"Bravo Pravo": quando Patty diventò una diva

La ragazza ribelle ruppe con il manager che l'aveva scoperta e cominciò a frequentare una "maga". I giornali non nascosero perplessità. Ma nel 1971 la ragazza ribelle lascia il posto alla diva dalla voce soave e dall'aspetto celestiale.
"Bravo Pravo": quando Patty diventò una diva

E la ragazza ribelle lascia il posto alla diva dalla voce soave e dall'aspetto celestiale.

Basta con il beat e con il rock. Basta con le canzoni che le hanno permesso, tra provocazioni e attitudine indocile, di conquistare i media e scalare le classifiche, da "Ragazzo triste" (cover in italiano di "But you're mine" di Sonny & Cher) a "Il paradiso", passando per "La bambola". Basta con l'immagine che l'agente e manager Alberigo Crocetta, suo mentore, le ha cucito addosso, quella della Ragazza del Piper (in riferimento al locale della Capitale - oggi storico - dove ha mosso i suoi primi passi, frequentato anche da artisti internazionali come i Pink Floyd). A lui Patty Pravo preferisce ora l'astrologa e guida spirituale Linda Wolf. Nel raccontare la svolta dell'.interprete veneziana, i giornalisti non nascondono perplessità: "Scrissero di tutto: che mi aveva plagiata, che quando ero con lei sembravo una persona differente, che ne ero succube. La mia maga personale. La mia Rasputin", dirà lei anni dopo. Fatto sta che sul palco del Festival di Sanremo 1970, al quale partecipa in coppia con Little Tony con "La spada nel cuore", Patty Pravo sembrava un'altra persona: più una diva d'inizio secolo che una star della beat generation. È all'album "Bravo Pravo", l'ultimo pubblicato per la RCA, che Nicoletta Strambelli, affida ora il racconto più esaustivo della sua metamorfosi.

Archiviata la promozione di "Patty Pravo", che conteneva tra le altre anche una cover di "Non, je ne regrette rien" di Édith Piaf, alla fine del 1970 la cantante ha partecipato alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia con "La solitudine", adattamento in italiano di una canzone del cantautore canadese Robert Charlebois (con testo di Sergio Bardotti), partecipato a Canzonissima con due nuovi brani, "Non andare via" e "Tutt'al più", e consolidato il suo successo oltralpe con uno speciale per la tv francese intitolato "Bravo Pravo", diretto da Jean-Christophe Averty e trasmesso la sera del 31 dicembre. È proprio da quello speciale che nasce l'omonimo album, spedito nei negozi all'inizio del 1971.



Il disco raccoglie alcune registrazioni effettuate dalla Strambelli nel corso del 1970.

E contiene anche le stesse "Non andare via" e "Tutt'al più", insieme ai rispettivi lati B, "Un poco di pioggia" e "Chissà come finirò". "Non andare via" è una cover in italiano di "Ne me quitte pas" di Jacques Brel, adattata in italiano da Gino Paoli: l'arrangiamento è di Ruggero Cini e la sua orchestra con I Cantori Moderni, gruppo vocale fondato e diretto da Alessandro Alessandroni (noto per le sue collaborazioni con Ennio Morricone alle colonne sonore dei film di Sergio Leone). "Un poco di pioggia" porta la firma di Shel Shapiro: l'arrangiamento, in questo caso, è di Paolo Ormi e la sua orchestra con i 4+4 di Nora Orlandi, già nei dischi di Morandi, Dalla e Battisti. La canzone che dà sola vale il prezzo dell'intero album è "Tutt'al più", in cui la "nuova" Patty rende esplicita l'influenza delle grandi interpreti e degli chansonnier della scena franco-belga. In un crescendo che coinvolge per intensità e struggimento, la cantante veneziana si mette nei panni di una donna che è stata appena lasciata dal suo compagno e immagina di incontrarlo di nuovo, mentre le immagini della loro relazione viscerale la tormentano: "Qualche volta penso di tornare da te. E se non l'ho ancora fatto non è perché l'amore sia finito. Io ti amo ancora. Non l'ho fatto solo perché. Perché ho paura di trovarti cambiato. Ma stasera ho deciso di tornare", sussurra Patty nell'incipit, recitato. .



"Chissà come finirò", lato B di "Tutt'al più", è firmata dallo stesso Shel Shapiro. Tra le altre, "Torna insieme a lei" e "Chi ti darà" sono le versioni in italiano rispettivamente di "Once there was love" di José Feliciano e "I'm gonna cry till my tears run dry" di Irma Thompson, con testi del "solito" Bardotti. La cantante ricambia il favore di Robert Charlebois, che aveva accettato di affiancarla al Palasport di Torino su "La solitudine" in occasione di "Seimilauno", speciale musicale poi trasmesso dalla Rai, incidendo una cover della sua "Parlez moi", che chiude il disco.


Dalida già realizzato una cover in francese, "Tout au plus". In Italia, alla fine del 1971, la canzone risulterà essere la 36esima più acquistata dell'anno. Ma Patty Pravo sarà già altrove. Con "Di vero in fondo", primo frutto del contratto discografico con la Philips Records dopo la rottura con la RCA, la cantante mischierà il cantautorato anglo-americano (incidendo una cover di "Wild World" di Cat Stevens e una di "Soolaimón" di Neil Diamond) a quello italiano (reinterpretando "Emozioni" di Battisti/Mogol e cantando Guccini). E la favola continua.
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