Il ritorno dei Counting Crows

Una delle migliori band americane degli ultimi decenni annuncia la prima musica inedita a 7 anni dall'ultimo album: ecco il primo singolo "Elevator boots" da "Butter miracle Suite One"
Il ritorno dei Counting Crows

Lo dico senza mezzi termini: i Counting Crows sono una delle miglior band americane degli ultimi trent'anni: il disco di debutto "August and everything after", uscito nel 1993 è un capolavoro. Ma negli ultimi anni sono stati molto discontinui, tanto che non pubblicano album dal 2014.

Non si può che accogliere con grande piacere, allora, l'annuncio del ritorno: il 21 maggio esce "Butter miracle Suite One": non è un nuovo album, ma un EP-suite con 4 nuove canzoni fuse l'una nell'altra. Sono state scritte in durante la permanenza nella fattoria di un amico di Adam Duritz, in Inghilterra, che ha permesso al cantante di superare un blocco dello scrittore che durava da anni.

È la prima pubblicazione per BMG e si può ascoltare il primo estratto, "Elevator boots". Racconta Duritz:

È la storia di un ragazzo in una band e della sua vita che si muove tra città diverse e amanti diversi. Racconta cosa significa per lui passare la vita a fare questa cosa che significa tutto per lui anche ci sono aspetti tutt'altro che ideali. La musica mi è arrivata molto velocemente e poi ho vagato per la fattoria cantandola tra me e me con il telefono fuori per prendere appunti. Una volta che ho avuto la musica, il resto ha richiesto pochissimo tempo. 

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In realtà non è la prima volta che la band guidata da Adam Duritz usa delle particolari forme per i suoi brani: l'ultimo album "Somewhere under wonderland" si apriva con "Palisades park" che più che una canzone era un lungo racconto di oltre 8 minuti, con diverse parti musicali fuse l'una nell'altra. E anche in passato la band ha scritto spesso brani complessi e lunghi, oltre a classici più diretti e immediati come "Mr. Jones".

1993 and everything after

La carriera della band è stata molto complessa. I membri erano già abbastanza noti nella bay area di San Francisco, ma l'esordio, prodotto da T Bone Burnett, fu un instant-classic del rock americano, con riferimenti a Dylan e Van Morrison, un sound perfetto e la voce e la scrittura intima e narrativa di Duritz. Fu un successo mondiale trainato appunto da "Mr. Jones". La band, e in particolare Duritz, vennero catapultati nello star-system (tanto che ebbero l'abitudine di introdurre la loro hit con i versi di "So you want to be a rock 'n' roll star" dei Byrds).

I dischi successivi non replicarono il successo degli esordi, ma la band si costruì una solida fama come interprete del suono più classico americano, anche grazie a concerti intensi e potenti. Negli anni zero però la produzione discografica si dirada un po': solo tre dischi di inediti in 20 anni, oltre a uno di cover ("Underwater Sunshine (Or What We Did on Our Summer Vacation)" del 2012"). Tutti di qualità, come appunto l'ultimo "Somewhere under sunshine", datato 2014.

L'ultima pubblicazione della band è del 2019: la band registra in studio "August and everything after", la title track dell'album di debutto, suonata qualche volta dal vivo ma non inclusa nel disco. 

Adam Duritz

Al centro di tutto c'è lui: una figura tormentata e carismatica, capace di scrivere canzoni in cui si mette a nudo e racconta i propri demoni e le sue relazioni. Ma anche molto aperto nel raccontare la sua "mental illness".
Quando l'ho intervistato qualche anno fa, mi raccontò:
 

C’è sempre molto della mia vita, di come vedo le cose, nelle canzoni. Ma nelle mie ultime cose ci sono più personaggi e queste sensazioni arrivano dalla bocca di altra gente. Questo cambiamento stato liberatorio, per me. Sono sempre storie personali, ma non in prima persona.
Un amico mi disse: “Hai passato vent’anni a raccontare come si vive con la malattia mentale, ma c’è molto di più in te. Sei strano, divertente, fuori di testa: queste canzoni assomigliano di più a come si sta passando una giornata assieme a te”. 

Sarà interessante vedere come suonano e cosa raccontano le nuove canzoni. Intanto Duritz ha fatto notizia qualche tempo fa perché ha lasciato andare i suoi storici dreadlock (che già sembravano parecchio posticci, negli ultimi anni), e passa il tempo a cucinare su Instagram. Per fortuna è tornato anche alla musica...

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