Offspring: “Il punk rock è l'espressione di ciò che accade nel mondo. Ed è ancora efficace”. La videointervista

Dexter Holland e Noodles raccontano a Rockol il nuovo album degli Offspring, “Let the band times roll”, spiegano cosa pensano circa lo stato del punk rock contemporaneo e svelano il segreto per cui dopo tanti anni non hanno mai smesso di fare musica.
Offspring: “Il punk rock è l'espressione di ciò che accade nel mondo. Ed è ancora efficace”. La videointervista
Credits: Daveed_Benito

Era il 1984 quando due ragazzi di circa vent’anni, Dexter Holland e Greg Kriesel, dopo aver assistito ad un concerto dei Social Distortion, decisero di formare una band punk rock, rifacendosi a una tradizione iniziata nei primi anni Ottanta con gruppi del calibro di Bad Religion, Adolescents e Shattered Faith. Da quel giorno gli Offspring non hanno mai smesso di fare musica, proponendo brani dalla velocità punk e dalle melodie orecchiabili per raccontare ciò che accade nel mondo, le proprie storie o condividere le proprie riflessioni. 

Durante la sua carriera, la formazione di Garden Grove - grazie ad album come “Smash” del 1994 - è riuscita ad uscire dalla scena underground californiana e a raggiungere il successo internazionale. Nel corso degli anni, però, il gruppo statunitense si è scontrato anche con avvenimenti che avrebbero potuto minare la sua integrità. In tempi più recente, per esempio, la formazione californiana ha dovuto fare i conti con la risoluzione del contratto con la Sony, l’uscita dal gruppo dello storico bassista Greg K. - con conseguente zuffa legale - e più recentemente con la pandemia da Coronavirus. Nonostante questa serie di eventi, Dexter Holland - che nel frattempo ha anche conseguito un dottorato di ricerca in biologia molecolare - e compagni non hanno mai smesso di fare musica insieme. Così, a distanza di nove anni dal loro ultimo album in studio, “Days go by”, gli Offspring sono tornati con un nuovo disco, “Let the bad times roll” (leggi qui la nostra recensione).

“Amiamo fare nuova musica, andare in tour, suonare dal vivo ed entrare in contatto con il pubblico. Non c'è sensazione al mondo come questa”, ha raccontato a Rockol, a margine di una chiacchierata su Zoom, il chitarrista Kevin "Noodles" Wasserman, spiegando come mai, dopo tutto questo, la carriera discografica del gruppo non sia ancora arrivata al capolinea. 
L’occasione per incontrare, seppur virtualmente, Dexter Holland e Noodles è stata data proprio dall’uscita del nuovo album degli Offspring, “Let the band times roll”. Il frontman e il chitarrista della band statunitense, in collegamento dal loro studio di Huntington Beach, California, hanno così raccontato - tra le altre cose - la decima prova sulla lunga distanza del loro gruppo e cosa pensano circa lo stato del punk rock contemporaneo.

Il 16 aprile avete pubblicato il vostro nuovo album, “Let the bad times roll”, uscito a 9 anni di distanza da “Days go by”. Com’è stato pubblicare un nuovo disco così tanto tempo dopo il precedente?
Dexter Holland: Siamo felici di aver pubblicato un album, questo è certo. Da una parte vorrei che l'avessimo pubblicato prima, ma dall'altra ci abbiamo messo tanto tempo per fare un disco di cui essere felici e orgogliosi, e che eravamo pronti a pubblicare. E questo era il momento giusto per questo disco.

Quando e come ha iniziato a prendere forma il disco “Let the bad times roll”?
Noodles: Abbiamo lavorato a questo disco negli ultimi otto o nove anni.

Nel frattempo abbiamo portato avanti anche altri progetti. Circa due anni fa siamo entrati in un periodo davvero creativo ed è stato allora che ha preso forma la maggior parte di questo album. Ci sono alcune canzoni che sono nate tempo fa, come ”Coming for you”, che è uscita più di cinque anni fa. Già allora sapevamo che avrebbe fatto parte di questo disco. Alcuni dei brani su cui abbiamo lavorato per molto tempo, come "We never have sex anymore" e persino "Let the bad times roll”, sono cambiati un po’ nel corso del tempo. La maggior parte delle tracce di “Let the bad times roll” penso siano stata scritte probabilmente circa due anni fa.

Come sono cambiate le canzoni con il passare del tempo? Come si sono evolute da quando avete iniziato a scriverle?
Noodles
: ”Let the bad times roll”, per esempio, è un brano che si apre con una strofa aggressiva e continua con un ritornello che è piuttosto allegro. Ed è diverso rispetto a quando abbiamo iniziato a lavorarci. Inizialmente l’intera canzone era un po’ più aggressiva. Ma il ritornello non funzionava, così ci siamo chiesti cosa potessimo fare per migliorare il pezzo. Visto il risultato, penso che ci siamo riusciti.

Quindi, è stato un processo abbastanza lungo?
Noodles
: A volte, ci vuole più tempo affinché un brano funzioni; altre volte è un processo più veloce. "This is not utopia”, per esempio, è nata in tempi relativamente brevi, ed è stata una delle ultime canzoni che abbiamo scritto per questo album. Alcuni brani, però, richiedono molto più lavoro: devi metterli da parte per un attimo, tornare a lavorarci sopra in un secondo momento per capire come farli funzionare.

Prima avete detto che questo era il momento giusto per pubblicare un nuovo album. Come e quando avete capito che era giunta l'ora di far uscire “Let the bad times roll”?
Dexter Holland
: Sembra strano pubblicare un disco nel bel mezzo di una pandemia, vero? Abbiamo fatto passare diverso tempo tra un disco e l’altro, e dopo tutti questi anni abbiamo deciso di aspettare fino alla pandemia!
Per noi, questo era il momento giusto per pubblicare “Let the bad times roll” perché negli ultimi anni sono successe davvero tante cose.

C’erano una serie di cose di cui volevamo scrivere, argomenti importanti di cui volevamo parlare: dipendenza, disordini sociali, e tutto ciò che accade nel mondo. E con la pandemia, il titolo "Let the bad times roll" è diventato anche lo slogan perfetto per questi tempi.
Noodles: Nessuno sta più facendo sesso: questo è il problema più importante!
Dexter Holland: Esatto! La ciliegina sulla torta. Comunque sia, aveva senso pubblicarlo. Il titolo "Let the bad times roll” aveva senso per l’album e per il periodo che stiamo vivendo. Abbiamo aspettato quasi un anno prima di pubblicare il disco, che era più o meno pronto già un anno fa, e poi ci siamo detti che non volevamo più aspettare.
Noodles: Se nel mondo le cose fossero migliorate all’improvviso questo disco non avrebbe significato più niente. Quindi abbiamo dovuto pubblicarlo mentre tutto andava ancora relativamente di merda!
Dexter: Non potevamo aspettare tempi migliori per tornare!
Noodles: Assolutamente! Il nostro prossimo album si intitolerà “Finally good shit”.

“Let the bad times roll” è stato prodotto da Bob Rock, già al vostro fianco per “Rise and fall, rage and grace” del 2008 e “Days go by”. Com’è stato lavorare nuovamente con lui?
Noodles: Lavoriamo con Bob Rock da 12 anni ormai. Con lui abbiamo un rapporto che si è evoluto nel tempo. Ci sentiamo a nostro agio a lavorare con Bob Rock, anche se continua a spronarci. Non ha paura di provocarci, se necessario. È un piacere lavorare con Bob Rock, ormai è come se fosse davvero il quinto componente della band, un membro della famiglia.

Per il precedete album “Days go by”, avete giocato con vari generi e sonorità, anche distanti dal punk rock, come il reggae e melodie mariachi. In questo nuovo album, “Let the bad times roll”, invece, si sente un ritorno a quella velocità punk rock e a quelle melodie orecchiabili dei vostri precedenti lavori, in particolar modo dei vostri dischi degli anni Novanta. È qualcosa a cui avete pensato o è avvenuto tutto in modo naturale?
Dexter Holland: Ogni volta che lavoriamo a un album, scriviamo canzoni e andiamo dove ci portano i pezzi.

A volte devi lasciare che la canzone sia ciò che davvero è. Per gli ultimi due dischi abbiamo sentito di voler espanderci di più musicalmente. Quando abbiamo iniziato a lavorare alle canzoni di questo nuovo album, invece, abbiamo avuto la sensazione che stessimo scrivendo brani più decisi e diretti: “classiche canzoni alla Offspring”, come dice qualcuno.
È interessante sentire qualcuno dire che il sound di questo disco si avvicina molto a quello dei lavori passati degli Offspring. Non so se sia qualcosa a cui abbiamo pensato più di tanto. Non abbiamo cercato di tornare indietro, non era giusto. Credo sia più un ritorno a canzoni più decise e dirette.

Per voi, quindi, il punk rock è ancora un genere efficace per raccontare ciò che sta accadendo intorno a noi?
Dexter Holland: Certo!
Noodles: Il punk rock non tratta le stesse tematiche della musica pop o pop rock, cose tipo: “Lui ha una ragazza, ha una macchina pazzesca, è una bella giornata”. 
Dexter Holland: È più realistico!
Noodles: Il punk rock è più l'espressione di ciò che sta accadendo nel mondo, vuole dire: “Hey, guardate cosa sta realmente accadendo nel mondo. Proviamo a farlo notare. Non facciamo finta che questa merda non stia accadendo. Siamo onesti su ciò che vediamo accadere nel mondo ora”. Non vogliamo far finta che vada tutto bene. Vogliamo poter parlare di ciò che deve cambiare in questo mondo. Quando stavamo crescendo il punk rock ci ha aiutato a capire cosa tollerare e cosa non accettare.

Cosa ne pensate dello stato attuale del punk rock?
Noodles: Il punk rock non ha mai cessato di esistere, da quando è iniziato. Rimane nell'underground e poi guadagna popolarità. Penso che ora si trovino influenze punk rock in tutta la musica mainstream, sia che si tratti di hip hop o rock. Persino qualche artista pop ha preso in prestito qualcosa dal punk rock. Allo stesso modo, il punk rock ha fatto propri alcuni elementi di altri generi come l’hip hop: si ritrovano molte influenze hip hop nel punk rock.
La scena punk rock esiste, si tengono ancora concerti underground e ci sono ancora ragazzi che vendono il proprio merchandising.

La scena è ancora vibrante in tutto il mondo, dal momento che ci sono ancora persone che organizzano concerti di questo genere. .
Dexter Holland: Quindi, il punk è morto?
Noodles: No! È come una cicala periodica con un ciclo di vita di 17 anni: rimane nell’underground, nel sottosuolo, mangiando terra e insetti, e poi torna a farsi sentire rumorosamente per un intero anno, prima di tornare nell’underground per altri 17 anni.

Ci sono band o artisti che ritenete particolarmente interessanti al momento? Quale tipo di musica ascoltate?
Noodles: Ci sono tanti artisti o band che magari per me sono delle novità e che trovo piuttosto interessanti. Per esempio, c’è questo gruppo di Los Angeles chiamato The Bronx - anche se di fatto non è una nuova band - che penso sia una delle migliori band punk attualmente in circolazione. Sono una grande band, i loro dischi sono fantastici e fanno dei grandi concerti dal vivo. Un gruppo che ho ascoltato di recente è quello degli australiani Pist Idiots: mi piacciono molto. Anche i Fidlar li trovo piuttosto interessanti.

Con tutto quello che vi è successo nel corso della vostra carriera, c’è mai stato un momento difficile in cui avete rischiato di pensare che fosse arrivata la fine per gli Offspring?
Noodles: Non è mai successo.

Semmai, c’è la paura di non riuscire a fare qualcosa a causa di eventi al di fuori del nostro controllo. Negli ultimi due anni ci siamo separati dal management, non avevamo un'etichetta discografica e abbiamo dovuto cercarne una per pubblicare il disco. Ci sono stati molti cambiamenti ed eravamo un po’ preoccupati, abbiamo pensato: “Cosa significa tutto questo per la band? Stiamo per incassare un un brutto colpo? Sappiamo di poter ancora continuare con la nostra musica, ma saremo in grado di farlo al meglio e di ottenere successo? Ci sono ancora fan che tengono ancora a noi?”. Sono tutte cose di cui ci preoccupiamo ancora. Vogliamo essere in grado di pubblicare la nostra musica e comunicare con i fan, se non lo facciamo non ha senso. Per fortuna finora è andato tutto bene, possiamo ancora fare musica, perché non voglio fare altro.

Qual è il vostro segreto, per cui dopo tanti anni continuate ancora a fare musica insieme?
Noodles: Fare davvero quello che ci piace fare! Amiamo fare nuova musica, andare in tour, suonare dal vivo ed entrare in contatto con il pubblico. Non c'è sensazione al mondo come questa.

Come ammazzerete il tempo in attesa di tornare in tour e suonare dal vivo di fronte ai fan?
Dexter Holland
: Non vediamo l'ora di tornare in tour! Ma dobbiamo aspettare il momento in cui sarà possibile tornare a fare concerti in sicurezza. Ma siamo pronti a farlo - non appena sarà possibile. 
Noodles: Abbiamo già provato con la band e siamo felici di questo: non possiamo suonare per un pubblico, ma possiamo farlo almeno in sala prove. Abbiamo un intero nuovo album da far ascoltare dal vivo, quindi abbiamo un sacco di cose da provare e su cui lavorare. Suonare insieme è già bello per noi.

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