
Fedez e la polemica al Primo Maggio, il direttore di Rai3: ‘Valutiamo una querela’. Il rapper: ‘Lo rifarei’

Nella giornata di ieri, 5 maggio, il direttore di Rai3 Franco Di Mare è stato sentito dalla commissione di vigilanza del servizio pubblico in merito all’intervento di Fedez al Concerto del Primo Maggio di Roma 2021 e alle polemiche successivamente scaturite. Come riportato da “La Repubblica”, Di Mare ha aperto il suo intervento esprimendosi sulle accuse di censure mosse dal rapper ancora prima della sua apparizione sul palco della manifestazione e sulla telefonata intercorsa all’indomani dell’edizione 2021 dell’evento tra il cantante, gli organizzatori della maratona musicale dei sindacati e la vice direttrice di Rai3, di cui l’artista ha pubblicato su Twitter degli estratti.

"Si tratta di una polemica basata sulla manipolazione dei fatti, che avrebbe dovuto dimostrare nelle intenzioni dell'autore l'esistenza di una censura che non c'è mai stata. La Rai non ha chiesto il testo di Fedez, quello che lui dice è falso. La Rai era all'oscuro, lo ha fatto ICompany”, ha dichiarato il direttore del terzo canale del servizio pubblico. .

Dopo aver sottolineato che: “Noi veniamo crocefissi e condannati prima ancora che Fedez salga sul palco”, Di Mare - come dal video disponibile sul canale YouTube de “La Repubblica” (disponibile a questo link) - ha detto: "Si può rimediare a questo errore dopo che siamo finiti come censori sulla BBC e sui siti di Singapore? Io mi auguro di sì, però non mi illudo perché il danno è gigantesco: ormai è fatto perché la bugia corre più veloce della verità ed è arrivata dappertutto. Chi pagherà per queste falsità adesso? Ilaria Capitani, Rai3 e la Rai più in generale si aspettano delle scuse che non arriveranno mai, temo”. 

A segito dell’intervento di Franco Di Mare in commissione di vigilanza Rai, che ha anche letto la trascrizione della telefonata e fatto anche sapere che si valuta "una querela per diffamazione con richiesta civile di danni considerato che esiste un danno di immagine e che la reputazione oggi è una cosa importantissima nella vita economica di un'Azienda e nella vita professionale di ciascuno di noi. E questo danno c'è stato”, Fedez ha condiviso una serie di storie sul proprio profilo Instagram - riprese nel video pubblicato su YouTube dal “Corriere della sera” e riportato più avanti -  per replicare.

“Si è radunata la commissione di vigilanza Rai, dove il direttore di Rai3 mi accusa di manipolazione del video e allude al fatto che io avrei tramato un complotto alle loro spalle con dei giornalisti”: si apre così il discorso di Fedez condiviso sui social. Il cantante ha poi spiegato di aver reso pubblica la telefonata perché “la Rai, appena scendo dal palco, ha in mano un comunicato stampa in cui dice che non c’è stato alcun tipo di tentativo di intervento nei confronti del mio discorso”. Il rapper, facendo riferimento alla conversazione telefonica intercorsa tra Fedez, la vice direttrice di Rai 3 Ilaria Capitani, l’organizzatore del Concerto del Primo Maggio 2021 Massimo Bonelli e l’autore e capo progetto dell’evento Massimo Cinque, ha poi detto: “Il direttore di Rai 3 sostiene che la Rai con il Primo Maggio non c’entra nulla perché ne acquisisce solo i diritti. A maggior ragione, sorge la domanda: ‘A che titolo la vicedirettrice di Rai 3 partecipa a una conversazione in cui organizzatori e autori mi dicono di andare cauto nel fare nomi e cognomi, giudicando lei stessa il mio discorso inopportuno se la Rai non c’entrava niente in questa cosa?”. 

La voce di “Bella storia” ha poi aggiunto: “Mi assumo totalmente le responsabilità di ciò che ho detto e fatto.

Sapevo benissimo a cosa andavo incontro. Il tema è che io potevo benissimo. starmene a casa mia ma rifarei quello che ho fatto. Lo rifarei 100mila volte. Anche perché io sono un privilegiato. Se la Rai mi fa causa, io ho i mezzi per difendermi. Se la Rai mi bandisce dalla Rai, a me non cambia la vita”. Ha continuato: “Se al posto mio su quel palco ci fosse andato un artista che ha un po’ meno potere di me e non è privilegiato come me e gli avessero chiesto di fare nomi e cognomi - e magari avrebbe avuto delle ripercussioni per le quali avrebbe magari perso l’opportunità di esibirsi e lavorare - cosa avrebbe fatto al posto mio? Avrebbe ceduto, probabilmente. E la stessa cosa si ripropone per i lavoratori della Rai. Quanti all’interno della Rai - se questo è il metodo che viene utilizzato - devono scegliere fra la libertà di parola e dar da mangiare alle proprie famiglie? Ed è giusto questo comportamento in una tv che si definisce di stato? Questa è la domanda”. .

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