«LET THE BAD TIMES ROLL - Offspring» la recensione di Rockol

Gli Offspring tornano al punk rock (e dimostrano di avere ancora qualcosa da dire)

Nove anni dopo “Days go by” la band californiana pubblica il nuovo album “Let the bad times roll”. Con il suo nuovo disco, pur correndo il rischio di proporre qualcosa di già fatto, il gruppo torna al sound del passato per raccontare ciò che lo circondo

Recensione del 21 apr 2021 a cura di Elena Palmieri

Voto 7/10

La recensione

Gli ultimi nove anni – tanti ne sono passati dall’ultimo album in studio degli Offspring, “Days go by” – per la band californiana non sono stati proprio una passeggiata.

In questo lasso di tempo la formazione punk rock di Garden Grove ha dovuto fare i conti con la risoluzione del contratto con la Sony, l’uscita dal gruppo dello storico bassista Greg K. - con conseguente zuffa legale - e più recentemente con la pandemia da Coronavirus. Nonostante questa serie di eventi, Dexter Holland - che nel frattempo ha anche conseguito un dottorato di ricerca in biologia molecolare - e compagni non sono rimasti con le mani in mano. Oltre a esibirsi sui palchi di tutto il mondo - almeno fino allo stop forzato a causa dell'emergenza epidemiologica da Covid-19 - gli Offspring si sono anche presi tutto il loro tempo per lavorare su nuova musica. Così, quasi un decennio dopo il disco del 2012 e continue dichiarazioni sul suo futuro discografico, la band di “Smash” ha realizzato e pubblicato la sua decima prova sulla lunga distanza, “Let the bad times roll”, uscito il 16 aprile 2021 per Concord Records.

Il ritorno degli Offspring al punk rock e alla loro attitudine più scanzonata

Per il loro nono album, “Days go by”, gli Offspring si erano divertiti a giocare con vari generi e sonorità, anche distanti dal punk rock, come il reggae e melodie mariachi. Il loro nuovo disco, invece, vede Dexter Holland, Noddles e soci tornare al sound del passato. Con “Let the bad times roll”, prodotto come il precedente progetto e “Rise and fall, rage and grace” del 2008 da Bob Rock, la band statunitense recupera quella velocità punk e quelle melodie orecchiabili dei suoi lavori degli anni Novanta, che, insieme a una certa attitudine più sfrontata e scanzonata, negli anni hanno costituito il suo marchio di fabbrica.

In alcuni momenti della loro nuova prova sulla lunga distanza gli Offspring corrono quindi il rischio di proporre qualcosa di già fatto.

“This is not utopia” dà il via al disco condividendo una riflessione sulla giustizia e sull’uguaglianza (“With all this hate how can we all survive?”), con la frenesia dei riff di chitarra e della sezione ritmica per cui ricorda “Genocide” da “Smash”, l’album grazie al quale nel 1994 Holland e compagni riuscirono a uscire dalla scena underground californiana e a raggiungere il successo internazionale. La title track di “Let the bad times roll”, pubblicata come prima anticipazione ufficiale, sembra recuperare quell’ironia e leggerezza pop di lavori più recenti come “Rise and fall, rage and grace”, in contrasto con il testo più serioso del brano che testimonia con fare satirico la situazione negli Stati Uniti degli ultimi anni con la presidenza di Trump. Mentre la settima traccia del disco, ”The opioid diaries”, vede gli Offspring rincorrere l'immediatezza e la velocità di "The kids aren't alright” (da “Americana” del 1998) per occuparsi della dipendenza da oppiacei con Dexter Holland che canta: “When those pills are gone, what’s gonna happеn? / When those pills are gonе, what drug is next?”.

Tuttavia, anche se in alcuni passaggi si riconoscono dei riferimenti ai loro vecchi album, Holland e compagni riescono a evitare l’errore di essere la parodia del loro stesso passato. Questo non tanto per il singolo “We have never have sex anymore”, le cui sonorità e la sezione di fiati ricordano lo ska e lo swing revival statunitense di fine anni ’90, e in cui la band sembra uscire dai binari del suo solito sound. Ma perché attraverso le 12 tracce di “Let the bad times roll”, la formazione californiana vuole dimostrare di aver ancora qualcosa da dire, e lo fa con sincerità e una certa tendenza personale focalizzati su ciò che ha circondato i componenti del gruppo negli ultimi anni.

Tra rabbia, riflessioni e ritmi serrati

Il nuovo album degli Offspring è il frutto di un lavoro iniziato diverso tempo fa, a cui la band californiana - ora composta da Dexter Holland, Noddles, Todd Morse e Pete Parada -  ha anche rimesso mano durante il lockdown. Per questo motivo nel disco si ritrovano tracce già pubblicate in passato, come quel singolo dal sound accattivante e orecchibile del 2015 "Coming for you”, oltre a riflessioni e riferimenti del gruppo riguardo a ciò che è successo negli ultimi anni, e non solo di recente. La canzone “Let the bad times roll”, per esempio è uscita dopo la fine della presidenza di Donald Trump, e consegna una sorta di testimonianza del punto di vista della formazione statunitense su quanto accaduto. 

I momenti migliori del disco, però, arrivano quando gli Offspring affrontano argomenti oscuri, riflessivi e più delicati come il suicidio, la depressione e la perdita di qualcuno. “Tell me, how do I read you when all I see is a stare? / And how do you look for the signs when nothing is there / So you think when the water won't cut the flame / And the anger drives you insane / Tell me, how doеs it look from behind your walls of pain?”, canta in “Behind your walls” Dexter Holland, che su spediti colpi di batterie e chitarre graffianti ricorda una persona a lui vicina che si è tolta la vita. Altri passaggi interessanti di “Let the bad times roll” vengono offerti dal suono spedito, martellante e più aggressivo di “Breaking these bones”, incentrato sul tema della morte, e “Hassan Chop”. Quest’ultima canzone, la decima della tracklist, si costruisce su un dinamismo hardcore e un sound più grezzo dai ritmi serrati e nevrotici che potrebbero piacere ai fan dai tempi di “Smash”, mentre il frontman degli Offspring si lancia in un’esplosione antimilitarista.

La fine dell’album, che arriva con una versione piano e voce di “Gone Away”, singolo originariamente incluso in “Ixnay on the hombre” del 1997, e “Lullaby” - che riprende il ritornello della title track - sembra giungere in fretta.

E non solo per la velocità punk a cui rimangono fedeli gli Offspring. Da un disco uscito a distanza di quasi un decennio dal precedente lavoro discografico, infatti, ci si potrebbe aspettare qualcosa di più di 33 minuti con una traccia strumentale e un epilogo. Resta, però, il fatto che in vista di un prossimo tour - che l’anno venturo farà tappa anche in Italia - il pubblico avrà la possibilità di prepararsi ai concerti di Dexter Holland, Noddles e soci in compagnia di nuova musica.

TRACKLIST

01. This Is Not Utopia (02:38)
02. Let The Bad Times Roll (03:18)
03. Behind Your Walls (03:21)
04. Army Of One (03:11)
05. Breaking These Bones (02:46)
06. Coming For You (03:48)
07. We Never Have Sex Anymore (03:30)
08. In The Hall Of The Mountain King (01:00)
09. The Opioid Diaries (03:01)
10. Hassan Chop (02:20)
11. Gone Away (03:16)
12. Lullaby (01:12)
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